Alla febbre non si comanda

by Lorenzo Piccoli


Ai consigli cinematografici Luca ha preferito una riflessione di più ampio respiro che coinvolge anche libri, musica e – necessariamente – sociologia. Non è nemmeno un contributo tanto breve, a ben pensarci. Insomma, una cosa completamente diversa da quella che gli avevo richiesto. Ma molto bella.

A proposito di Berlin Calling ci sarebbe molto da dire, ma mi limito a osservare che è il veicolo attraverso il quale Kalkbrenner ha ucciso la musica techno. Il film è mediocre, Sky and Sand, la sua strafamosa canzone, è molto orecchiabile. Il fatto è che lo è troppo. È come le canzoni di chiesa, le cui melodie in qualche modo conquistano, ma che musicalmente non sono proprio originali. E così secondo me Kalkbrenner con quel film ha dato una botta definitiva alla techno, uccidendola. La techno, a chi interessasse, deve la sua fortuna alla sua inascoltabilità a 130 battiti al minuto, e tutto a un tratto è diventata ascoltabile. Ora invece 120 battiti, coretti emozionanti, inni all’amore,  una differenza enorme. Niente più pastiglie, la si balla comunque. Un bene, uno dice. Forse si, però assieme a lei se n’è andato un grumo di persone che passava il week end con le facoltà mentali completamente inibite. Seriamente inibite, no squallida cocaina, che è scandalosa solo perché è una specie di doping, ovvero aumenta le proprie prestazioni, ma Lsd e pastiglie, mondi paralleli che richiedono dedizione, totale dedizione, ovvero abbandono di tutto ciò che è loro estraneo. Insomma, un insieme di falliti, gente sofferente e incompresa, che viveva le sue soddisfazioni solo il fine settimana, è sparita. La techno è stata assimilata. Da genere sovversivo, ribelle e impraticabile, è diventata tech-house,  sottofondo musicale compatibile con chi il lunedì deve tornare a lavorare. Un bene e un male, dipende da dove si guarda la questione. Ciò che interessa a me, è che un genere è stato fagocitato e non ha lasciato traccia se non in qualche discotecaro reietto sulla trentina, che ancora bazzica stranito nelle discoteche in cui rimbomba musica pop camuffata da elettronica. Ma il vero nodo della questione è questo: non c’è un preciso legame tra la prima techno e 2001 – Odissea nello spazio, e la tech-house odierna e quel che si prova con in mano un i-phone? Per me la differenza sta qui: abbiamo preso confidenza con la tecnologia, e non ne abbiamo più paura. Se chiedessi ora qual è il primo aggettivo che viene in mente pensando alla tecnologia, sono certo che nessuno tirerebbe fuori parole come “cupa”, “spettrale”, “disumana”. Eppure le preoccupazioni di Kubrick (tra gli altri), non mi sembrano superate. Mi paiono solo dimenticate. (L.M.)

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