L’oligarchia degli orsi

by Lorenzo Piccoli


E’ di ieri la notizia che il Café de la paix dovrà chiudere alle 22.30. E’ il triste destino di tutti i locali culturali che a Trento hanno provato a offrire un programma alternativo e stimolante. Il copione è sempre lo stesso: locali aperti da poco che riscuotono un enorme successo e vengono poi massacrati dall’amministrazione comunale, che impone orari ridicoli e, in altre casi, provvede a comminare sanzioni mostruose ai locali che sforano. E’ successo al Circolo Wallenda, all’Osteria Scaletta, al Soul Train, solo per citarne tre.

Purtroppo Trento vive in una contraddizione rumorosa: nonostante l’amministrazione venda la città come un centro dinamico e aperto ai giovani, il capoluogo trentino rimane una piccola provincia dominata da quella che Leonardo Pontalti definisce l’oligarchia degli orsi. Ha molta ragione l’autore (di cui non trovo il nome) dell’appello pubblicato oggi sui giornali: Si sente parlare tanto sui giornali (locali e non) di innovazione, di questa fantomatica potenziale “silicon valley” trentina. Credete davvero basti solo innaffiare con milioni di euro per creare “ricchezza” e sperare che qualcosa cresca nonostante si boicotti il necessario eco-sistema sociale intorno? … Se volete davvero che il Trentino sia un punto di riferimento per l’innovazione in Italia e in Europa, allora siete obbligati ad accettare dinamiche che modificano il vostro modo di vivere la citta’. Una citta’ che deve essere viva anche di notte, consentendo tra l’altro di ridurre fenomeni di piccola criminalita’ dovuti a strade deserte dopo le 23.

Si dice che il problema principale riguarda la mentalità degli abitanti del centro storico, che da sempre lamentano l’eccessivo baccano dei locali e il fastidio degli utenti che urinano per strada dopo la mezzanotte. Credo che questo sia un finto problema: ci sarà sempre una burbera minoranza che protesta e che va giustamente tutelata, ma bisogna anche tenere in conto delle opinioni della maggior parte dei residenti, che accoglierebbero con piacere la presenza di locali pubblici culturalmente e socialmente vivaci come il Café de la paix. A mio parere l’oligarchia degli orsi non riguarda, dunque, i residenti. Ricordo che da quando ho 13 anni mi si parla di una fantomatica lobby dei baristi trentini. Non credo sia un caso che tre-quattro imprenditori privati controllino oltre il 50% dei locali del centro storico. Da privato cittadino vorrei che si discutesse approfonditamente il rapporto di questi imprenditori e la loro eventuale influenza nei confronti dell’amministrazione comunale.

Ad ogni buon conto, fino a che non si affronta seriamente questo problema, Trento perderà buona parte dello slancio culturale che vorrebbe avere e con esso anche tanti giovani di belle speranze come me e come tutti gli altri ragazzi che sono venuti a Trento a studiare e che si sarebbero fermati volentieri se solo la città avesse offerto loro una vita sociale maggiormente stimolante. Intanto io ho firmato la petizione online qui. (Tanto per informazione: di petizioni online ne firmo al massimo una all’anno. Così, tanto per dire).

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