Lorenzo & his humble friends

The fool doth think he is wise, but the wise man knows himself to be a fool

Il ginger secondo Pietro

Ogni tanto mi ricordo dell’alcol che producevo con Dani e Matteo. Oggi ne parlavo con Pauline e sono stato sorpreso di trovare tante foto semplicemente scrivendo ‘Gingerello’ su Google. Vista così, sembra quasi una cosa seria.

C’è una storia sulla quale non abbiamo mai capitalizzato. E’ il racconto del ginger secondo Pietro. Eravamo in un bar fiorentino in una fredda giornata d’inverno. Stavo raccontando a Pietro della nostra impresa e gli chiedevo di condividere con me le prime immagini associate al ginger per la nostra prossima campagna di marketing. Lui mi raccontò una storia probabilmente inventata, ma bellissima. Disse che una volta, quando era malato, amici e amiche andavano a visitarlo e a prendersi cura di lui preparando, tra le altre cose, dei caldi infusi al ginger. E dunque l’idea del ginger per Pietro sarà per sempre associata all’amicizia e allo stare insieme nonostante (o forse grazie) alla malattia.

A pensarci adesso, ai tempi della pandemia, mi rendo conto che se solo avessimo continuato a produrre Gingerello avremmo potuto fare i miliardi. E invece ci troviamo ridotti così, a millantare imprese passate tramite qualche foto su Google, bevendo limoncello scadente e damassine.

Podcasts, 2020

In 2018 I made a list of the podcasts that I listen to. Since then, podcasts have continued to grow in popularity. Last month, The New Yorker started to systematically review podcasts in its art section, alongside movies, theatre plays, and ballets. For me, personally, podcasts are good way to spend some time away from the screen. This year, I stopped going to work on my bike and began to walk instead, as a way to be able to listen. Time is ripe for an update of my list. These new entries are all in Italian, except one: Lezioni di Storia con Alessandro Barbero, M: Il figlio del secolo, Cautionary Tales, Morgana (from Arianna), Da Costa a Costa. Get in touch if you have any other suggestion.

Bluer than velvet was the night

In questo mio squinternato e quarantinato passaggio di fine settembre a Trento ho scattato una foto che gli apprezzatori di David Lynch sapranno sicuramente ricollegare immediatamente alla sequenza iniziale di Blue Velvet.

Pagare

La pandemia in corso vorrebbe che, onde evitare il contatto con il vile denaro, si pagasse quanto più possibile con carta di credito. Eppure a Parigi mi capita ancora di pagare il mio caffé in contanti. E’ una sensazione gratificante: quando riesco a centrare il giusto ammontare di monete sonanti, il mio barista commenta con un ‘magnifique‘, ‘extraordinaire‘, talvolta addirittura ‘impeccable‘.

Weekend long reads, August/September

Francesco Guglieri, In roulotte con Goethe, IL. Lexington, Trouble in Trumplandia, The Economist. Mira Kamdar, Paris is about to change, The Atlantic. Evan Osnos, Can Biden’s centre hold?, The New Yorker.

Elezioni a Trento

Domenica a Trento si voterà per rinnovare la Giunta Comunale. Io sono residente all’estero, ma scrivo un breve messaggio per convincere gli amici ancora indecisi a votare per mio zio Paolo Piccoli, che è candidato con la lista civica di centro-sinistra a supporto di Franco Ianeselli.

Non che lui abbia bisogno delle mie parole: in oltre quarant’anni di lavoro come giornalista, politico, notaio e mediatore civile, Paolo si è fatto conoscere per la sua serietà e competenza. Credo che chi ci ha avuto a che fare apprezzi soprattutto il suo straordinario senso del dovere. Paolo porta a termine i compiti che gli vengono affidati senza tante fanfare. Ai miei occhi, incarna l’esatto opposto dei simpatici cialtroni che fanno le cose alla cazzo di cane. E poi ha un amore sconfinato per l’ascolto, lo studio, la comprensione delle dinamiche sociali e dei processi economici. Quando gli si affida un progetto, una pratica, un’iniziativa, Paolo la tratta con enorme cura dei dettagli e delle possibili conseguenze.

