Lorenzo & his humble friends

The fool doth think he is wise, but the wise man knows himself to be a fool

Swiss Saturdays

The morning farmers’ market: cheese (Gruyer salé, Vacherin, Brebis), bread (baguette aux olives, tresse tessinoise), vegetables (that changes depending on the season)
The New Yorker at l’Aubier in Winter, at L’Univers in Spring.
Lunch at Cardinal.
Fip radio, Thomoose’s Spotify playlists, or KEXP Live sessions.
Pipe and scotch.
My blog.
A bloc note.

Auguste-Rosalie Bisson

Auguste-Rosalie Bisson (1826–1900) was a French photographer. In 1860, together with his brother Louis-François, he attempted to take pictures from the summit of Mont Blanc. The expedition failed.

One year later, in 1861, Auguste-Rosalie Bisson went back to the Month Blanc, taking with him 25 porters to carry his equipment. The team reached the 15,781-foot summit on July 25, 1861. It was only during the descent that Bisson set up the tent and cameras, pose the figures in positions emblematic of their climb, and make pictures of the “ascent” (though the team’s tracks are visible on the high snowy slope in the background).

These, and the other photos of Auguste-Rosalie Bisson, are difficult to find. Some of them are exposed at MoMa and The Metropolitan Museum of Art in New York. Go and see them, if you have a chance.

Uomo legge spartito musicale

Negozio di prodotti in cuoio, luce diurna, sullo sfondo si intravedono cartoline con acquerelli del Giardino delle Rose. Si direbbe Firenze, probabilmente vicino al Mercato di San Lorenzo. L’uomo dietro la cassa legge con espressione serena, ma concentrata. Osservando attentamente ci si accorgerà che sui fogli non ci sono parole, ma note.

Three poems fit for this season

Read the original texts by Thomoose through these links: Planting at Night; Sitting at a Barbershop in Firenze; Our Country.

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Thomoose himself took the picture above some 24 hours ago.

Weekend long reads: November 2019

Books and Arts section
An expedition reveals the perils of reading Dostoyevsky in Antarctica
The Economist

Christian Jarrett
Acting changes the brain: it’s how actors get lost in a role
Aeon

Dan Hancok
How to feed a protest movement: cooking with Extinction Rebellion
1843

Dan Piepenbring
The Book of Prince
The New Yorker

Rebecca Mead
The Gay Genealogist
The New Yorker

Soundtrack: Gradbrothers Live Session during the Into The Great Wide Open festival on the Dutch Island Vlieland, 2017.

Architetture

Bell’articolo questo, anche se non dà le chiavi di lettura per decodificare il codice architettonico specifico, avvalorando in tal modo l’orribile criterio attuale dell’ilike versus dontlike. Direi però che molte delle opere sono sovradimensionate, non a misura d’uomo e che spesso non interpretano correttamente il Genius Loci. Sono ovviamente straordinarie, ma spesso autoreferenziali: oggetti di design molto costosi. Herzog & de Meuron, due grandi figure dell’Architettura contemporanea, nella sola Elbphilharmonie di Amburgo hanno speso l’equivalente del costo di progetto (a concorso internazionale) e realizzazione di 40 scuole superiori per 600 studenti! E’ cioè più importante una grande realizzazione, tipo MuSe di Renzo Piano per intenderci, molto costosa nella realizzazione e poi soprattutto nella gestione, che serve ad attirare turismo dall’esterno e magari riscattare un luogo un po’ anonimo o una qualità architettonica alta e diffusa perseguita, come in Südtirol attraverso una stagione di concorsi di progettazione (non di idee, ma di progetto e realizzazione) di opere pubbliche di medio, basso costo (4 – 20 milioni)? Certo, all’estero si costruisce ancora, in Italia ormai è tutto fermo da tempo: negli anni ’60 venivano da noi da tutto il mondo per imparare a fare l’Architetta/o, ora non più. Grazie di avermi dato il modo di riflettere seriamente sulla cosa.

Carlo

PS: Ho letto di recente da parte di un accorto architetto e urbanista italiano che da troppo tempo che non si parla più di Social Housing in Italia; lo estenderei al mondo.

 

Movie directors

I love making list: I suppose it is a coping strategy to keep my memory alive. Yesterday I made a list of the movies that I watched over the last twelve months or so. There is one feat that should strike you right away. I am not talking about my crabbed handwriting.

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All the movies I recently watched were directed by white men. Why is it? I tend to pick very mainstream movies. And a recent report by the University of Southern California shows that 96% (!) of the 1,200 highest-grossing films of the last decade were directed by men. So there are 46 female directors out of 1,200.

And they are mostly white. In fact, out of 1,200 Hollywood directors there are only 4 black women (0.33%). According to the latest US census, black women are 12% of the US population.

