Vista da qui

by Lorenzo Piccoli


E’ stata una notte memorabile. Sono le 7:54 a Edimburgo, piove e nella nebbia si intravedono appena le luci di Calton Hill. Le strade attorno al Parlamento fino a poche ore fa pullulavano di bandiere scozzesi e catalane, cornamuse, kilt, perfino i quattro mori della Sardegna. Ora sembra una giornata normale: la spianata davanti al Parlamento è tornata ad essere vuota.

Avevo scommesso sul no, ma pensavo che il margine sarebbe stato minore. E’ finita 55 a 45: solo Dundee e Glasgow hanno avuto una (sottile) maggioranza per il sì. Tutte le altre contee hanno votato per il no, inclusa Edimburgo, dove Better Together ha vinto 61 a 39. Ha vinto una maggioranza che non ho conosciuto ed è strano, quasi una dissonanza cognitiva, se ripenso alle persone che ho visto nelle ultime settimane. Per strada quasi tutti indossavano il badge Yes e le bandiere per l’indipendenza erano ovunque. Non è bastato: ha vinto una maggioranza silenziosa ed invisibile.

Vorrei raccontarvi come è andata davvero e lo faccio in maniera piuttosto diretta (non dormo da oltre 24 ore) correggendo i media italiani, che purtroppo non fanno fede alla realtà. Prendiamo l’articolo de La Repubblica. Inizia così .

La Scozia ha detto No, e l’ha urlato forte, andando a votare in massa.

Non è vero che la Scozia ha urlato un forte No contro l’indipendenza: il 45% degli elettori hanno votato per l’indipendenza, un numero enorme in un voto storico cui ha preso parte l’84% degli elettori – un tasso di partecipazione senza precedent in Europa.

Ecco alcuni stralci dall’articolo de La Stampa, quotidiano solitamente molto accurato.

La Scozia ha detto no all’indipendenza in un referendum che ha spaccato la nazione e tenuto la Gran Bretagna e l’Europa con il fiato sospeso, secondo dati ormai quasi definitive.

Il referendum non ha spaccato il Paese: è stato uno straordinario esercizio di democrazia secondo tutti i maggiori giornali locali e nazionali (qui mi basta citare due articoli apparsi su Financial Times e the Guardian). A urne chiuse entrambe le fazioni hanno riconosciuto pienamente il risultato e hanno invitato gli elettori a rispettarlo senza esitazione. Non ci sono mai stati attacchi personali, offese, o urla: cose che noi, in Italia, ci sogniamo.

Il drammatico spoglio, durato tutta la notte, è stato seguito con un misto di apprensione e speranza da tutto il Paese, con centinaia di scozzesi riuniti nei pub rimasti aperti per l’occasione. I primi dati sono arrivati dalle più piccole e remote contee della Scozia, e il trend è apparso subito favorevole agli indipendentisti.

I primi dati, arrivati attorno alle 2 dalle isole, hanno segnato una maggioranza piuttosto netta per il No. Gli indipendentisti hanno capito subito che sarebbe stato durissimo vincere, soprattutto dopo aver perso la contea di Clackmannanshire dove avrebbero dovuto essere in maggioranza. Alle 3.45, prima ancora di ricevere i risultati di Glasgow e Edimburgo, era chiaro a tutti che le possibilita di vittoria del si erano praticamente nulle.

Gli indipendentisti, che hanno promesso un Paese sovrano, prospero e ancorato alla sterlina e alla casa reale, avevano compiuto una clamorosa rimonta e sembravano ad un passo dal successo. Ma alla fine ha prevalso il timore per i rischi economici e per l’incertezza politica che l’indipendenza avrebbe potuto comportare.

La differenza è stata fatta dall’offerta di devolution max di David Cameron, Ed Miliband e Nick Clegg formalizzata la scorsa settimana allo scopo di fermare l’emorragia di voti. Senza quell’offerta staremmo probabilmente commentando un risultato diverso. E a tal riguardo vorrei aggiungere il discorso di David Cameron fatto oggi alle 7 del mattino nel quale il Primo Ministro si è impegnato a offrire maggiori poteri non solo alla Scozia, ma anche a Inghilterra, Galles e Irlanda del Nord, ha una portata storica perchè sancise l’inizio di una riforma costituzionale in tutto il Regno Unito.

In Europa tutti i Paesi in cui esistono rivendicazioni separatiste avevano gli occhi puntati sulla Scozia. Più di tutti la Spagna, dove la Catalogna ha già convocato, nonostante l’ostilità di Madrid e l’irrilevanza giuridica, un suo referendum indipendentista per il 9 novembre. Faceva il tifo per il sì anche la Lega in Italia, con il segretario Matteo Salvini arrivato in Scozia.

Diciamolo una volta per tutte: associare la Lega Nord al movimento indipendentista scozzese è sbagliato e fuorviante. Negli ultimi dieci anni l’indipendentismo scozzese è diventato una forza progressista, multiculturale e a favore di un maggiore intervento dello stato. Per questo la Lega Nord si è disinteressata della Scozia fino all’altro ieri e ha poi dimostrato, con una delle sue classiche figuracce in scala internazionale, di avere scarsa conoscenza non solo della questione, ma anche della geografia locale.

I media sono un mezzo potente per influenzare le nostre opinioni. Autorevoli e stimabili politici e giornalisti hanno raccontato questo referendum paragonando la possibilita della vittoria dell’indipendenza all’assassinio di Sarajevo del 1914 e al massacro di Culloden del 1746. Non è in questo modo che si rende giustizia allo spirito in cui i dibattiti sono stati condotti, qui a Edimburgo, come in altre parti della Scozia, nelle strade, nelle scuole, nei centri per il dopo-lavoro e perfino nelle comunita’ religiose. E lo dico da convinto unionista: per le mie origini e i miei studi credo che l’autonomia sia di gran lunga preferibile alla secessione. Il mio progetto di ricerca studia come tenere assieme complesse comunita’ politiche. Credo che Better Together sia uno slogan bellissimo (peccato che il resto della campagna del No sia stata orrenda). Credo sia un bene per l’Europa che la Scozia abbia deciso di restare nel Regno Unito, perche’ senza il loro voto nel 2016 il resto dell’Unione potrebbe davvero votare per l’uscita dall’UE. Credo sia un bene anche per la sinistra che la Scozia rimanga a fare parte del Regno Unito, perche’ senza la Scozia il Labour non avrebbe modo di ottenere una maggioranza a Westminster e battere gli odiatissimi Conservatori. Credo, infine, che le tastiere inglesi siano oltremodo scomode perche’ diventa complicato utilizzare gli accenti in maniera corretta. Ma come io faccio uno sforzo per adattarmi, credo che anche i media dovrebbero riportare queste vincende di portata storica in maniera imparziale, senza provare a influenzare subdolamente l’opinione dei lettori.

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