Lorenzo & his humble friends

The fool doth think he is wise, but the wise man knows himself to be a fool

Capitali nella storia

Walter Benjamin intitola un suo libro ‘Parigi, capitale del XIX secolo‘. (Libro invero non straordinario: lo leggevo qui, ma ero piuttosto annoiato). In una breve corrispondenza con Giallu e Old Tom, ho chiesto loro quali potrebbero essere le capitali degli altri secoli.

Giallu dice che “è una domanda difficile, perché se parliamo di capitali dovremmo misurare la proiezione economica, quella sui costumi, e sull’immaginario collettivo. Collettivo occidentale immagino, perché del resto noi non sappiamo nulla. Poi su di un intero secolo e su un continente… per dire, l’egemonia culturale fiorentina a spanne dura un cinquantennio, e si chiude con la fine di quella italiana. Venezia è un mondo a sé. Parigi è una porcheria fino al ‘600“.

Old Tom, a sua volta, coglie la palla al balzo per demolire Lutezia: “per quanto riguarda il XIX secolo, Londra certo non meno di Parigi (sempre che il criterio non sia esclusivamente estetico). Nel XVII, farei fatica a non indicare Amsterdam“.

Siamo tutti d’accordo sul ruolo centrale di Bisanzio nel periodo antecedente al ‘600. Giallu infine chiosa, pleonastico come suo solito: “c’è una città, che senza alcuna potenza economica stava su tutte le mappe, senza eserciti e in cui nessun esercito poteva penetrare, che per vite intere ogni giorno stava su tutte le labbra, inaccessibile ma in cui tutti speravano un giorno di entrare. Quella città è Gerusalemme“.

Nigeria, 1960

A few weeks ago I visited the Polka Gallery in Paris with Arianna. This picture of Marc Riboud stuck with me. The original can be found here.

Marc Riboud - Ball for the Independence of Nigeria - 1966

I tried to reconstruct its story. There is not much information available, other than the title of the picture: Nigeria, 1960. This is when Nigeria gained independence from the United Kingdom. The Guardian reported on 2 October 1960 that “Nigeria is independent and Lagos is at last en fête“. High-society celebrations took place at Lagos’s new Palace Hotel. It remains unclear how Riboud created this photo: is this a play of mirrors?

Pubblicità per cui non sono pagato

Prima che iniziasse la pandemia, viaggiavo continuamente sui treni. Avevo iniziato nel 2017, all’epoca del trasloco in Svizzera, perfettamente in linea con la moda del tempo. Io però collego i treni al ricordo di quando visitai il museo dedicato ad Alcide Degasperi a Pieve Tesino. La cosa che mi piacque più di tutte fu la descrizione dei suoi continui spostamenti in treno tra Vienna (dove era deputato al Parlamento Asburgico di Vienna) e la circoscrizione che rappresentava (Fiemme-Fassa-Primero-Civizzano).

Ho preso dunque l’abitudine di triangolare tra Neuchâtel, Parigi e Firenze con frequenti escursioni a Trento. A forza di trasferte su rotaia ho imparato a godermi il viaggio. In treno lavoro al computer, leggo un libro, guardo fuori dal finestrino, ordino le idee. E quando scendo dal treno ho scoperto anche alcuni punti di ristoro fissi, fondamentali per sentirmi meno spaesati.

A Milano Centrale, snodo cruciale e stazione con una magnifica acustica, mi fermo quasi sempre per mangiare un trancio di pizza a Spontini e poi un caffé lì accanto, a Mignon.

A Ginevra Cornavin quando posso mi fermo da Coffee and Books, un ambiente rilassato in cui tirare il fiato. Ricordo sempre con piacere quando campeggiai lì per un paio d’ore all’alba di una nuova settimana in gennaio, dopo aver viaggiato tutta la notte in Flixibus da Parigi. Avevo con me il libro di un editore di cui non ricordo il nome sulla nascita della fotografia sociale. Fuori nevicava.

A Parigi Gare de Lyon vado solitamente da Paul per un’iniezione di zucchero. A Gare d’Austerliz non ci sono mai passato, anche se mi piace tantissimo il nome , mentre arrivo spesso a Gare du Nord e Gare de l’Est: ma sono piuttosto brutte e, se posso, mi fermo fuori nei tavolini esterni di questo café un poco sudicio, ma che mi ricorda la visita che feci in marzo. Saint-Lazare mi fa pensare a questo dipinto di Monet.

La Gare Saint Lazare - Claude Monet

Ci sono altre stazioni che ho conosciuto bene negli anni precedenti al mio trasloco il Svizzera. Quella in stile fascista di Trento, ovviamente, quella abbandonata in terra di nessuno del Brennero; ma anche quelle di Firenze (Santa Maria Novella, Campo di Marte, Rifredi). Sono incuriosito dalla Medio Padana di Reggio Emilia ogni volta che ci passo, ma non ci ho mai messo piede.

