Perché la sinistra italiana fa pena

by Lorenzo Piccoli


Ho alcuni amici che stanno provando a mettere in piedi una lista politica per le prossime elezioni provinciali in Trentino. Credo che uno degli obiettivi fosse quello di unire i rappresentanti di vari movimenti e liste che rappresentano il frammentato universo della sinistra, andando oltre sigle e simboli e provando a coalizzarsi attorno ad alcune idee forti.

Ecco il resoconto dell’ultima riunione.

Al tavolo, indetto per le 17.30, si sono presentati i rappresentanti di Rifondazione comunista, del Centro sociale Bruno (su mandato anche dei Gas) e degli Stati generali della scuola. Di altri movimenti nemmeno l’ombra (solo il Movimento per i beni comuni e il gruppo politico di Giovanna Giugni hanno giustificato la loro assenza). I rappresentanti di Sel ci avevano comunicato poche ore prima che avrebbero partecipato, ma non si sono visti.

Abbiamo cominciato i lavori illustrando il motivo per cui eravamo lì: valutare l’ipotesi di una coalizione che andasse al di là dei personalismi e delle forme e che si concentrasse sui contenuti. Ovvero: se noi proponiamo A, voi anche e loro anche, che senso ha andare divisi? Facciamo una coalizione comune.

Concordato ciò tra tutti i presenti, siamo passati a parlare del candidato presidente (aspetto per noi secondario, ma comunque essenziale). Rifondazione ha dichiarato di preferire un candidato super partes (cioè non di partito), ma in assenza di questo di essere disposta ad avere Emilio Arisi (candidato di Sel) come candidato di tutta la coalizione. Data questa importante apertura, ci siamo presi una pausa, durante la quale ci siamo recati in sede da Sel per chiedere se fossero disposti (come avevano promesso) di venire a discutere al tavolo. Dopo lunghe trattative li abbiamo convinti. Alle 19 si sono presentati e hanno posto ai presenti le seguenti condizioni, su mandato della maggioranza della loro assemblea:

– Emilio Arisi candidato presidente

– Coalizione senza simboli del passato (leggi: falce e martello).

– Assenza di candidati “impresentabili” del passato.

Mentre sul primo punto la convergenza c’era, sul secondo si è arenato tutto. Rifondazione ha chiesto che allora sparissero tutti i simboli di partito, Sel ha rifiutato ed è scoppiata la bagarre. Noi abbiamo cercato di ragionare sull’elemento nuovo: freghiamocene di simboli e persone e badiamo alla sostanza. Insomma, chi tiene davvero alle proposte concrete può essere disponibile a fare un passo indietro sulle questioni formali. Il tentativo non ha avuto successo, Sel se ne è andata e il tavolo è saltato senza un’intesa (con molti vivaci “scambi” verbali).

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