Warschauer Platz

by Lorenzo Piccoli


Alcune note scritte di fretta dopo il mio fine settimana tedesco sulla strada tra Bruxelles e Trento.

Berlino. Di giorno ho visto molto poco: Friedrichstrasse, la Hertie School of Governance e il ristorante panoramico in cima all’Alexanderplatz Tower – gran lusso e interni posh, ma cibo mediocre. Pur frettolosamente, mi sono tornate davanti le immagini della capitale tedesca vista la scorsa estate assieme ad Iris. Piuttosto nuove, invece, e mi rimarranno impresse nella mente, le immagini notturne di Warschauer Platz, l’area appena fuori il nostro hotel. Prima d’ora difficilmente avrei potuto figurarmi uno scenario del genere. Migliaia di freak, concerti improvvisati in ogni angolo della stazione, sotto i ponti, nelle gallerie, amache per strada e musica elettronica fino alle 11 di mattina: una cosa che neppure Ciccio-Bobac e l’altro coinquilino di Giulia di cui non riuscirò mai a ricordare il nome. Raramente, forse mai prima d’ora, avevo assistito a una simile conquista degli spazi urbani.

E a corredo dei miei scarabocchi aggiungo anche un commento di critica letteraria gentilmente inviatomi da Old Tom.

A proposito di Berlino, ho appena finito di leggere “Violette di Marzo”, di Kerr, ambientato lì nel 1936. Battuta di clou di un testimone al detective privato protagonista: “Mi fa piacere vederLa quanto a Goebbels essere inculato da un ebreo”.

Spero di poter tornare a Berlino, almeno per qualche settimana, prima di sfondare i 30 anni.

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