Lorenzo & his humble friends

The fool doth think he is wise, but the wise man knows himself to be a fool

Life is about the people you meet

Eclettico

Italian version first; English version below

Il giovane Fridtjof Nansen ebbe molteplici interessi sportivi, dedicandosi sia allo sci di fondo che al pattinaggio, ottenendo ottimi successi in entrambi gli sport; all’età di diciotto anni conquistò il record mondiale di pattinaggio sul miglio.

Come esploratore, Nansen è ricordato per il primo attraversamento sugli sci della Groenlandia (nel 1888-1889).

Dopo la prima guerra mondiale, Nansen divenne Alto Commissario della Società delle Nazioni, e fu impiegato in diverse iniziative, fra le quali l’organizzazione degli scambi di prigionieri di guerra e l’aiuto ai rifugiati sovietici; nel corso di questa operazione Nansen ideò il cosiddetto “Passaporto Nansen” per i rifugiati (1922). Il passaporto Nansen era rilasciato dalla Società delle Nazioni a profughi e rifugiati apolidi. In totale furono emessi circa 450.000 passaporti Nansen, che permisero a centinaia di migliaia di persone apolidi l’emigrazione in un paese diverso da quello di origine. Tra gli altri, l’armatore Aristotele Onassis, il pittore Marc Chagall, il fotografo Robert Capa, lo scrittore Vladimir Vladimirovich Nabokov e il compositore Igor’ Stravinskij ebbero un “passaporto Nansen”.

Nansen si occupò anche dell’assistenza alle popolazioni russe in piena carestia dopo otto anni di guerra interna ed esterna. Garantì protezione e sostegno agli esuli greci ed armeni, coinvolti dalle conseguenze di conflitti spinti da forti nazionalismi. Una situazione che, pur nel suo specifico contesto storico e geografico, dovrebbe oggi fungere da monito e da esempio.

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Young Fridtjof Nansen dedicated himself to both cross-country skiing and skating. He obtained remarkable results in both sports; at the age of eighteen he won the world record for skating on the mile.

As an explorer, Nansen is remembered as the first person to cross Greenland side to side using cross-country skies (1888-1889).

After the First World War, Nansen became High Commissioner of the League of Nations, and was employed in various initiatives, including the relocation of prisoners of war and aid to Soviet refugees; in the course of this operation Nansen designed the so-called “Nansen Passport” for refugees (1922). The Nansen passport was issued by the League of Nations to stateless refugees and refugees. In total, about 450,000 Nansen passports have been issued over time. These passports allowed hundreds of thousands of stateless persons to emigrate to a country other than their place of origin. Notable beneficiaries of the Nansen passport are the shipowner Aristotle Onassis, the painter Marc Chagall, the photographer Robert Capa, the writer Vladimir Vladimirovich Nabokov and the composer Igor ‘Stravinsky.

As High Commissioner of the League of Nations, Nansen also assisted Russian populations affected by the famine that followed eight years of conflict and he also guaranteed protection to Greek and Armenian exiles escaping war. This story should serve as an example for today’s situation resulting from wars and famine in Africa.

Pugni in Provenza

1984, quinta tappa della Parigi-Nizza con partenza da Miramas e arrivo a La Seyne-sur-Mer. Leader di classifica è lo scozzese Robert Millar, di gran lunga il miglior ciclista britannico fino all’epoca d’oro di Sir Bradley Wiggins e Chris Froome. Oggi Millar si fa chiamare Philippa York e vive nel Dorset.

Torniamo in Francia. E’ una giornata all’apparenza interlocutoria; ma è un’epoca, questa, in cui i big si danno battaglia ogni giorno. Nella discesa del col d’Espigoulier, nel cuore della Provenza, Bernard Hinault attacca e porta in avanscoperta un gruppetto di una ventina di corridori. Bell’imboscata.

A 35 chilometri dall’arrivo, però, il gruppo in fuga si scontra con una protesta sindacale. Qualche decina di lavoratori protesta contro licenziamenti di massa. Strada bloccata, tutti fermi, manifestanti agitati, corridori disorientati, organizzatori spiazzati. La situazione degenera in spintoni e Hinault si fa strada a modo suo.

Arriva poi la polizia e la corsa riparte. I fuggitivi spingono a tutta e mantengono un piccolo margine. La tappa la vince Eddy Planckaert in volata davanti a Sean Kelly, che spodesta Millar in classifica e va a vincere la corsa.

Hinault vinse poi molte altre gare e mantenne i suoi modi di fare piuttosto sbrigativi anche quando si trovò poi a lavorare nelle Pubbliche Relazioni al Tour de France, spostando in maniera memorabile diversi intrusi dal podio.

