Non dirmi cosa, dimmi come

by Lorenzo Piccoli


Leggo su Politica Responsabile le riflessioni di Luca Paolazzi su PD e prospettiva territoriale. Bene: condivido le sue idee.

Ma poi mi chiedo: come? A Luca, a chi parla di “interloquire con tutti i soggetti … coniugare sviluppo, innovazione, inclusività, coesione ed equità sociale … ampliare ed estendere i diritti civili, sociali e politici a tutti” io direi: non dirmi cosa, dimmi come.

Ad esempio. Interloquire con tutti. Secondo quale legittimazione? Interloquiamo con Casa Pound come interloquiamo con l’università? E con chi, nell’università, esattamente? Chi é, l’università, la rettrice, gli studenti, i professori? E con gli Anarchici, con loro come interloquiamo? E comunque: con che strumenti? Internet, tra gli altri, suggerisci poi. Ma, di nuovo, mi chiedo: come? Usiamo internet per decidere come nella società fluida del grillismo digitale? O lo usiamo solo per consultare? Ma allora non finisce per essere uno specchio per le allodole? I diritti sociali per tutti. Giusto. Ma con quali risorse? Tassiamo i ricchi? Chi sono i ricchi, poi? Io, che guadagno 1600 euro al mese, sono ricco? E tutti chi, poi? E infine: sviluppo. Quale sviluppo? La Tav e’ sviluppo? La PIRUBI, in Trentino, e’ sviluppo? L’inceneritore e’ sviluppo?

Sono solo alcune domande che mi pongo quando leggo questi articoli. E poi mi rendo conto che su un articolo breve non e’ possibile sviluppare risposte a questi interrogativi e servirebbe un processo di riflessioni ben più lungo e corposo. Il problema e’ che a me pare che questo processo di elaborazione proprio non esista. La politica oggi e’ una guerra di dibattiti sui grandi concetti, nel senso nobile della parola; ma poi? I programmi dei candidati alla segreteria del PD nazionale sono desolanti in termini di proposte pratiche. Slogan, slogan, slogan. Ma la realtà non la si governa con le parole.

Advertisements