El Warung, Artenara

by Lorenzo Piccoli


Mia sconosciuta lettrice,

Ti scrivo da una grotta piccola-piccola dove mangio formaggio di capra e bevo una birra prodotta dal signor August K. Damm. Sono ad Artenara, un paesino incastonato nella pietra vulcanica delle montagne canarie. Qui tutti vivono nelle grotte: mi pare di poter dire che questo e´l’equivalente spagnolo di Matera. Solo che ci troviamo nell’Oceano Pacifico, sulle coste tra Marocco e Western Sahara

Sono finito qui dopo che a maggio avevo letto un articolo su El Pais. L’autore parlava del lavoro di una associazione locale per sviluppare un tipo di turismo alternativo a quello che sta distruggendo quest’isola bellissima, ponte tra Europa, Africa e America. Sai che qui si fermano la maggior parte dei navigatori alla volta delle Americhe? Nel corso degli anni sono passati coloni, avventurieri, esploratori e corsari. Fu qui che si fermo’ Cristoforo Colombo nel 1492 prima della sua traversata verso l’ignoto; e anche Francis Drake attracco´a Las Palmas nel 1595 per sottrala al dominio spagnolo. (Non ci riusci’). Ancora oggi l’isola ospita ogni anno a novembre le navi che fanno rotta verso l’America in una regata mondiale; e con le navi arrivano centinaia di ‘boat-hikers‘, cioe´persone che offrono manovalanza sulle navi in cambio di un passaggio attraverso l’Oceano.

Sto divagando: quel che voglio dire e’ che tu, cara lettrice, probabilmente non sapevi nulla di tutto cio’. L’immagine mondiale delle sette isole canarie e´legata al turismo di massa. La sola Gran Canaria attira tredici milioni di turisti all’anno. Sono persone che vengono principalmente per il clima, che e’ mite 365 giorni l’anno; e per le spiagge. Allo stesso tempo, pero’, Gran Canaria e’ la regione con il tasso di disoccupazione piu’ alto della Spagna. Il turismo di massa si concentra a Las Palmas e negli enormi resort nel sud dell’isola. L’associazione di cui ho letto su El Pais ha come scopo la promozione di un turismo alternativo che dia maggior risalto alla storia delle isole; alle culture locali; alla diversita’ paesaggistica e ale attivita’ all’aperto. Per farlo ha creato tre ostelli: Atlas a Las Palmas; El Warung ad Artenara; e una cueva per famiglie e piccoli gruppi a Acusa Seca. Negli ostelli si ospitano scalatori, ricercatori, artisti, hikers, navigatori; si organizzano concerti, seminari e cineforum, camminate, yoga, sessioni di surf. Chi viene ospitato, come me, contribuisce a far progredire gli alloggi e a organizzare gli eventi.

Devo pero´ammettere, cara Lettrice, che arrivato a Las Palmas la prima impressione non e’ stata positiva. Avevo provato a non crearmi aspettative, ma sono stato sconvolto dalle colate di cemento, l’orizzonte torrido, l’edilizia selvaggia, la spiaggia urbana infinita e pienissima, le trivelle a poche centinaia di metri dal lungomare, i negozi tristi e anonimi. Parlando con gli altri voluntari ho scoperto che la mia e´una sensazione condivisa; eppure quasi tutti tendono a tornare. Delle persone conosciute ad Atlas, Las Palmas, almeno la meta’ erano di ritorno per la seconda o terza volta. Ho iniziato a comprendere il fascino del posto leggendo alcuni libri: tramite i testi e le foto ho scoperto l’enorme varieta’ di queste isole, dove ci sono la piu’ alta montagna di Spagna, il terzo vulcano piu’ grande d’Europa, deserti e spiagge.

Ho anche conosciuto meglio i ragazzi che stanno qui e ho capito che posso imparare molto da Rodrigo che e’ un trentasettenne brasiliano che ha lavorato per anni nel marketing e fa surf; Silvia, che avra’ circa venticinque anni e fa dipinti vegan per giornali del settore; e Chelsea, che penso abbia la mia eta’ e scrive per giornali online. Sono tutti digital nomads, cioe’ persone che possono lavorare dove vogliono perche’ per farlo basta un computer portatile e una connessione a internet. E’ un pensiero che non mi attrae: ho sempre pensato al lavoro come a una attivita´necessariamente sociale. E tuttavia quella dei digital nomads e’ una realta’ sempre piu’ diffusa in questo mondo globalizzato e ipertecnologico e io vorrei capirla meglio. Gran Canaria e’ il primo posto al mondo per tasso di digital nomads: la vita qui costa poco, fa caldo e ci sono spiagge praticamente ovunque.

Manolo, il ragazzo che ha creato e tutt’ora gestisce l’associazione, vorrebbe che i digital nomads si integrino meglio nel tessuto sociale del posto, interagiscano con i locali e portino una crescita sociale e culturale, non solo economica. Io vorrei fare qualcosa in questo senso; ma potrei anche aiutarlo a sviluppare l’idea del percorso GR131, un trekking di oltre 500 km, da Lanzarote a El Hierro. Sette isole nell’oceano, fino a 3700 m di altezza nel punto piu’ alto, circa 28 giorni per percorrerlo tutto. Manolo spera di trasformare questo percorso uno dei piu’ importanti d’Europa. Mi sembra perfetto.

Per cominciare sono stato mandato ad Artenara, a El Warung: un ostello in una grotta a oltre mille metri di altitudine. E’ stato il mio regno per gli ultimi giorni. Un regno bellissimo. Dai riflessi del sole ardente sulla roccia vulcanica nel pomeriggio al silenzio surreale dell’enorme vallata davanti alla mia grotta al tramonto: e´tutto impresso nella mia memoria.



Ora mi preparo a tornare a Las Palmas: dobbiamo organizzare un concerto sul tetto dell’altro ostello, quello cittadino. Poi mi occupero’ di raccontare storie per il cammino che taglia attraverso l’isola. Ieri sono andato a esplorare i sentieri vicini, ma ho esagerato: sono sceso fino all’Oceano. Alle 14.00, dopo sei ore di cammino e una temperatura di quarantatre gradi avrei potuto morire se non fossi stato raccolto dalla macchina di Jote e Jose, che passavano di li per caso.  Il polipo che ho mangiato nel pomeriggio mi ha ricompensato di tutti gli sforzi.

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