Migrare

by Lorenzo Piccoli


Ogni tanto servono anche riflessioni personali e sentimentali e ti avviso subito, cara lettrice, che questa è una di quelle bombe sfacciatamente melodrammatiche che scrivo il venerdì sera dopo una lunga discussione a tavola.

Prima di tutti è stato Jonas e già il suo addio fu piuttosto melodrammatico. Tra pochi mesi Dani tornerà all’estero e questa volta sarà per qualche anno, se non per una vita. Ada partirà a gennaio e Nele anche. La maggior parte delle persone che hanno arricchito la mia vita a Firenze, da Martin a Fabio, Niels, Mariana, Anna, prenderanno il volo tra agosto e dicembre. Perfino i fiorentini, penso a Giallu, potrebbero andarsene. E io, che come sempre non ho ancora un programma definito [She said, “Where d’you think your going with that look upon your face / He said, “I’m going nowhere, would you like to come too”] non so ancora dove sarò. Forse dopo tutto anche io dovrò dire arrivederci a Firenze, questa città bellissima che mi ha accolto come una amica forte e virtuosa fin dai primi giorni. Da quando ho compiuto ventun anni ho sempre cercato di muovermi velocemente: non ho mai avuto difficoltà a stringere nuove amicizie e staccarmi sapendo che la vita è breve e va vissuta per tappe, senza fermarsi troppo a lungo nella stessa medesima situazione. E anzi, mi sono divertito a ricominciare daccapo anno dopo anno. Eppure questo posto, queste persone: non sono sicuro di essere pronto al distacco. L’unico modo di tirarmi su è una canzone che passa in questo momento alla radio e mi fa venire in mente una clip particolare: la emulerò, ballando ai tempi passati e quelli a venire.

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