Lorenzo & his humble friends

The fool doth think he is wise, but the wise man knows himself to be a fool

Touching a chord

Andy Murray has had an air of grievance for much of his career. After loosing three grand-slam titles, last Sunday he won the most prestigious tennis tournament in the world finally defeating the burden of national British neurosis for not having won it since 1936.

It is fair to remember that Andy Murray won the 2012 Olympics tennis tournament. But that was quite different. Back then, his Scottishness did not count against him, as the crowd had come to support Murray as part of Team GB. That doesn’t apply at Wimbledon proper. When Federer reduced Murray to tears at Wimbledon in 2012, Charles Moore wrote that “the better culture won”. It was just as if the urbane Swiss had taken apart the scruffy, pigeon-toed Scot.

Now the pigeon-toed Scot finally dominated Wimbledon. His epiphany has come after years of neediness and vulnerability. While he will never be fully loved by the crowd, he has completed his strove for triumph. Lucky the sportsman who is respected rather than adored.

Warschauer Platz

Alcune note scritte di fretta dopo il mio fine settimana tedesco sulla strada tra Bruxelles e Trento.

Berlino. Di giorno ho visto molto poco: Friedrichstrasse, la Hertie School of Governance e il ristorante panoramico in cima all’Alexanderplatz Tower – gran lusso e interni posh, ma cibo mediocre. Pur frettolosamente, mi sono tornate davanti le immagini della capitale tedesca vista la scorsa estate assieme ad Iris. Piuttosto nuove, invece, e mi rimarranno impresse nella mente, le immagini notturne di Warschauer Platz, l’area appena fuori il nostro hotel. Prima d’ora difficilmente avrei potuto figurarmi uno scenario del genere. Migliaia di freak, concerti improvvisati in ogni angolo della stazione, sotto i ponti, nelle gallerie, amache per strada e musica elettronica fino alle 11 di mattina: una cosa che neppure Ciccio-Bobac e l’altro coinquilino di Giulia di cui non riuscirò mai a ricordare il nome. Raramente, forse mai prima d’ora, avevo assistito a una simile conquista degli spazi urbani.

E a corredo dei miei scarabocchi aggiungo anche un commento di critica letteraria gentilmente inviatomi da Old Tom.

A proposito di Berlino, ho appena finito di leggere “Violette di Marzo”, di Kerr, ambientato lì nel 1936. Battuta di clou di un testimone al detective privato protagonista: “Mi fa piacere vederLa quanto a Goebbels essere inculato da un ebreo”.

Spero di poter tornare a Berlino, almeno per qualche settimana, prima di sfondare i 30 anni.