Storie extra-sportive di una finale

by Lorenzo Piccoli


Alle volte il Sabato sera costringe a guardarsi una finale di Champions League con gli amici. In queste circostanze può divertirsi anche chi, come me, ha perso gran parte della sua fervente passione calcistica maturata negli anni dell’infanzia.

Ci sono tante ragioni per non annoiarsi. Anzitutto, ci sono i telecronisti Sky, che dicono sciocchezze tipo “aspettiamo ancora un tempo per scoprire il killer dell’emozionante romanzo giallo che é questa partita!“. Poi c’é questo giocatore, Bosingwa, praticamente il nome di un grande robot dei cartoni animati giapponesi, che durante la partita ha la faccia di uno che là dov’é non ci vuole proprio stare e non vede l’ora di tornarsene a casa; poi, una volta vinto, si piazza ovunque davanti alla telecamera, fa una sfilza di facce strane, balla, salta come un indiavolato e ruba la coppa ai suoi compagni che la hanno vinta un poco più meritatamente di lui. A proposito di ballare: c’é un giocatore dell’altra squadra, questo Thomas Muller (che peraltro fisicamente m’assomiglia pure molto, anche se tecnicamente credo sia più bravo di me), che quando fa goal sembra completamente impazzito. Ci sono i tedeschi sconvolti dalla delusione di una partita che avevano praticamente già vinto (in casa loro), ma che non riescono proprio a piangere. E poi c’é questo allenatore, Roberto di Matteo, che ha ereditato per caso una squadra in condizioni disastrose, praticamente fuori da tutto, e la ha portata a vincere la FA Cup e la Champions League, che il club inseguiva vanamente da anni, e adesso rischia comunque di non venir confermato dal presidente, un ricco milionario russo senza un’etica sportiva. Di Matteo, per la cronaca, é un cittadino italiano nato e cresciuto in Svizzera.

E come lui é nato in Svizzera anche Roger Federer, che oggi ha perso un’altra partita contro colui che da qualche mese é il numero 1 al mondo, questo Djokovic che é un giocatore fieramente serbo piuttosto esaltato e con uno stile di gioco basato sulla forza fisica. Ci sono moltissime cose da scrivere su Federer come esempio di stile dentro e fuori dal campo (le migliori, forse, le trovate qui), quindi io non aggiungerò nulla. Certo, é un peccato. E’ un peccato che le partite di tennis non abbiano i commentatori di quelle di calcio, e personaggi matti come Bosingwa e Muller, intendo: altrimenti sarebbe molto più facile sorbirsi quelle due-tre ore con onesti filosofi svizzeri e nazionalisti serbi.

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