Fearless Femme

I was 24 when I decided I wanted to do a Ph.D. on how secessionist regions treat immigrants. At the time I was a census coordinator for my municipality by day and a restless student writing my master’s thesis by night. I remember one excruciating session in the library, when I wrote an email message to this Scottish professor who had published some remarkable articles on the topic I was interested in.

Eve answered after a couple of days with a long message. She invited me to a conference in Edinburgh where I met many of people who would have gone on to become my colleagues and friends – Jean Thomas, Dejan, Daniel. Since that day, she become my passionate and rigorous mentor. After helping me to secure a scholarship from the University of Edinburgh, she encouraged me to make a move to the European University Institute. We then spent my first year working together, as she was a Jean Monnet fellow there and tirelessly read all my drafts. I owe her so much.

Eve quit the academia two years ago and now she goes on with the the project Fearless Femme to challenge sexism and reduce mental health stigma. Wish her the best of luck!

Post-election

I was looking for good articles to share with you after the Italian elections of March 4. Not much. In a blatant act of self-promotion, I would simply recommend a short read and an interview (minute 11:30) I’ve made on Radio France International together with Fabio and professor D’Alimonte. In addition, I would also suggest a deeper read by Old Tom on the politics of frustration.

Cose che leggo

Tre articoli in vista di domani: Piergiorgio sul voto di vendetta, Mattia Feltri sugli italiani, Christian Raimo sull’incapacità di elaborazione di cultura politica.

Tempo pessimo per votare

Tempo pessimo per votare, si lagnò il presidente di seggio della sezione elettorale quattordici dopo aver chiuso violentemente il parapioggia inzuppato ed essersi tolto un impermeabile che a ben poco gli era servito nell’affannato trotto di quaranta metri da dove aveva lasciato l’auto fino alla porta da cui, col cuore in gola, era appena entrato.

Vorrei condividere con voi le mie riflessioni sul voto di domenica 4 marzo per il rinnovo del Parlamento italiano. Lo faccio in continuità con gli appunti scritti nel 2012 per le primarie del Partito Democratico, nel 2013 per le politiche, nel 2014 per le Europee, nel 2015 per il referendum sulle trivelle e nel 2016 per il referendum costituzionale.

Premetto che ho seguito poco la campagna elettorale, sia perché non ne avevo il tempo (a differenza di altre volte), sia perché abito all’estero (e dunque mi giungono solo gli echi di dibattiti che, immagino, in Italia siano invece assordanti), sia perché all’alba dei trent’anni ho finalmente capito che la maggior parte dei comizi, dei talk show e delle interviste rilasciate da politici lasciano il tempo che trovano (meglio guardare ai programmi dei partiti e a quello che hanno combinato negli anni).

Premetto anche che la nuova legge elettorale è assurda. Io che ho una laurea in scienze politiche e che ho dedicato ore a studiarla non riesco ancora a capire come funziona.

Detto questo, voterò Partito Democratico per una ragione molto semplice: penso che negli ultimi cinque anni i suoi esponenti al Governo e in Parlamento abbiano fatto approvare numerose riforme di cui avevamo bisogno. Ve ne cito alcune: legge sulle unioni civili, legge per l’assistenza delle persone con disabilità grave prive del sostegno famigliare, bonus economico per i nuovi nati, abolizione dei co.co.pro, creazione dei PIR per investimenti finanziari dedicati alle imprese italiane, legge sul divorzio breve, legge sull’obbligatorietà dei vaccini, legge sul biotestamento, legge contro il caporalato, legge per aggiornare i livelli essenziali di assistenza del sistema sanitario pubblico, legge sulle unioni civili, legge per l’assunzione di oltre 100.000 professori precari nel sistema scolastico pubblico, legge per l’aumento delle risorse per il Piano Nazionale contro la violenza sulle donne fino a 30 milioni di euro.

Vi dirò. Anche a me è passato per la testa di votare contro il Partito Democratico e per tre ragioni almeno. Prima su tutte, la spocchia, l’antipatia e l’arroganza del suo segretario (lo dico da sempre, eh, mica da quando ha iniziato a perdere) e di alcuni personaggi abietti che popolano il partito e, ahinoi, il Parlamento. Sono stato tentato di non votare  Partito Democratico anche perché, a differenza del passato, non sono state organizzate le primarie (che figuraccia, Matteo Renzi: ti è andata bene che questa decisione sia passata sottobanco). Sono infine deluso dalla mancanza di forza nel portare fino in fondo la legislazione sullo Ius Soli e dalla decisione di approvare questa sgangherata legge elettorale. Sono sicuro che ci sono tante altre riforme che si sarebbero potute fare meglio. Così non è stato: pazienza. Al netto di tutto, se ripenso a come stavamo nel 2013, è mia opinione che il Partito Democratico abbia confermato di essere una forza politica in grado di farsi carico della responsabilità di governare un Paese grande e complesso.

