Lorenzo & his humble friends

The fool doth think he is wise, but the wise man knows himself to be a fool

Ti tengo i pugni

Alla fine delle lotte tra gladiatori nell’Antica Roma il pubblico poteva esprimere la propria volontà in merito all’uccisione o meno dello sconfitto: il pollice rivolto verso il basso condannava alla morte, mentre il pollice racchiuso all’interno del pugno rappresentava la spada nel fodero e veniva invocato per risparmiare la vita al gladiatore perdente. Con l’espressione ‘ti tengo i pugni‘ si vuole quindi fare un buon auspicio. L’espressione è usata soprattutto nella svizzera tedesca (“Ich drücke dir die Daumen”), ma capita anche di sentirla in Ticino e, perché no, d’ora in avanti anche a Firenze.

Qui trovate un divertente spiegone di altre espressioni tipiche della Svizzera italiana.

Montalbano

Ecco un bel giro ciclistico di centotrenta chilometri di distanza e circa duemilacinquecento metri di dislivello fatto con Giallu attorno alla catena di Montalbano. Anticamente luogo di insediamenti etruschi; successivamente teatro della contesa tra Firenze (che sta a ovest), Pistoia (a est) e Lucca (ancora più a est); infine, riserva di caccia preferita dai Medici che vi fecero costruire svariate ville, e poi ricco terreno per la produzione del vino. Brevi incursioni su terreno sterrato, tanti ciclisti, vista splendida sulle pianure che circondano Firenze.

Chiesanuova-Cerbaia-Montelupo-Vitolini-San Baronto-Quarrata-Carmignano-Montelupo-Malmantile-Santa Maria a Marciola-Scandicci-Galluzzo.

Libri di fotografia

Ho già detto della nostalgia per Parigi, che era facilmente preventivabile. (Meno preventivabile quella per Neuchatel, ma per adesso non intendo scriverne). Vorrei però aggiungere una cosa importante: a Firenze, a differenza di Parigi, è difficile trovare libri di fotografia. C’è un abisso, sia in qualità che in quantità del prodotto offerto. E chissà, ora che ci penso, se qualcuno ha mai fatto una ricerca sulla densità di libri per abitante. Si potrebbero prendere diverse misure: quelle dei libri tenuti in casa, quelle dei libri venduti in librerie, e quelle dei libri venduti in librerie dell’usato e mercatini, oltre ovviamente a un indicatore aggregato e agli indicatori per categoria (libri di fotografia, libri gialli, libri di viaggio…). Quante belle cose si scoprirebbero da una ricerca del genere. Pur non dispondendo di dati empirici, posso comunque affermare con sicurezza che l’abbondanza libresca di mercati e mercatini parigini fa impallidire la timida ed affatto variegata offerta fiorentina.

La rentrée

Sono un nostalgico, a tratti anche piuttosto patetico, quindi non c’è da sorprendersi se a Parigi provassi nostalgia di Firenze e a Firenze provo nostalgia per Parigi.

In queste giornate di inizio settembre la nostalgia per Parigi è più acuta. Credo di non aver mai amato queste settimane dell’anno, tranne nel periodo trascorso tra la svizzera e Parigi. Per me , la rentrée è stata anche l’inizio della stagione dei concerti in città, il ritorno alla Filmothèque, l’attesa per i nuovi libri di prossima pubblicazione, le mostre in programma nei mesi a venire e le conferenze al College de France. Quando ci penso razionalmente mi rendo conto che ci sono moltissimi aspetti di Parigi che la rendono una città difficile da vivere. Ma ogni tanto, soprattutto adesso, mi piace cullarmi nella nostalgia per gli eventi culturali e per il modo in cui permeano la vita cittadina, occupando i manifesti pubblicitari, le conversazioni nei caffé, gli intermezzi su radio FIP e le colonne dei giornali.

At the crossroads

At the age of eighteen years, the main character of Amin Maalouf’s book Leon l’Africain finds himself in a small village on Mount Atlas in Morocco. He is surprised to observe that the inhabitants of such cold and inhospitable land are wealthy and cultivated. One of his hosts explains:

Sache, jeune visiteur, que le plus grand Cadeau que le Très-Haut puisse offrir à un homme, c’est de le faire naitre dans une haute montagne traversée par la route des caravans. La route apporte la connaissance et la richesse, la montagne offer la protection et la liberté. Vous, gens des ville, vous avez à portée de main tout l’or et tous les livres, mais vous avez des princes, devant lesquels vous courbez la tête […] Nous seuls sommes privilégiés: nous voyons passer pas nos villages des gens de Fès, de Numidie, du pays des Noirs, commerçants, dignitaries, étudiants ou ulémans; ils nous apportent chacun une pièce d’or ou un vêtement, un livre à lire et à recopier, ou seulement un récit, une anecdote, un mot; nous accumulons ainsi, au fil des caravans, richesse et savoir, à l’abri de ces montagnes inaccessibles que nous partageons avec les aigles, les corneilles et les lions, nos compagnons de dignité.

Amin Maalouf, Leon l’Africain.

Weekend long reads, August 2021

Michael McKinley, We all lost Afghanistan, Foreign Affairs. Stefano Jossa, La moda delle vacanze e le vacanze di moda, DoppioZero. Marco Belpoliti, Ferdinando Scianna, uno, due, e tre. DoppioZero. Cal Newport, Why are so many knowledge workers quitting?, The New Yorker.

Spettacolo del mondo

Catturare l’immagine di un muro, di un viso, di un gesto che da soli permettono di immaginare una intera città, un paese, il calore del giorno, l’ombra della notte e perfino il modo di vivere o di morire.

Maurice Nadeau, introduzione del volume Ferdinando Scianna per FotoNote/Contrasto.