Raccontare di queste stazioni le fa apparire perfino più romantiche di quel che sono. Carlo mi ha segnalato una bella citazione svizzera di Roland Barthes proprio a questo riguardo: L’irrel se dit, abondamment (mille romans, mille poèmes). Mais le déréel ne peut se dire; car si je le dis (si je le pointe, même d’une phrase malhabile ou trop lottéraire) c’est que j’en sors. Me voici au buffet de la gare de Lausanne; à la table voisine, deux Vaudois bavardent; brusquement, pour moi, chute libre dans le trou de la déréalité, je me dis, c’est ça: ‘un stéréotype bien épais dit par une voix suisse au buffet de la gare de Lausanne”. A la place de ce trou, un réel très vif vient de surgir: celui de la Phrase (un fou qui ècrit n’est jamais tout à fait fou; c’est un truqueur: aucun èloge de la Folie n’est possible). Mi sembra una bella conclusione per questo testo assai modesto.

Looking for the future

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This picture was taken at around 20:30 on a Wednesday, behind the Sacre Coeur. Arianna, Francesca, Luca, Jimmy and I were drinking wine and eating food on the side of this beautiful road, like hundreds of other people. The lockdown had just been lifted, most bars were closed and people were taking over the streets. A truly beautiful sight. At some point, these three girls walked up the street. They took pictures, exchanged clothes, and then took other pictures. It must have been some kind of photo shooting. I asked Luca to take a photo of them while they were checking the pictures on one of their phones.

Davide, Viviana, Andrea

Ieri mattina ho ascoltato dall’inizio alla fine l’episodio settimanale di Expat, su Rai Radio 3 (una delle tante belle curiosità assorbite da Arianna). Si intitola Alta fedeltà e può essere ascoltato qui (episodio del 27/06/2020: Da Manchester a Dundee fino a Oxford, quali le conseguenze della Brexit nelle vite degli italiani all’estero?). Ve lo consiglio: prendetevi mezz’ora per ascoltare senza altre distrazioni. A me questo episodio è piaciuto per il tono leggero, ma informativo; personale e intimo, ma rilevante in una certa misura per tante persone della mia generazione. E poi credo che mi abbia un poco emozionato per le belle memorie che conservo dei miei brevi periodi di vita a Dublino ed Edimburgo, oltre che delle escursioni a Belfast, Birmingham, Brighton, Galway, Glasgow.

The isolation booth

I have been the guest of Anna and Danae’s podcast, The isolation booth. As Anna said when she first contacted me, it’s all rather amateur and casual. We chatted a bit about my projects, but mostly about our experience with the lockdown.

Bis di montagne

Saturday morning: Bevaix, La Fruitiere, Le Soliat, Couvet, Gorge de la Rose.

Sunday: Jean-Thomas, Alexis, and Jeremie. The latter is a living example of how not to dress when hiking in the mountains: I love papa Francesco t-shirt with a fresh coffee stain, sneakers, light socks, and Gandalf-like stick. Broc, Dent de Broc (1828), la Trême, Gruyères (Jean-Thomas says it looks “just like Tuscany” because you can clearly see “la mano dell’uomo“: I am not convinced), Fribourg, Marco, Deg, Thibaut, fondue moitié-moitié, fondue fribourgeoise, and double créme.

 

 

 

Weekend long reads, June

Sarah Stillman, Will the coronavirus make us rething mass incarceration?, The New Yorker. Dexter Filkins, The twilight of the Iranian revolution, The New Yorker. Brooke Jarvis, Where do eels come from?, The New Yorker (special note: when I was in Florence in February I went to the Todo Modo and spoke briefly to Piero, the owner, who gave me a long speech on this book he was reading. It was more of a theatre play than a speech, really. Piero is magnificent. The book seems intriguing).

Aria fresca

Early on Saturday morning. Arianna on the bike, myself on a trottinette, half an hour through the empty streets of Paris to reach Gare de Lyon. Other youngsters arrive by bike. They have portable mattresses for bouldering. We take the train to Fontainebleau.

We walk randomly until we reach the Gorges d’Aupremont. Then we head to Barbizon, which became famous after the Barbizon School of painters like Théodore Rousseau, Jean-François Millet, and Jean-Baptiste Corot. We note the picturesque main street, the luxuriant gardens, the sophisticated roofs of the houses. 

It is already late afternoon when we leave Barbizon: Fleury-en-biere, Perthes, Saint Sauveur sur école, Avernaux, Saint Fargeau. These villages remind me of my childhood, when I would visit them often, week in, week out. Never in person; in the videogames. Many of them would be based on World War II, and in World War II there is always a moment when you play the American soldier (or, more rarely, the British trooper) advancing through Normandy and then down until you reach Paris in the summer. I know this sounds extremely controversial. Awkwardly, the image of a chill French summer stuck with me.

We arrive at the farm. It is our first encounter with a public space in almost three months. It takes little to adjust. The owners smile often. I am destroyed. Arianna bursts with energy. We have dinner and breakfast in the garden. It feels like I am now living the dream I had during the confinement.

We walk to Ponthierry, then along the Seine to Vosves, and from there to Villiers-en-Biére. We decide to stop there. There is a big field with crops and a park that is completely empy. We nap there. We later discover the park is empty because it is closed to the public to contain the spread of the virus. Ops.

We finish the day with a very long crossing of the forest. After winter and two additional months with ho human beings, the forest is taking control again. Most tracks are completely hidden by the vegetation. Without the map, we would not be able to find and follow them. It feels special to walk in the wild.

We arrive in Bois le Roi and back to Gare de Lyon.

Libera uscita

Bois de Vincennes, Bois de Boulogne, Asnières-sur-Seine, rue de l’Abreuvoir.

Luca, Marco, Estelle, Marco, Jimmy, Francesca, Jean Thomas.