Ho pensato a lungo se votare +Europa: nonostante abbia il nome di un multivitaminico da comprare in farmacia, questo partito ha un valido programma di governo e una leader valorosa. E tuttavia non sono convinto dai candidati della circoscrizione dove voto, reputando maggiormente credibili i notabili locali del Partito Democratico. Risiedessi altrove sarei felice di votare +Europa. Cambia relativamente poco, alla fine, dato che i due partiti fanno parte della stessa coalizione.

Vorrei invece spendere qualche parola sugli altri partiti che hanno delle realistiche speranze di andare al governo. Se volete ancora votare per Forza Italia dopo tutto quello che è successo negli oltre quindici anni in cui Berlusconi è stato il nostro primo ministro le possibilità sono due: o siete degli sciocchi oppure siete in malafede. In entrambi i casi credo sia inutile iniziare un dibattito con voi. Tutto sommato, invece, posso capire chi voterà Movimento 5 Stelle, Lega Nord, Fratelli d’Italia e altri partiti sulla base di un malcontento economico e sociale. L’Italia di oggi rimane un Paese svantaggiato rispetto ad altre realtà in Europa. C’è poco lavoro anche se poi, paradossalmente, chi ha un impiego è costretto a orari folli e con salari bassi. Le periferie sono spesso lasciate a se stesse. Gran parte del denaro pubblico viene sprecato in maniera balorda. E via dicendo. Ecco. Molti pensano che la causa di tutto questo sia l’attuale governo. Io, invece, credo che il Partito Democratico qualche colpa ce l’abbia, ma che moltissime responsabilità ricadono sul governo di Berlusconi che, come accennavo prima, dal 1994 al 2011 ha portato quello che era uno dei Paesi più benestanti d’Europa a un passo dalla bancarotta, cioè a un passo dal momento in cui i soldi che avete in banca non valgono più niente e tutti i nostri aeroporti, spiagge, musei e beni pubblici devono essere venduti a prezzi stracciati a governi stranieri. Voi adesso l’avete dimenticato, ma Lega Nord e Fratelli d’Italia sono stati parte di quel governo. Per dire: l’attuale legge sull’immigrazione, tema particolarmente caro a questi due partiti, l’hanno fatta proprio loro (la Bossi-Fini, che per inciso è un orrore). Credo, infine, che il Movimento 5 Stelle abbia dei meccanismi interni che sono alieni ai principi democratici e ritengo anche che gran parte dei candidati presentati in Parlamento siano persone prive della competenza e della preparazione necessaria per rappresentare un Paese che, come scrivevo sopra, è molto grande e complesso.

Non mi dilungo su Liberi e Uguali perché è un partito i cui rappresentati hanno seduto al governo per quattro anni e invece di lavorare costruttivamente alle riforme di cui sopra hanno avuto come unico obiettivo quello di sfiancare il segretario che loro stessi avevano democraticamente eletto. Gente come Grasso e d’Alema sono il corrispettivo politico di quella marmaglia che ogni tanto faccio l’errore di portare in montagna con me: invece di ringraziarmi per aver predisposto tutto e camminare tranquilli godendosi il paesaggio, passano ore e ore a lamentarsi della sete e delle pendenze scoscese.

Insomma, eccoci qui. Alla fine sono d’accordo con Paola Peduzzi: “il voto schizzinoso, svogliato, per dare un segnale (ma a chi?), col naso turato, sognando chissà quali alternative, non fa per me”. Voto convinto per la coalizione guidata dal Partito Democratico e lo faccio con gratitudine verso Paolo Gentiloni, Carlo Calenda, Benedetto Della Vedeva, Pier Carlo Padoan, Ivan Scalfarotto e Francesco Palermo (sono tutti uomini: mi spiace). Spero si vinca, ma so che sarà una mazzata colossale e da domenica sera si salvi chi può.

