Un post per questa nazionale

by Lorenzo Piccoli


Nel 1998 piangevo al rigore di Di Biagio, nel 2000 mi tingevo i capelli di blu per la nazionale, nel 2002 seguivo i Mondiali con discreta apprensione, nel 2004 perdevo la passione, nel 2006 mi divertivo a fare caroselli senza sentirmi particolarmente rappresentato dalla nazionale più brutta che io ricordi, nel 2008 seguivo gli Europei senza alcun reale interesse, nel 2010 scrivevo note amarissime. Tutt’ora guardo tutto con un grande distacco. Ho letto tanti articolo che condivido su questa nazionale di calcio. E’ una bella squadra, tutto qui. Io mi sento ancora più vicino a questa nazionale ora che ha perso in modo piuttosto umiliante contro la Spagna. Ha perso con classe, nonostante tutto. E’ una squadra molto umana, sicuramente coraggiosa, probabilmente bella, certamente rappresentativa del meglio d’Italia.

Non sarò mai più un tifoso sfegatato, non andrò per le piazze con maglietta e bandiere, ma certamente posso dire che questi giocatori mi piacciono alquanto. Due anni fa mi sarebbe stato indifferente, oggi mi é sinceramente spiaciuto vedere migliaia di spagnoli festeggiare sul Palazzo della Borsa di Bruxelles (a proposito: luogo simbolico per festeggiare la vittoria spagnola?).

 

A proposito, solo due anni fa scrivevo questo.

Il calcio ultimamente mi piace sempre meno, però i mondiali li guardo ancora volentieri. Siccome sono ancora (relativamente) giovane, non ne posso tanti mondiali alle spalle. Eppure qualche ricordo lo ho anch’io: gran nazionale quella del 94 (maledetti rigori), umile quella del 98 (maledetti rigori, e due), coraggiosa quella del 2002 (maledetto Byron Moreno, che gran pirla che sei).

Anche agli Europei ho sempre tifato per gli azzurri; soprattutto nel 2000, quando perdemmo al 93′ una competizione già vinta e il nostro CT (un grandissimo signore, oltre che il miglior portiere italiano di tutti i tempi e gran) si dimise due giorni dopo un comunque ottimo secondo posto in seguito alle critiche dell’allora primo ministro (maledetto Berlusconi, che gran stronzo che sei).

Degli ultimi anni della nazionale ho solo vaghi ricordi. Questi giocatori non hanno la classe di Roberto Baggio, ma soprattutto non hanno la simpatia di Maldini, l’umiltà di Baresi, la correttezza di Pessotto, l’umiltà di Di Biagio. Non dimostrato queste doti in campo: ma soprattutto, non le dimostrano fuori. Molti di loro, non so neppure chi sono. So che c’è un allenatore sgarbato e arrogante, innamorato di se stesso e di quel principio mafioso che o sei un amico o sei uno sbirro. So che c’è una federazione calcio composta da un manipolo di vecchiardi politicizzati che gestiscono tutto all’interno della loro piccola cricca. So che c’è, come dice Jonkind, la solita nenia del gruppo, la mitologia dei reduci da Guadalcanal in uno sport che non prevede morti ammazzati. La solita Italia dopo un mondiale vinto, uno stare seduti in riva al fiume pieni del livore della vendetta, del “vedete che c’avevamo ragione noi, che ci avete accusati di mafia e abbiamo vinto in barba a tutti perché siamo uniti” (e via cantando le canzoncine dei marines da Tripoli a Iwo Jima, da Cuba su per il culo dei nemici).

Lo so che qualche ignorante leghista arriva a conclusioni simili alle mie (pur passando attraverso un ragionamento radicalmente diverso). Io però, di leghista, ricordo anche le dichiarazioni di Calderoli dopo la vittoria a Germania 2006: “Vittoria della nostra identità, una squadra che ha schierato lombardi, campani, veneti o calabresi, ha vinto contro una squadra che ha perso, immolando per il risultato la propria identità, schierando negri, islamici, comunisti” (Ansa, 10 luglio 2006). Ecco: a me quest’anno farebbe francamente più piacere se vincesse il mondiale un manipolo di negri ghanesi o di comunisti paraguaiani (paraguegni?). Sicuramente, loro di un mondiale ne hanno molto più bisogno di noi. Purtroppo, è invece possibile che vinceremo ancora noi, con le barricate in difesa, un gioco inguardabile e qualche cartellino rosso conquistato insultando le mamme e le sorelle degli avversari. Contenti voi.

Advertisements