Frantoi e sapone

by Lorenzo Piccoli


A Gallipoli, dicevo, ci sono tantissimi frantoi. Non so se mai passerete da Gallipoli, ma avrete occasione di farlo visitatene uno. Per quanto breve, si tratta di una scoperta imprevedibile. A me ha fatto impressione pensare ai frantoiani, rinchiusi per nove mesi in questa specie di pozzo senza mai uscire. Diceva la guida che gli otto malcapitati erano costretti a lavorare quattro ore e dormirne due, lavorare quattro ore e dormirne due, e avanti. Per nove mesi. Poi uscirvano dal pozzo e diventavano ciechi e malfermi.

Ma forse la cosa su cui più ho riflettuto, a posteriori, ha a che fare con il sapone. Va detto, a questo punto, che frantoiani non disponevano di bagno e dunque i sotterranei dove lavoravano e dormivano erano conciati piuttosto male, per usare un eufemismo. Ora, la cosa interessante é che i liquidi di scarto dell’olio prodotto, nel quale venivano immessi anche liquidi d’altro tipo, erano inviati a Marsiglia per farne sapone. Nel pensare a questo mi sono ricordato che alcune parti dei cadaveri delle vittime dei lager nazisti –  sicuramente i capelli, forse anche le unghie – venivano bollite e utilizzate per farne del sapone. Ecco, é  un interessante paradosso pensare che al prodotto che associamo al pulito per antonomasia – il sapone – contribuissero elementi simbolo di tutto quello che abbiamo di sporco e ributtante – gli escrementi e i cadaveri umani.

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