Fascismo

Il fascismo è stato un argomento assai discusso nel corso dell’ultima campagna elettorale. Nella miriade di dichiarazioni al riguardo c’è un’ovvietà che andrebbe ripetuta più spesso: in Italia il fascismo è illegale. La XII Disposizione transitoria della Costituzione dice che “è vietata la riorganizzazione, sotto qualsiasi forma, del disciolto partito fascista“. La legge Scelba del 1952 spiega il reato di riorganizzazione del partito fascista in questi termini: “…quando un’associazione, un movimento o comunque un gruppo di persone non inferiore a cinque persegue finalità antidemocratiche proprie del partito fascista, esaltando, minacciando o usando la violenza quale metodo di lotta politica o propugnando la soppressione delle libertà garantite dalla Costituzione o denigrando la democrazia, le sue istituzioni e i valori della Resistenza, o svolgendo propaganda razzista, ovvero rivolge la sua attività alla esaltazione di esponenti, principi, fatti e metodi propri del predetto partito o compie manifestazioni esteriori di carattere fascista“.

Allora perché ci sono ancora movimenti che si proclamano orgogliosamente fascisti? E come è possibile che questi movimenti siano non solo siano liberi di organizzare manifestazioni di piazza, ma addirittura di partecipare alle elezioni? Su questo si è espresso il Ministro della Giustizia Andrea Orlando in un’intervista rilasciata pochi mesi fa: “Alla luce dei fatti a cui stiamo assistendo, credo sia utile una ricognizione per capire il motivo per cui le incriminazioni sono così poche … Un tempo la riprovazione sociale faceva da argine a certe derive. Poi quel muro è un po’ venuto meno. E purtroppo anche quello delle norme è stato utilizzato poco”.

Bene dunque i cortei anti-fascisti, in mancanza delle istituzioni che fanno rispettare le regole. Attenzione però a non perdere di vista le ragioni di questa mobilitazione per evitare di scivolare nel paradosso. Perché è paradossale, oltre che grottesco, pensare che un anti-fascista possa inneggiare alle foibe, lanciare pietre contro la polizia e tentare di impedire il comizio dei militanti della destra. Il fascismo è soppressione delle libertà, violenza, e prevaricazione; non un colore, uno slogan, o un modo di vestire.

Books I have read, 2017

January. Cold, grey, busy Torino. After celebrating NYE with my dear Canadian friends, I fall sick. Marco, Leila and Etta come to my rescue. On Sunday January 6 I move into my new apartment where I will soon be rejoined by Niels. The place is full of books and I profit from it. I read The elegance of the hedgehog by Muriel Barbery, To the heart of the storm by Will Eisner, The hundred-year-old man who climbed out the window and disappeared by Jonas Jonasson, and Novecento by Alessandro Baricco. The first is the subtly humorous story of concierge Renée Michel and her strategies to conceal her intelligence. I am not really fond of it; and I am not hooked by Jonasson’s book either. In the end, I drag along with the former and I leave the latter unfinished. Of these four, I would therefore highly recommend only Will Eisner’s comic novel on 1920s Germany and Alessandro Baricco’s short piece on Danny Boodman T.D. Lemon Novecento. Good stuff.

In February I am often on the move. There are two books, in particular, whose memory remains inescapably linked to the rail-tracks. The Cosmopolites: The Coming of the Global Citizen by Atossa Araxia Abrahamian tells the story of the individuals behind the commercialisation of citizenship by a global business elite. I spend most of my time writing about citizenship as part of my research, so it is not a surprise that I find this story a compelling read. However, it is probably the other book I read while train-spotting that I would recommend to you, my friends: The Courtier and the Heretic: Leibniz, Spinoza, and the Fate of God in the Modern World by Matthew Stewart. What an amazing story this is! When I read a manuscript, I have the habit of underlining the sentences that strike a chord with me; but with this book it does not make sense, for I find myself underlining everything. It is a bit of a heavy story to read, but it talks about philosophy through the virtues, vices and ideas of two opposite characters.

In the rare moments I am in Torino with some spare time away from my monstrous Ph.D. thesis, I volunteer to read at the Mauriziano Public Hospital. This is possible thanks to a fantastic association. Initially I am a bit lost: I stopped reading short novels when I was a child. So in the first week I only include in my repertoire two books by Stefano Benni: Baol and La Grammatica di Dio. The following week I add a series of books that I collect through life’s best strategy for survival: asking around. Our coordinator Sara puts me on the right track with Francesco Piccolo’s Momenti di trascurabile felicità; the unconventional librarian of the café where I go to write together with Teresa sells me Andrej Longo’s Dieci; and the infallible librarians of my favourite place in the city give me Julio Cortazar’s Historias de cronopios y de famas and Daniil Kharms’s I am a Phenomenon Quite out of the Ordinary. All these books are extraordinary, in their own way.

Already quite a bit of reading, eh? Keep in mind that I am finishing my Ph.D. thesis and I am lonely. Reading is a way to keep my brain going.

