Lorenzo & his humble friends

The fool doth think he is wise, but the wise man knows himself to be a fool

E’ inutile. Ma ci possiamo provare

A tutti i dipendenti della Green Power, inclusa la signora Angela Bruno, regalerei un libro: Stoner, di John Williams, edito da Fazi. È un piccolo capolavoro, che ha ottenuto un successo di nicchia con il passaparola. Ma è, anche, una lezione di vita utile a reagire come si deve (e non come si può) nei momenti decisivi, per non essere poi tormentati dall’esprit de l’escalier, che ti fa dire la cosa giusta a distanza di ore o giorni (come è accaduto).
Che cosa c’entra un romanzo americano scritto nel 1965 con la vicenda di una lavoratrice messa in imbarazzo da un candidato premier durante la campagna elettorale del 2013? C’entra, eccome. William Stoner, il personaggio che dà il titolo al libro, è un uomo comune, assolutamente e desolatamente comune. Come riassume nella postfazione Peter Cameron: «non si allontana mai per più di centocinquanta chilometri dal piccolo paese rurale in cui è nato, mantiene lo stesso lavoro per tutta la vita, è infelicemente sposato, ha sporadici contatti con l’amata figlia, per i suoi genitori è un estraneo, ha soltanto due amici, uno dei quali è morto in gioventù». Inoltre: allo scoppio della guerra Stoner decide di non arruolarsi e di continuare la sua blanda carriera universitaria. Non perché sia un vigliacco, anzi. È che la pensa come il suo mentore: «Una guerra non solo uccide centinaia di migliaia di giovani, uccide anche qualcosa dentro le persone, qualcosa che non si può più recuperare». Che non sia un vile lo si capisce più avanti, quando deve affrontare una prova morale ad personam. Fa parte di una commissione a cui tocca il compito di valutare l’idoneità all’insegnamento di un giovane ricercatore.

Continua a leggere in pdf sulla rassegna stampa del Ministero dell’Istruzione.

They are not all the same

I am translating in English part of a post written by Luca on QT. The original post reads like this.

Basta con il vecchio, stucchevole adagio.
Non sono tutti uguali.
O meglio: a pensarci bene, sono simili al vecchio proprio quelli che strillano al nuovo.
Berlusconi e Grillo sono accomunati dal populismo, dalla tendenza a sottrarsi al confronto (per poter buttare sul piatto, dalla debita distanza, tutto ciò che pare loro, senza alcun contraddittorio), dal culto della personalità, dal disprezzo per l’avversario, dall’afflato rivoluzionario — fasullo — utilizzato furbescamente per ottenere consenso (prevalentemente tra gente poco informata, quando non in mala fede) e quindi potere.

Enough with the old, cloying adage.
They are not all the same.
Or rather, to think of it, those who invoke the new are exactly those that are most attached to the old.
Berlusconi and Grillo are united by populism, the tendency to avoid debates (to be able to throw on the plate, from the distance, everything they want to throw, without any contradictory), the cult of personality, the contempt for the opponents, the – fake – revolutionary cunningly used to obtain consent (mainly among people uninformed, when not in bad faith) and ultimately the power.