Appunti di quaderno su Torino

by Lorenzo Piccoli


I rumori. Brulichio soffuso. Passeggiare. Pavimenti, portici, lungo il fiume, piazze.

 

Ordine e magnificenza; eppure c’è delicatezza. Montesquieu (1728): ‘Torino è piccola e ben costruita‘. Armoniosa e proporzionata, giochi di luci e colori, scenografie – soprattutto Piazza San Carlo, nota. Le lunghe strade che sembrano condurre in linea retta verso le come nevose. Nietzsche (1888, sei mesi a Torino):  ‘raffinata delicatezza‘. Tutto fluisce.

Le persone. Goldoni: ‘molto cortesi e molto civili; e vedendo arrivar tra loro un Milanese, un Veneziano, o un Genovese, hanno il costume di dire: questi è un italiano‘. Gian Giacomo Casanova: ‘fra le città d’Italia Torino è quella nella quale il bel sesso ha tutti i fascini che l’amore gli può desiderare‘.

Le piazze grandi. San Carlo. Vittorio Veneto. Castello. Statuto. Le piazze meno grandi. Palazzo di città.  Consolata. Emanuele Filiberto. Nietzche: ‘qui tutto è costruito con liberalità ed ampiezza, specialmente le piazze, così come nel cuore della città si ha un senso superbo di libertà‘.

La cittadella e Porta Palazzo. Secondo Edmondo de Amicis, uno Zola torinese potrebbe mettere lì la scena di un romanzo intitolato Il ventre di Torino: ‘fra le lunghe fila di baracche di botteghini, in mezzo a monti di frutta, legumi e formaggi, tra il vociare dei commercianti e il via vai delle carrette s’agita confusamente una folla fitta di contadini, di turisti, di massaie. E’ una folla continuamente cangiante’.

Il parco del Valentino e il Monte dei Cappuccini. I tramonti. L’alba.

Il museo del Risorgimento. Il museo del Cinema. Il museo Egizio. Il museo Pietro Micca. Venaria Reale. Il museo di Arte Orientale. La Pinacoteca Agnelli. Il museo di Antropologia Criminale, che splendida illustrazione del genio pericoloso di Cesare Lombroso! Il museo dell’Anatomia. Il museo dell’Automobile. La Galleria Fotografica.

Caffè, cantanti ambulanti, orchestre, teatri, cinema. Primo Levi, Massimo d’Azeglio, Pietro Gobetti, Cesare Pavese, Guido Gozzano, Norberto Bobbio. E poi Antonio Gramsci, Friedrich Wilhelm Nietzche, Emilio Salgari, Italo Calvino. Proprio Calvino scrisse nella sua autobiografia che ‘Torino è la città ideale per lo scrivere… Invita al rigore, alla linearità, allo stile. Invita alla logica, e attraverso la logica apre alla follia‘.

Le librerie: Luxembourg, il bar Dotto e quell’altra tutta sgangherata non lontana da casa, di cui però ignoro il nome. Le case editrici. Storiche botteghe e caffè letterari. Il Circolo del Lettori. In ogni casa, larghe biblioteche.

Le piole: il Camaleonte, Cianci. Silos, il Pastis.

L’ospedale Mauriziano e la stazione Massaua.

Pal bikery, Affini. I panifici: il pane di una volta. Le gelaterie: La Romana. Le case del quartiere, i Bagni Municipali. Mnur. Le gioiellerie. La galleria subalpina.

Il cineforum Baretti.

Mi mancano completamente le periferie e la campagna. Tornerò?

 

 

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