Potete osservare questa sua meticolosità, e il coraggio di prendersi la responsabilità per le proprie azioni, dal modo in cui si è buttato in questa campagna elettorale atipica. Paolo ha girato instancabilmente per tutto il comune e intanto ha usato piattaforme digitali per dialogare con gli elettori, pubblicando oltre trenta brevi video per spiegare il suo punto di vista su diverse questioni di metodo e di programma.

Mi rassicura pensare che Paolo potrebbe essere parte dell’amministrazione comunale nei prossimi anni, perché si tratta di elezioni in cui si confrontano due visioni diverse dell’azione politica. La Lega ha vinto le elezioni provinciali un anno fa con una campagna improntata sulla sicurezza e la chiusura all’esterno. A me pare però che il Comune sia stato amministrato bene dall’amministrazione di centro-sinistra in questi anni. Personalmente, credo che Paolo aiuterà la coalizione guidata da Franco Ianeselli a portare avanti le idee di sostenibilità, promozione della cultura, e apertura ai rapporti internazionali che hanno permesso a Trento di prosperare negli ultimi decenni.

Se però la pensate come la signora L., che ha commentato la foto di cui sopra dicendo che “di uno che tègne i péi sulla taola no ghé da fidarse!“, vi incoraggio a studiare il profilo delle tante altre persone capaci di portare in Consiglio Comunale competenza e apertura al dialogo. Per conoscenza personale raccomando Andreas Fernandez (Europa Verde), Corrado Bungaro (Futura), Luca Facchini (Europa Verde) e Philipp Woelk (Insieme). Anche loro sostengono Franco Ianeselli.

Northwest, southwest

Quimper. Folk music in the street. Wearing a windstopper in August: how weird. Maelle. Twenty-nine. Julian. The wind. The sky: big, diverse, it reminds me of Ireland. Everything here reminds me of Ireland, really. Crepatao. La Torche. Charline and Pierre. The grey Sunday morning and the paddle competition: nothing like paddling on the lake of Neuchâtel. The sunny afternoon with the easy waves. The Cubist table of our house. In Waves, Algues vertes.

Biarritz. The picturesque roads. Côte des Basques. David. The big waves that I cannot ride: I can only crash on Arianna’s back. The halls. Milady beach. The swell: when at 10 in the morning you have to rush out of the ocean because otherwise you crash on the rocks; and when at 7 in the evening you can walk in the ocean because the water is retreating.

