Leggere le notizie

by Lorenzo Piccoli


E’ in giorni come questi che vengono fuori tutte le ragioni per cui, anche volendo, sarebbe davvero un pessima idea mettersi in gioco per una carica elettiva. Prendiamo questa intervista al sindaco uscente di Torino.

C’è, anzitutto, un giudizio irrazionale da parte degli elettori. Negli ultimi cinque anni Piero Fassino ha amministrato Torino splendidamente. La città oggi è vivibile, ha servizi efficienti, sicurezza, attività culturali, locali per giovani, finanziamenti alla ricerca e allo sport. Eppure Fassino perde, e per me questo è inspiegabile.

C’è l’irrazionalità degli elettori, sempre alla ricerca di cambiamento (ma cambiamento per cosa? di cosa? perché?) e poi c’è la pochezza dei mezzi d’informazione, sempre alla ricerca spasmodica di una narrativa forzata. Mi piacerebbe un contesto nel quale prendessimo ogni voto per quello che è: si elegge il sindaco di Roma? Allora diamo un giudizio su Roma. Eleggiamo i nostri parlamentari Europei? Allora votiamo chi ha maggior competenze per farlo. Invece – e i mezzi di informazione ne sono i principali responsabili – viviamo un clima da perenne giudizio sul governo, succubi della patologia italiana dell’uomo forte al comando e dell’idea che i nostri destini dipendano esclusivamente da quell’uomo. E’ una mentalità debole, oltre che sciocca. E allora anche un’intervista in cui Fassino parla di come ha amministrato la città finisce per avere un titolo estrapolato fuori contesto (Matteo ascolti di più chi fatica e affidi il partito a un suo vice) e che, peraltro, fraintende completamente quello che l’intervistato dice per davvero (In Europa la guida del governo coincide quasi sempre con quella del partito. Poi, se uno guarda al modello più sperimentato, quello tedesco, vede che c’è un leader – il cancelliere – e poi c’è una figura forte, il numero due del partito a cui è affidata la gestione. Mi sembra un modello ragionevole, è quello dell’Spd. Detto questo, non è il modello organizzativo che risolve i problemi). In questo clima avvelenato finiamo per parlare ossessivamente delle persone anziché discutere in quale tipo di politiche pubbliche vorremmo nel nostro comune, nella nostra regione, nel nostro stato, nella nostra Europa.

Advertisements