Lorenzo & his humble friends

The fool doth think he is wise, but the wise man knows himself to be a fool

They build it up just to burn it down

I think in general we should care more about the little things. A few years ago I decided I wanted to work on the minutes gestures of daily life. I started being very respectful of those who were around. I looked people in the eyes, and I always made the queue without being deceitful. I began paying the ticket on the bus and I imposed myself never to throw my rubbish on the floor. I tried to give the precedence to the others and I did my best to keep the common spaces I used perfectly clean.

But then, and it was 2011, I did not resist the temptation to steal one glass of beer in a bar. That simple gesture jeopardized my entire system of values.

An acoustic interlude

Sometimes you come across an old song that was forgotten somewhere in your music library and you just fall for it. Maybe I will listen to this song again in one year time and it won’t tell me anything at all. But now it just seems so appropriate.

 

Time, it opens all wounds / And trust is gonna put me in the tomb / The world isn’t mine, the world isn’t mine to save / I can’t afford to lose what you easily throw away

And I don’t even know myself, / What it would take to know myself / I need to change, I don’t know how / Don’t give up on me now

It’s not what we do, it’s what we do with what we feel / Takes all you have to stare it down, and whisper “Devil, no deal.” / And I don’t wanna fight, don’t wanna fight my father’s war / You can wait your whole life / Not knowing what you’re waiting for

 

Tiro al bersaglio

Oggi volevo scrivere proprio questa cosa. Poi lo ha fatto Filippo Facci (!) prima di me.

Faccio un esempio. Io penso che Berlusconi abbia fatto un errore capitale a ricandidarsi, ma proprio grosso: dannoso per sé, per il Paese e per l’evoluzione di un centrodestra normale. Credo che non cambierò idea. Però, al tempo stesso, noto l’incredibile irruenza con cui tutti o quasi si scagliano contro di lui: dalla stampa italiana a quella estera, dai tecnocrati ai comici, dagli economisti ai topi di procura, per tacere ovviamente dei politici. Il coro è oggettivamente impressionante, ed è inevitabile – e umano – che il «tutti contro uno» possa suscitare simpatie per il bersaglio. Vedere banche, burocrati, organismi, partiti e giornali stranieri impicciarsi così sfacciatamente nelle nostre elezioni – contro uno che in definitiva, e diversamente dai suddetti, chiede democraticamente il voto degli italiani – può far incazzare parecchio ma soprattutto sta facendo clamorosamente dimenticare, dopo vent’anni, che il tutti contro Berlusconi equivale a fargli la più grandiosa delle campagne elettorali. Io – lo ripeto – non cambierò idea, ne sono abbastanza certo. Ma sono certo anche di un’altra cosa: che altri, con questo andazzo, la cambieranno. È un fatto statistico e probabilistico. Berlusconi, in questi giorni e in queste ore, sta solo riprendendo voti. Perché lui non è più l’uomo che era nel 1994: ma forse i suoi avversari sì.