Tiro al bersaglio

by Lorenzo Piccoli


Oggi volevo scrivere proprio questa cosa. Poi lo ha fatto Filippo Facci (!) prima di me.

Faccio un esempio. Io penso che Berlusconi abbia fatto un errore capitale a ricandidarsi, ma proprio grosso: dannoso per sé, per il Paese e per l’evoluzione di un centrodestra normale. Credo che non cambierò idea. Però, al tempo stesso, noto l’incredibile irruenza con cui tutti o quasi si scagliano contro di lui: dalla stampa italiana a quella estera, dai tecnocrati ai comici, dagli economisti ai topi di procura, per tacere ovviamente dei politici. Il coro è oggettivamente impressionante, ed è inevitabile – e umano – che il «tutti contro uno» possa suscitare simpatie per il bersaglio. Vedere banche, burocrati, organismi, partiti e giornali stranieri impicciarsi così sfacciatamente nelle nostre elezioni – contro uno che in definitiva, e diversamente dai suddetti, chiede democraticamente il voto degli italiani – può far incazzare parecchio ma soprattutto sta facendo clamorosamente dimenticare, dopo vent’anni, che il tutti contro Berlusconi equivale a fargli la più grandiosa delle campagne elettorali. Io – lo ripeto – non cambierò idea, ne sono abbastanza certo. Ma sono certo anche di un’altra cosa: che altri, con questo andazzo, la cambieranno. È un fatto statistico e probabilistico. Berlusconi, in questi giorni e in queste ore, sta solo riprendendo voti. Perché lui non è più l’uomo che era nel 1994: ma forse i suoi avversari sì.

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