Lorenzo & his humble friends

The fool doth think he is wise, but the wise man knows himself to be a fool

Epica contemporanea

Le epoche vivono delle loro parole e la nostra epoca è un’epoca di guerra e tradimenti. Lo diceva Carl Von Clausewitz: la politica altro non è che la continuazione della guerra con altri mezzi. L’elezione del nuovo Capo di Stato ha aperto uno scorcio sul lessico della politica italiana dimostrando che parlamento e governo altro non sono che le ambientazioni di un pregevole romanzo d’epica tolstojiana. Ecco che invece di voti, comitati, candidature e dibattiti assistiamo a una girandola di patti segreti, schermaglie, tradimenti, imboscate e battaglie campali. Vediamo quali sono le forze in campo e come hanno determinato l’esito di questa battaglia.

I personaggi decisivi sono diventati nel tempo gli infidi franchi tiratori. Furono loro, ben 101, ad affossare il Partito Democratico nella celebre battaglia per la conquista di Prodi. E sabato sono stati almeno 35 franchi tiratori di Forza Italia a sancire il tramonto del vecchio leader stanco. Storicamente, vale la pena ricordare che i franchi tiratori altro non erano che le truppe dell’esercito dei Vosgi, guidate da Garibaldi, che combatterono i prussiani nel 1870. Secondo altre fonti, furono le milizie volontarie che difesero la Francia durante le invasioni del 1792 e del 1815. La locuzione tornò d’attualità nella Seconda guerra mondiale durante la battaglia di Firenze dell’estate 1944, dove i cosiddetti franchi tiratori si contrapposero alle forze di liberazione sparando dai tetti della città. Tutto molto chic. Oggi sono ancora i franchi tiratori a decidere le sorti di un Paese intero.

Piuttosto secondari, quasi folkloristici, sono invece i pasdaran. Si tratta di figure potenzialmente importantissime, ma ormai raramente decisive: dalla rivoluzione islamica del 1979 in Iran, i pasdaran sono quei miliziani  che abbracciano fanaticamente una causa o una figura carismatica. Nelle battaglie degli ultimi anni i pasdaran, vedere ad esempio Sandro Bondi, Daniela Santanchè, Altero Matteoli, o Stefano Fassina, sono sempre usciti sconfitti o comunque marginalizzati rispetto al centro dell’agone. Tant’è vero che molti pasdaran hanno dovuto reinventarsi pur di contare qualcosa.

E tuttavia i personaggi a me più cari sono indubbiamente i probiviri, la cui assenza da questa battaglia è risultata determinante. I probi viri, uomini onesti, sono quelle persone alle quali viene riconosciuta una certa autorità morale che può essere esercitata per giudicare e risolvere i problemi all’interno di una istituzione o, in questo caso, di un partito: i probiviri erano una figura istituzionalizzata all’interno del Popolo della Libertà, anche se, come ricordava Il Post, mentre i loro compiti erano abbastanza chiari, rimaneva oscura la loro identità. Furono loro, i Letta, i Verdini, i Confalonieri, a tenere assieme il partito per tanti anni, anche in quei momenti in cui sembrava che tutto dovesse andare a carte quarantotto. Grazie a loro la destra ha superato indenne ogni scandalo, ogni indecenza, raggranellando sempre almeno un voto in più del necessario nel segreto delle urne di Montecitorio e Palazzo Madama. Con le  lotte intestine degli ultimi anni, tuttavia, i probiviri sono stati delegittimati, hanno perso il controllo e così oggi il partito arriva a tutte le battaglie, grandi e piccole, lacerato e senza una guida capace di ricompattare le truppe al momento del bisogno.

Lo schieramento di queste forze in campo ha determinato una schicciante vittoria che, secondo i giornalisti, apre le strade all’impero Renziano. Oggi tutti saltano sul carro del vincitore. Ma fareste bene a ricordare che le forze in campo cambiano continuamente, mentre emergono nuovi condottieri e le correnti rinfocolano vecchie congiure. Tante altre battaglie ci aspettano e molti sono i cadaveri destinati a rimanere sul campo.

Piove, governo ladro!

There is at least one common denominator I found in all the places where I have lived so far: the habit of blaming constituted power for everything that could possibly go wrong. I must reckon, however, that this habit remains slightly more pronounced in Italy than anywhere else. The expression that epitomizes this attitude is Piove, governo ladro!, which means more or less It’s raining…the government’s fault again.

You might think this is a recently developed attitude. You would be wrong. It appears that the origins of this expression trace back to 1861. That year, a protest against the government had to be canceled at the last moment because of the heavy rain. Il Pasquino, a satirical magazine, published a comic representing the organizers using the sentence, which then became widespread. There are, however, at least two alternative hypotheses on the origins of this expression. The first refers to the Habsburg rule in the Reign of Lumbardy and Veneto in the early nineteenth century: at that time, the Habsburg government used to raise the taxes after a rainy year to get the greatest advantage of the related increase in the production. The other alternative hypothesis refers to the Grand Duchy of Tuscany in the 16th century: it was a period when salt was taxed by the public officials and they used to weight the salt when it was raining, thus resulting in a much heavier product to weight. All these hypotheses have their charm. It is hard to assess which of these bears the greater credibility. Either way, the expression traces back in time: at least a century, maybe even five. Those who think that the disdain for the government is a strictly contemporary phenomenon are utterly wrong.