La via del latte

Una delle cose che più mi piacciono della Toscana è la varietà delle strade, colline e persone. Prendi la bici e scopri un mondo. In questi mesi mi sono fatto trascinare prima da Giallu e poi da Andrew con il resto del gruppo dell’ASD Florence by Bike. Ho riscoperto il Mugello e mi sono avvicinato alla Val di Pesa. Ho visto un daino che correva a Pratolino poco dopo il tramonto e ho sentito un branco di cinghiali che grugnivano felici andando verso San Polo.

Ho smesso di pedalare per tre settimane dopo aver partecipato, a fine giugno, alla Gran Fondo del Mugello, nota anche come La Via del Latte. La memoria di quella giornata è sfumata: quel poco che ricordo lo scrivo qui.

All’alba di domenica ho noleggiato una piccola utilitaria e con quella sono orgogliosamente riuscito a portare me stesso e la mia bici fino all’autodromo di Scarperia. Era il secondo di tre viaggi al Circuito del Mugello: era qui che avevo i miei due appuntamenti vaccinali tra metà giugno e fine luglio.

La Gran Fondo prende il via sulla griglia di partenza. Pedalare nel circuito è divertentissimo. Mi sono meravigliato di due cose: il contorno (l’orizzonte mugellaneo è densamente popolato di monti e montagne) e le rampe a salire, a scendere, e a salire di nuovo (in televisione non si notano). Dei primi chilometri, attorno al lago di Misurina, ricordo un solo dettaglio, assai prosaico: mi stavo per pisciare addosso. Alla fine ho deciso di fermarmi per una sosta tecnica, perdendo la scia del gruppo velocissimo con cui stavo.

La prima salita, quella del Passo della Futa, la conoscevo già, avendola fatta un mese prima sotto la pioggia. Quella volta rincorrevo Lorenzo, Stefano, Mark, Francesco, John, ed Andrew. Li superai senza accorgermene e da lì fu Andrew che iniziò a rincorrere me. Questa volta è altrettanto divertente, ma più asciutta. La discesa è velocissima, poi da Firenzuola parte una strada arzigogolata che scende lungo il corso del torrente Santerno. Il paesaggio è lunare e bellissimo: ci sono delle gole, delle insenature, degli arbusti e tante rocce. Potrebbe essere lo Utah, ma è il Mugello. Io ho fatto questo viaggio in compagnia di un drappello di sudamericani che viaggiavano veloci. A un certo punto una curva secca a destra, si risale.

Il Passo del Paretaio mi ha divertito tantissimo. A inizio salita ho dovuto lasciare il gruppetto con cui ero per fermarmi a fare pipì (eh, lo so). Poi però mi sono attaccato alle ruote di un gruppo composto principalmente da ciclisti di due club: Ciclomani e Vitam-in. Andavano su come le frecce e io mi sono goduto tutti i tornanti con loro. Discesa, breve pianura a Palazzuolo sul Senio, e poi l’ultima salita verso il Passo della Sambuca. Questa non me la sono proprio goduta. Faceva caldissimo ed ero rimasto solo. A tre quarti salita c’è una croce, ma la fine è ancora lontana. Ad ogni buon conto, sono arrivato fino su a Prato all’Albero, dove pingui famiglie arrivate in macchina dall’altro versante banchettavano spensierate.

Da lì sono stato fortunatissimo a trovare un gruppo compatto, con dodici ciclisti della stessa squadra – credo fosse il Team Gastone Nencini, ma chissà. Attaccandomi a loro, mi sono fatto gli ultimi quindici chilometri a tutto gas, senza soffrire troppo il caldo e la fatica. Ho finito i 125 chilometri in poco meno di cinque ore e mezza, tenendo un ritmo sopra i 25 chilometri orari. Chissà quanto ci avrei messo senza tutte quelle soste-bagno.

Weekend long reads, June/July 2021

Medelyn Xiao, The Pleasant Head Trip of Liminal Spaces, The New Yorker. Chris Bickerton, Europe Failed Miserably With Vaccines. Of Course It Did, The New York Times. Sam Dresser, How Camus and Sartre split up over the question of how to be free, Aeon.

Bidon collection

Il più grande giornale sportivo italiano ha l’abitudine di parlare di un solo sport, il calcio, e concentrarsi su chi sta al centro dei riflettori. Che poi, il più delle volte, è chi vince. A me, che sono abituato a perdere, lo sport piace per altre ragioni: le sue infinite storie, le analogie e le figure retoriche, la cultura popolare, i paradossi. Da qualche anno a questa parte, chi meglio rappresenta queste ragioni è il giornale di ciclismo che si chiama Bidon, di cui consigliai alcuni libri nel 2018. Se non sapete da dove cominciare, vi raccomando sei articoli di quest’ultima annata 2021.

Gli articoli sono questi, in ordine cronologico. Uno zaino di cento chilo, sul malessere profondo di Tom Dumoulin e il suo precoce ritiro dal ciclismo. I quattro elementi, sull’epico tra Mathieu van der Poel e Wout van Aert ai Mondiali di Ciclocross di Ostenda (sulla stessa gara, mi piace molto anche Una prospettiva solo mia). Qualcosa di bello di e su Alessandro de Marchi, che racconta di quando si è trovato completamente da solo dopo aver passato due giorni in maglia rosa al Giro d’Italia. Del rumore a Landernau, su eventi di importanza relativa nel grande ordine delle cose che però diventano per il popolo oggetto di lunghe e articolate dispute. E infine Fuori discussione, su Michael Dlamini, primo sudafricano nero della storia al via di un Tour de France che si sceglie “un giorno brutto per avere un brutto giorno”.