Trento, oggi

Ci sono due zingare davanti a un portone che stanno aspettando. Sono circa le cinque del pomeriggio. Arriva una macchina della polizia con due agenti. Gli chiedono cosa ci fanno lì, poi i documenti. Arriva un’altra auto della polizia, con altri due agenti. Le due donne vengono perquisite. Gli si chiede nuovamente cosa fanno lì. Dicono che stanno aspettando degli amici che vivono proprio in quel condominio e che se i poliziotti vogliono verificare le loro parole possono anche dargli il numero di telefono di questi loro amici. Ma niente, due poliziotti con la macchina stanno lì, fermi, indomiti, per controllare le due sospette.Sta di fatto che gli amici delle due donne siamo io e mia moglie e che tutta la scena si è svolta sotto casa nostra, nel cortile sul quale si affacciano altri tre condomini. Quando arriviamo la volante è posteggiata davanti alla sbarra d’entrata nel cortile e i due poliziotti – uno sui 50 con gli occhiali e l’altro un giovane di nemmeno 30 anni, ci stanno aspettando a braccia conserte. Poco lontano le nostre due amiche, mamma e figlia, un po’ spaventate e imbarazzate di arrivare da amici con quella compagnia non richiesta. Insieme a noi i nostri due figli. Io e mia moglie siamo senza parole. Anzi no, le parole ce le abbiamo eccome: i due poliziotti, fieri del loro intervento a favore della comunità, non si aspettavano certo la nostra reazione. Ma come è possibile? Per quale motivo hanno di fatto tenuto prigioniere due persone, alle cinque del pomeriggio con tanto di perquisizione, per 20 minuti? Perché hanno esposto queste due persone alla pubblica gogna senza nessun motivo valido? Due macchine della polizia? Per una signora di 50 anni e sua figlia, che peraltro vengono a trovarci a casa abitualmente? Ma veramente la polizia non ha nulla di meglio da fare?La verità è che se fosse stato qualcun altro, qualcuno che non assomiglia a uno “zingaro” – e le nostre amiche non sono “zingare”, termine dispregiativo, ma sono Romanì – tutto questo non sarebbe successo. Ci indigniamo per quanto succede negli USA agli afroamericani, vittime dello stigma e dei pregiudizi polizieschi, ma questa cosa succede ogni giorno anche da noi. E la cosa più triste è che quelli più arrabbiati eravamo noi, io e mia moglie mentre loro, le nostre amiche, purtroppo ci sono abituate. Possiamo anche lanciare slogan su una “Trento bella e sicura”, dove “sicura” rima con “paura” ma per me l’unica sicurezza possibile deriva dalla solidarietà, non dalle pattuglie della polizia ferme per 30 minuti nel mio cortile di casa per mettere in mostra i bicipiti contro gente indifesa.

Mattia, 9 settembre 2020

Bicicletta d’altura, ma non troppo

Come per la pesca (al tocco, d’acqua dolce, subacquea, all’agguato…) anche il ciclismo conosce infinite varianti. Mi ci sono voluti tre anni per rendermi conto che attorno a Neuchâtel pratico un ciclismo che definirei d’altura ma non troppo.

Certo, potrei anche pedalare in pianura attorno al lago; personalmente però trovo questo tipo di ciclismo estremamente monotono e compiango i miei amici che vivono nei Paesi Bassi. Tra l’altro, qui a Neuchâtel le strade lacustri sono ampie, spesso ventose, decisamente poco avvincenti. (Se vi state chiedendo come una strada pianeggiante può essere avvincente, guardatevi l’Atlantic Ocean Road in Norvegia). A peggiorare le cose ci sta l’annoso problema della mancanza di ciclisti. In tutti gli altri posto dove ho pedalato è frequente incontrare altri avventurieri con cui fare due chiacchiere e aiutarsi a vicenda; a Neuchâtel non mi succede mai.

Ci sono, tuttavia, alcune strade di questo cantone dove vale la pena avventurarsi. Sono quelle che salgono sugli altopiani a nord, verso la Francia. Non sempre è divertente: sono strade faticose e, anche queste, solitarie. Tuttavia, a fine agosto c’è una luce vivida e una temperatura ideale.

Quest’anno mi sono goduto la valle che sale per Enges, Lignères, Nods. Pedalando verso le Chasseral, che avevo scoperto nel 2016, mi sono ascoltato lo straordinario Sostiene Pereira di Antonio Tabucchi letto da Sergio Rubini. Chi di voi ha letto il libro sa che il protagonista beve moltissime limonate e ne parla con gusto. Io, che mi ero dimenticato di riempire le borracce, ho salivato come un mastino napoletano mentre mi inerpicavo in salita all’ascolto del dottor Pereira.

Fatto sta che essendo cresciuto a Trento rimango pur sempre, alla base, un ciclista di montagna. E così ogni tanto prendo il treno e vado a cercare le salite lunghe. Quest’anno sono andato a Losanna e da lì ho puntato il Col de la Croix, di cui avevo letto un gran bene. Nell’avvicinamento ho trovato una molteplicità di ciclisti, uomini e donne, veloci e lenti. Ciclisticamente, vivere qua è senza dubbio più appagante di Neuchâtel. Dopo cinquanta chilometri sono arrivato ad Aigle, dove passo spesso l’inverno per andare a sciare (a Leysin; o a Champery). Qui si sarebbero dovuti svolgere i Mondiali di Ciclismo a fine settembre, se non che il governo svizzero ha deciso di proibirli per limitare il contagio del Covid-19. Alla fine, i Mondiali si svolgeranno a Imola, in italia.

