Lorenzo & his humble friends

The fool doth think he is wise, but the wise man knows himself to be a fool

Foto che amo

Promossi: Barroso (composto, ma chiaramente interessato. Vorrebbe essere al pub con una birra e gli amici); Obama (composto, ma moderatamente interessato. Vorrebbe comunque essere ad una partita di basket, piuttosto); gli advisords presenti (scomposti e sguaiati, vivono la partita con il coinvolgimento dovuto. Anche loro vorrebbero essere al pub con Barroso, ma si dimenticano che in effetti non lo sono); Cameron (anche lui moderatamente sguaiato, esulta anti-sportivamente in faccia alla Merkel. Vorrebbe essere proprio lì dov’è).

Bocciati: Merkel (cerca di capire le regole dei rigori ma proprio non ci riesce. Non prova alcun coinvolgimento emotivo, neppure in un momento in cui la sua squadra sbaglia il rigore decisivo); Hollande (imbarazzato, annoiato e bugiardo: il vero uomo comune non guarderebbe mai una partita del genere accarezzandosi il mento con la mano destra. Vorrebbe essere alla sua consueta partita di bocce del sabato).

Wiserhood

Recently, Fabio showed me some commercials a Canadian whiskey: Wiser’s. These commercials go under the name of Wiserhood: the society of uncompromising men. After watching them, I became addicted to Wiser’s, even though after all it is not that good. Still, it has got that something. The power of advertising.

By the way, Fabio is now conducting Journey to the West on Sanbaradio. Check it out.

Storie extra-sportive di una finale

Alle volte il Sabato sera costringe a guardarsi una finale di Champions League con gli amici. In queste circostanze può divertirsi anche chi, come me, ha perso gran parte della sua fervente passione calcistica maturata negli anni dell’infanzia.

Ci sono tante ragioni per non annoiarsi. Anzitutto, ci sono i telecronisti Sky, che dicono sciocchezze tipo “aspettiamo ancora un tempo per scoprire il killer dell’emozionante romanzo giallo che é questa partita!“. Poi c’é questo giocatore, Bosingwa, praticamente il nome di un grande robot dei cartoni animati giapponesi, che durante la partita ha la faccia di uno che là dov’é non ci vuole proprio stare e non vede l’ora di tornarsene a casa; poi, una volta vinto, si piazza ovunque davanti alla telecamera, fa una sfilza di facce strane, balla, salta come un indiavolato e ruba la coppa ai suoi compagni che la hanno vinta un poco più meritatamente di lui. A proposito di ballare: c’é un giocatore dell’altra squadra, questo Thomas Muller (che peraltro fisicamente m’assomiglia pure molto, anche se tecnicamente credo sia più bravo di me), che quando fa goal sembra completamente impazzito. Ci sono i tedeschi sconvolti dalla delusione di una partita che avevano praticamente già vinto (in casa loro), ma che non riescono proprio a piangere. E poi c’é questo allenatore, Roberto di Matteo, che ha ereditato per caso una squadra in condizioni disastrose, praticamente fuori da tutto, e la ha portata a vincere la FA Cup e la Champions League, che il club inseguiva vanamente da anni, e adesso rischia comunque di non venir confermato dal presidente, un ricco milionario russo senza un’etica sportiva. Di Matteo, per la cronaca, é un cittadino italiano nato e cresciuto in Svizzera.

E come lui é nato in Svizzera anche Roger Federer, che oggi ha perso un’altra partita contro colui che da qualche mese é il numero 1 al mondo, questo Djokovic che é un giocatore fieramente serbo piuttosto esaltato e con uno stile di gioco basato sulla forza fisica. Ci sono moltissime cose da scrivere su Federer come esempio di stile dentro e fuori dal campo (le migliori, forse, le trovate qui), quindi io non aggiungerò nulla. Certo, é un peccato. E’ un peccato che le partite di tennis non abbiano i commentatori di quelle di calcio, e personaggi matti come Bosingwa e Muller, intendo: altrimenti sarebbe molto più facile sorbirsi quelle due-tre ore con onesti filosofi svizzeri e nazionalisti serbi.