Prendendo a calci i giganti

by Lorenzo Piccoli


E’ stata una campagna referendaria bizzarra e oggi Andrea ha scritto una cosa che mi ronzava in testa da tempo.

Semplificando, credo che nel corso della campagna ci siamo divisi in due blocchi non apertamente contrapposti, a differenza di quelli dei Sì e del No. Da un lato, il “blocco della ragionevolezza” ha cercato di maturare una decisione frugando tra varie analisi, esplorando dati e resoconti, testando la validità delle tante considerazioni che si potevano fare. Dall’altro, il “blocco delle anime pure” ha costruito giorno dopo giorno il senso eroico della propria posizione, identificando le considerazioni da enfatizzare (qualcuno anche quelle da nascondere), santificando i propri profeti e demonizzando quelli degli avversari. Durante la campagna, i ragionevoli avevano la necessità di capire, i puri avevano già capito tutto e preferivano battagliare;  i ragionevoli sono diventati i depositari del dubbio e dell’apertura, le anime pure gli apostoli delle proprie verità e certezze; i primi cercavano la riflessione, i secondi preferivano l’invettiva; i primi potevano ammettere apertamente le proprie mancanze, i secondi solo le colpe degli altri.

 

Un aspetto spaventoso di questa dinamica è che moltissime persone, quelle che Andrea chiama ‘i puri‘, hanno deliberatamente ignorato i fatti. Lo hanno fatto per tante ragioni: per opportunità politica o professionale, per ignoranza, oppure per sentirsi in pace con se stessi. Farò alcuni esempi. In molte discussioni si sosteneva e si sostiene tutt’ora che il nuovo senato non sarebbe eletto dai cittadini: questo è palesemente falso, in quanto il nuovo articolo 57 dice che ‘i Consigli regionali e i Consigli delle Province autonome di Trento e di Bolzano eleggono, con metodo proporzionale, i senatori fra i propri componenti‘ e come voi dovreste sapete i consiglieri regionali e quelli delle province autonome sono direttamente eletti. Un altro tema caro agli oppositori della riforma è l’indebolimento del Senato, cosa questa che indebolirebbe la democrazia: quest’argomento dovrebbe far inorridire chiunque abbia una minima nozione di politica comparata o del funzionamento dei sistemi democratici in Germania e nel Regno Unito, per dire. Anche sul fronte del Sì non sono mancate le dabbenaggini. Come ho già spiegato, difendere una riforma in funzione del risparmio sui costi fa tremare i polsi a chiunque abbia sinceramente a cuore il funzionamento delle istituzioni pubbliche.

In un sistema in cui prevale la ragionevolezza, tutte queste argomentazioni non avrebbero potuto circolare per più di qualche ora, perché non hanno senso. Si tratta di applicare ragionamenti consolidati nei secoli e condivisi tra i maggiori esperti di teorie politiche e eliminare il campo dalle fandonie. E’ quello che si usava fare un tempo: saliamo sulle spalle dei giganti, cioè i grandi studiosi che ci hanno preceduto, per vedere meglio la realtà. Ma oggi quei giganti preferiamo prenderli a calci. Lo si è fatto nel Regno Unito e negli Stati Uniti, dove gli esperti sono stati derisi. E’ ormai tristemente nota l’uscita dell’ex segretario alla giustizia inglese Michael Gove, che in piena campagna Brexit disse che la gente ne aveva avuto abbastanza degli esperti. In Italia sta succedendo la stessa cosa. Provate anche voi a entrare in un dibattito referendario spiegando che alcune delle tesi promulgate da uno o dall’altro schieramento – più da uno che dall’altro, a onor del vero – non hanno alcun senso. Nel migliore dei casi verrete ignorati; nel peggiore verrete considerati parte dell’élite che ha causato la rovina di tanti ordinari cittadini.

Un fatto piuttosto grave, a mio avviso, è che i ricercatori e docenti universitari siano parte in causa di problema. Moltissimi di loro, quasi tutti invero, hanno deciso di entrare nella campagna referendaria come ‘puri‘, non come ‘ragionevoli’. E così gli accademici hanno giocato a difendere l’uno o l’altro lato del dibattito senza spiegare al pubblico la natura della riforma in modo tale che ciascuno potesse farsi una propria opinione al riguardo. Paradossalmente, una delle uniche eccezioni in questo panorama è stata quella di uno dei professori che è anche politico, Francesco Palermo, che ha scritto una serie di illuminanti articoli sulla riforma e sul referendum.

Illuminanti, già. Perché l’idea che la ragionevolezza dovrebbe dominare il dibattito pubblico viene dall’illuminismo, che contribuì a portare l’analisi razionale nel mondo, strappando il diritto di distinguere la realtà al divino e portandolo all’umano – in particolare alla ragione umana. Ne avevo già scritto in un lungo articolo che avevo pubblicato due mesi fa e che purtroppo torna ad essere estremamente attuale anche nel dibattito italiano. La mia speranza è che invece di seguire ciecamente gli slogan dei nostri salvatori e profeti possiamo cominciare a cercare ragionevolmente le nostre opinioni, magari salendo di nuovo sulle spalle di quei giganti che ci hanno preceduto nei secoli.

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