Radici

by Lorenzo Piccoli


Pubblico spesso – il più delle volte con consenso, ma non sempre – le lettere che ricevo dagli amici. Questa volta pubblico una breve lettera che ho scritto io. Giusto per evitare di ripetere poi le stesse cose a tutte le persone con cui sono in contatto.

Questo periodo si preannuncia piuttosto intenso. Non che gli ultimi mesi non lo siano stati. Non che l’ultimo anno non lo sia stato, a ben pensarci. Dopo un periodo di enorme pigrizia verso la metà del 2012 ho  spiegato le vele e navigato veloce; ma sempre a vista. Forse per questo, ora che si aprono orizzonti più ampi, inizio a rendermi conto della nuova dimensione in cui sto entrando. Tornando a casa il fine settimana e poi tornando di nuovo verso Firenze ho riflettuto su quanto rapidamente io stia spostando le mie radici da un posto all’altro. Qui mi sento a casa, come forse non mi era mai accaduto con nessun altro posto dove ho vissuto in precedenza. Tu lo sai meglio di me: Dublino era incantevole, ma come ti ho detto tante volte non sono mai riuscito a immaginarmi a viverci per anni, come invece ha fatto Riccardo. La stessa cosa vale per Victoria, in Canada, e anche per Bruxelles, dove comunque avrei potuto rimare a lungo, per una ragione o per l’altra. A Firenze la sensazione e’ diversa. Sarà una questione di prospettive: il dottorato qui dura quattro anni. Ma ci sono anche tanti altri fattori che rendono questa transizione più veloce del normale: mi trovo in un posto bellissimo, con persone che mi piacciono molto e sono capitato in una casa straordinaria. Capiamoci completamente: a me piace Firenze e mi piace l’università dove sono. Impossibile chiedere di meglio. Non cambierei la mia vita con quella di nessun altro. Non credere che non mi renda conto di essere un privilegiato. Questo mi porta ad apprezzare ogni aspetto di questa esperienza. Allo stesso tempo, avendo aperto quello che potrebbe essere un capitolo particolarmente lungo, almeno rispetto ad altri, penso di doverlo costruire un poco per volta; senza sacrificare l’intensità che ha caratterizzato il nostro erasmus e le mie altre esperienze all’estero, tuttavia questa volta cerco di programmare a lungo termine. Forse così interiorizzo la bellezza di quello che mi sta intorno. Perché mi sono convinto che, come diceva un famoso alpinista lombardo, la vita di un uomo abbia senso soltanto se vissuta in tutto quello che si ha dentro: è lì, nella mente e nel sentimento, che vanno creati, e vissuti, i vari spazi che conosciamo.

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