Da Aigle la salita va verso Gryon, Villars-sur-Ollon e Coufin. E’ una bella strada, piuttosto regolare e con tanti tornanti nella prima parte e pochissimi da Gryon in poi. Io sono partito brillante, ma a Villars-sur-Ollon ero convinto di essere arrivato al passo: i successivi quattro chilometri li ho fatti praticamente a zig-zag. Nonostante la nebbia sono riuscito a scovare la buvette: è sempre bello mangiare qualcosa di caldo in vetta.

Nel tornare ho accarezzato l’idea di pedalare di nuovo fino a Losanna ma, arrivato a Montreux, dopo centoventi chilometri, mi sono accorto di essere completamente bollito. Sono salito sul treno e rientrato a Neuchâtel. Tra pochi giorni parto per Parigi: temo che non ci saranno altre pedalate fino a ottobre, almeno.

Pisciotta e dintorni

Dopo la mia tradizionale tonsillite estiva, riparto per la Campania. Nicco ha trovato all’ultimo minuto un’offerta vantaggiosa per una casa a Marina di Pisciotta nel cilento campano: è destino ch’io passi una buona parte di questa estate in compagnia del buon cibo mediterraneo e della faccia del governatore De Luca.

A Firenze ci accomodiamo sulla Swift di Giallu: quella stessa Swift che tre anni fa abbandonammo all’altezza di Pistoia per una foratura. Il mio unico capriccio fiorentino: una schiacciata con pecorino e finocchiona.

Arriviamo veloci a Battipaglia, la patria della mozzarella. Da lì, entriamo nel parco del Cilento. Belle sensazioni, guidare qui. All’imbrunire siamo a Marina di Pisciotta.

Ci mettiamo alcuni giorni a scoprire come sia chiama la padrona della casa dove stiamo: lo facciamo tramite un personaggio bizzarro che vuole venderci il terreno circostante e che ci racconta una storia sordida alla David Lynch nella quale compaiono una suora, un monsignore, tante canne di bambù e un bracciante immigrato. Ad ogni modo, la terrazza della casa, è talmente comoda che praticamente non ci muoviamo da lì per quattro giorni.

Dopo qualche giorno ci raggiunge Fabio, che ha instillato in noi l’amore per queste terre in tempi non sospetti.

Marina di Pisciotta è il tipo di paese in cui si potrebbe facilmente passare un mese a scrivere un libro. Si mangia bene, la vista è conciliante, non ci sono grandi distrazioni, ma potete fare lunghe nuotate. Se siete bravi, potreste anche contrattare un’uscita in barca con i pescatori del posto. Noi non ci siamo riusciti.

Qualche chilometro più in alto c’è Pisciotta, un accozzamento di case forse poco pratico ma romantico.

A chi viene da queste parti raccomando una visita (breve) a Velia sulle tracce di Zenone e Parmenide. A me è piaciuto anche visitare placidamente Camerota, abbarbicata in altura, con case decrepite e un silenzio surreale. Ci siamo goduti anche un pomeriggio ad Acciaroli, dove ho ritrovato Roberto. Per arrivarci abbiamo fatto la strada della morte: i cartelli dicono che è chiusa per frana, ma il buon senso locale la vuole perfettamente percorribile, a patto di moderare la velocità.

Ripartiamo per destinazioni diverse: Fabio tramite Roma torna a Colonia, Nicco ed io transitiamo per Firenze, lui poi va a Londra, io a Neuchâtel, e Giallu se va verso Trapani. Siamo ancora molto mobili ma, ahinoi, certo meno sportivi di quando ci siamo conosciuti.