Sharing economy

by Lorenzo Piccoli


Lo scorso anno ho offerto la mia stanza su Airbnb e nel corso dei mesi la ho affittata a circa sei-sette persone (ricordate?). Me n’ero quasi dimenticato, senonché oggi ho ricevuto una nuova richiesta per il periodo invernale. E mi è tornato in mente questo paragrafo di Lorenzo:

“Nella nuova casa avete un letto in più? E perché non lo mettete su AirBnB?”  In 10 giorni, dal trasloco, non mi ricordo più quante volte ho sentito questa frase. E hanno ragione, tutti quelli che me l’hanno detto: l’affitto è alto, non si naviga nell’oro, perché non arrotondare? È pure in nero… Però questa roba mi ha fatto pensare a quanti pezzi della vita di ognuno di noi debbano essere messi in vendita, nella presunta “sharing economy”, per poter campare. Un pezzo di casa tua su AirBnB, il tuo viaggio in macchina su Blablacar o Uber, le ripetizioni al pomeriggio, l’insegnamento a ore, l’organizzazione dell’evento, ecc. ecc. Nessuno lavora mai e tutti lavorano sempre, nessuno ha un’attività in grado di garantirgli una vita dignitosa, e tutti mettono in vendita centomila cose di sé per arrivare a fine mese. È davvero meglio? Ci piace davvero di più, questa flessibilità trendy e smart, rispetto a un mondo in cui vendevi un terzo della tua giornata agli stessi tutti i giorni, ma i restanti due terzi erano tutti tuoi e nessuno te li toccava?

Ma un mondo in cui io lavoro, dell’affitto non mi devo preoccupare, e sul letto in più ci metto chi voglio io, è davvero così impossibile da avere?”

A margine del ragionamento sulla stanza, ne approfitto per segnalarvi che Lorenzo rappresenta un bell’esempio di come usare Facebook in maniera intelligente per dibattere e condividere cose serie invece che riempire la bacheca di sciocchezze auto-referenziali di cui davvero non dovrebbe importarci nulla. Il che, me ne rendo conto, potrebbe sembrarvi vagamente paradossale essendo questo mio blog infarcito di auto-referenzialità.

Advertisements