In March I leave the apartment. I am officially homeless. In the mountains of Trento I read Martina’s present: Le otto montagne by Paolo Cognetti. This is a simple, fetching book about silence, loneliness, and wilderness. In the same period I read another book that was given to me as a present from Dani, although it had arrived to me through the outlandish hands of Giallu: Tim Krabbé’s The rider. Here again, my friends, what an amazing book this is! If you want to understand how I felt when I was racing my bike back in 2016 you have to read this story. Let me transcribe the incipit here.

Meyrueis, Lozère, June 26, 1977. Hot and overcast. I take my gear out of the car and put my bike together. Tourists and locals are watching from sidewalk cafés. Non-racers. The emptiness of those lives shocks me.

In April I hail to Spain for a series of interviews that are part of my Ph.D. thesis in Madrid and Andalusia. In those pre-depression day I read another book courtesy of Martina: Joshua Foer’s L’arte di ricordare tutto. I finish it, but, for once, I would rather have not.

In May I fall into a depressive anxiety. June, too, is a ghastly month. Giallu, who sacrifices much of his well-being to stay close to me, lends me Cormac McCarthy’s All the pretty horses. I dig into it. I read the book sitting on Ponte Santa Trinita unbothered by the gallivant tourists wandering around me. If you do not care about getting this book, try at least to listen Calexico’s homonymous song.

All the pretty horses.jpg

In July, again, I am unable to read. But August is the month when I rebound. During some of the most beautiful days of my life high on the mountains I read Homage to Catalonia by George Orwell. Back home, I read another book from Martina (La casa, written by an old acquaintance of this blog: Paco Roca). She, and he, nail it. Then, on the shores of the lake of Caldonazzo I read a book that will have important consequences my way of living. Magnum: Fifty Years at the Front Line of History. The reason why I read this book is that during the last few months I have visited two Magnum exhibitions: one in Torino, together with Guillaume, upon my very last day before moving out (a sunny day, dawn of Spring time, an yet a feeling of twilight as I bid farewell to the place); and another in Cremona, alone, after interviewing a doctor in the historical city centre. These were remarkable exhibitions that made me think of how photography can be an extraordinary tool to decipher certain customs and conducts that we take for granted. So I read this book and now I just cannot stop. (Note: since August 2017 I visited more than ten photo exhibitions and read countless photography works).

September. I move to Neuchâtel. Fall is coming and I find it fitting to read another book from Martina (You & a Bike & a Road, a comic book by Eleanor Davis), one from J.H.H. Weiler (Un’Europa cristiana), and, as I said, many classics of photography. In my trips to Paris I read Astérix chez les HelvètesAstérix en Hispanie, and Concita de Gregorio’s Cosa pensano le ragazze. I am rushing through now: I realise this post is already too long. Mercifully the best books of the year are already behind us.

In December I spend a few days in London with Francesca, Marco, Camilla and Isabella. In the occasional breaks from baby-sitting I read Darina al Joundi’s Le Jour où Nina Simone a cessé de chanter. Wonderful present from Giulia. If you want to read about undaunted women in Lebanon, this story would make. I also read 101 Things to Learn in Art School, finally succumbing to a book I have seen in all the bookshops of the exhibitions I visited during the year. (This was The Photography Gallery‘s one: I spent three  hours reading in their cafeteria). Not amazing.

My year comes to an end with an eclectic dab, combining Banksy’s Wall and Piece and Hergé’s Tintin in Tibet. Okay, this is really it. You might have expected a grand finale for this post, but I have used all my creativity and spare time to write it. Let us wrap it up and go.

… but in case you are still looking for something good, pore over my ‘books I have read‘ posts from 2016, 2015, 2014., 2013.

Update, March 2 2018.

Grazie Lore, un gustoso viaggio nel passato recente.

Ecco qui un simpatico aneddoto:
Il libro del Krabbé non era inteso al principio come un regalo, ma come un prestito.
Tuttavia, io sono ancora in possesso del “cavalli selvaggi” di gianlu che considero ormai come un ostaggio.
Si tratta quindi di un chiaro caso di stallo alla messicana letterario.

Un abbraccio

Daniele

Putrefatto

V. intr. [dal lat. putrefacĕre, comp. di puter o putris «marcio» (v. putre) e facĕre «fare»] (putrefàccio, putrefài, putrefà, ecc., coniug. come fare; aus. essere). – Subire un processo di putrefazione, corrompersi, marcire: le bevande del bar Fiasco ti hanno putrefatto; più spesso con la particella pron.: Jonas si putrefà rapidamente; cadaveri che si putrefanno; e fig.: una generazione, una classe dirigente ormai putrefatta, profondamente corrotta.