La vittoria mutilata?

by Lorenzo Piccoli


Ultimamente di vittorie mutilate ce ne sono state parecchie. Basti pensare a quella di un partito che era il primo partito alle elezioni politiche nazionali e ora vive in uno stato di penosa agonia. Dalla politica allo sport il passo è breve, e l’ultima vittoria mutilata è quella di Vincenzo Nibali, eterno enfant prodige del ciclismo italiano che domani si avvia a vincere il suo primo Giro d’Italia. Nibali non ha vinto questo Giro: lo ha dominato dall’inizio alla fine. La sua vittoria, mai in discussione, sembrava scritta già nella prima settimana. E questo ha tolto pathos al suo successo. Personalmente preferisco le vittorie sofferte: la dominazione, nel ciclismo come nella Formula 1 o nel calcio, è noiosa e poco appassionante. Molto più coinvolgenti le sfide, meglio se con un grande rivale, la nemesi: Pantani contro Ullrich, Simoni contro Garzelli, Schleck contro Contador, per dire. Quest’anno Nibali non ha avuto rivali. Non ce n’erano proprio: Ivan Basso si è ritirato prima dell’inizio della gara per un virus, stesso virus che ha poi colpito Bradley Wiggins e Ryder Hesjedal. Cadel Evans, Samuel Sanchez, Michele Scarponi e Rigoberto Uran sembravano lontani anni da luce da Vincenzo Nibali e non hanno mai messo in discussione la corsa. Peggio ancora: la gara è stata mortificata dal taglio o sospensione di alcune tra le tappe più significative, quelle con arrivo sul Galibier e sulle Tre Cime di Lavaredo. E’ stato un Giro noioso e poco divertente. Peccato, perché il percorso sulla carta era molto interessante e Nibali avrebbe meritato di vincere dopo una competizione più avvincente.

Advertisements