Scrive Lorenzo

Penso da tempo che dietro ad alcune (non a tutte, ma ad alcune) difficoltà della sinistra italiana, in tutte le sue forme, da quelle strettamente politiche a quelle sociali e culturali, a evitare continue spaccature ci sia anche una questione materiale di composizione, non solo di genere (di cui altri hanno già scritto meglio di come possa fare io) ma anche sociale-professionale. Una sinistra di laureati, artisti, scrittori, professionisti della comunicazione, dirigenti pubblici, giornalisti, ricercatori universitari, ecc. è una sinistra di persone abituate a dare un grande valore alla propria individualità e al proprio personale contributo. Persone interessanti, con molto da dare e da dire (ci sono anch’io in questa categoria, ci mancherebbe), abituate a firmare opere e scelte con nome e cognome, più che a essere un pezzo che conta quel che conta, in mezzo ai tanti. E questo porta a discussioni molto vivaci e interessanti, ma anche a un’incapacità diffusa di fare un passo indietro, ascoltare davvero tutti, prendere in considerazione il punto di vista di tutti, riconoscere che la propria idea può essere sbagliata, oppure può essere anche giusta ma se molti ne hanno un’altra si segue quella, e così via. Nelle professioni intellettuali c’è il lato creativo e vitale dell’individualità, che è quello più stimolante e arricchente, ma che fatica a trovare una compatibilità con lo spirito gregario e con la disciplina comune che sono necessarie a qualsiasi progetto collettivo. E in tempi di individualizzazione generale, in cui subordinare la propria identità individuale a un’appartenenza collettiva è sempre più difficile per tutti, questo non aiuta. E non ho una soluzione, ma quantomeno bisognerebbe averne consapevolezza.

Lorenzo Zamponi, amico e collega alla Scuola Normale, che tra l’altra ha da poco pubblicato un bel libro intitolato Resistere alla crisi. I percorsi dell’azione sociale diretta. Lorenzo ha condiviso la riflessione di cui sopra tramite il suo profilo Facebook.

Nambia

YES! We are going to Namibia in October. Or ‘Nambia’, as Trump likes to say. It is a long time wish for me to go to the Subsaharan part of the world, and I will start in Namibia. I am curious, excited, little bit nervous (wild animals – I will long for Canadian cougars while facing lions, cheetahs, rhinos). We will use this big lady to camp in the wilderness while travelling the country:

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Please pray for me and my driving skills.Some facts about Namibia to make you just a little bit smarter:

  • Namibia is one of the least populated countries in the world, after Mongolia.
  • The first modern genocide found place in Namibia. By Germans, when it was a German colony at the end of the 19th/beginning of the 20th century. One of the main genocide spots is now a campsite (!) in Luderitz, called Shark Island.
  • After the Germans were kicked out, South Africa took over the country from WWI until 1990.
  • It is the first African country with broad environmental measures: 40% of the land is protected for its nature.
  • Namibia is the only African country at this moment with a female leader: prime minister Saara Kuugongelwa.
Okay, now you know a bit more about Namibia.
Iris

Pale di San Martino

Partenza da Neuchatel alle ore 14:30 di sabato 28 settembre. Arrivo a Trento alle 20:03. Ricongiungimento con Giallu alle ore 22:30. Riposo. Colazione a Trento alle ore 7.30. Ore 10.00 arrivo a San Martino. Seconda colazione a San Martino per evitare possibili crisi di fame. Funivia per il Rifugio Rosetta. Tosella a metà strada per ovviare al languorino di tarda mattinata. Inizio camminata alle 12:00, con un ritardo di circa tre ore sulla tabella di marcia.

Dal rifugio (2.581 m) prendiamo il sentiero 709 per la trista cima Fradusta (2.939 m) completamente avvolta nella nebbia. Da lì, calata al Rifugio Pradidali (2.278 m) con moto volvente rilassato. Arrivo alle ore 16:00 e salto in branda nel bivacco storico. (Quello nuovo, tutto in legno e vetri, è sigillato ermeticamente). Cena con Costantino e Sandra. Loro sono lì per festeggiare il compleanno di Costantino, a cui piacciono il karate, il tiro sportivo con la pistola, i bonsai e gli infortuni sportivi. A letto dopo esser stati raggiunti da due alpinisti tedeschi poco in vena di socialità.

Il giorno successivo alba spettacolare con sole riflesso sulle pareti circostanti. Partenza senza fretta e con qualche difficoltà nell’indossare l’imbrago. Via ferrata del Porton (un’ora e mezza con scaletta iniziale da brivido) e poi via ferrata Nico Gusella (un’ora e mezza, principalmente a scendere) con passaggio dalla misteriosa Forcella Stephen (2.650 m). Lunga marcia con graduale discesa ed impietosa risalita verso il Rifugio Rosetta, anticipata da un fugace quanto imprevisto ritorno al Pradidali per recuperare la torcia dimenticata in branda. Allungo finale verso Cima della Rosetta (2.743 m) e discesa a San Martino senza funivia, faccia alla bella valle. Ultimo tratto al trotto, approfittando delle piste da sci non ancora innevate: francamente sconsigliabile e possibilmente da non ripetere.