Un cubano

by Lorenzo Piccoli


Ieri partita di calcetto con la squadra che ho messo assieme: è la squadra dell’ufficio, Swiss Forum of Migration (SFM), anche se per il torneo ho deciso che ci chiameremo Savoir Faire à Manger (SFM). Perso 8 a 1. Al Bistrò, poco dopo. Arrivo prima degli altri ragazzi perché sono in bici. Mi siedo e aspetto. Di fronte a me due passano due ragazze. Le guardo felice. Poi il mio sguardo incontra quello di un altro solitario avventore, anche lui chiaramente ammirato dalle donne. Attacca discorso. E’ cubano, si chiama Elias. Continua a parlare della cultura e di come lui la venda. Come, non mi è chiaro. Quel che invece è chiaro è che lui conosce ben poco della storia e della geografia e dell’arte; ma all’Havana ha incontrato Lorenzo Jovanotti e Antonello Venditti e si sente quindi un ambasciatore dell’arte italiana nel mondo. Arrivano i compagni: Marco, Robin ed Elie. Proviamo a parlare di noi, ma Elias ormai non si scolla più. Quando Robin racconta brevi storie salaci sul suo erasmus a Palermo, lui allarga le braccia e urla ‘Questa è cultura! Mi commuovo! Piango! Cultura!‘. Capisco che devo andarmene. Elias mi attacca un ultimo torrone sulla semplicità nella vita e l’importanza di essere positivi e fraterni. Queste sciocchezze da hippie squattrinati mi fanno infuriare. Mi congedo; lui dice che mi ha pagato tutte le birre e la cena, ma non è vero. Insiste sull’andare a fare serata assieme a Berna più avanti questo mese. Me ne vado.

Oggi arrivo in ufficio dopo pranzo. Robin mi chiede se ero già andato via quando il cubano ha rovesciato tutte le birre sul tavolo. Marco mi dice che sono un Giuda e che ‘quel cazzo di cubano si è fatto offrire tutte le birre e la cena‘. Elie non vuole più parlarmi.

Penso che regalerò loro una copia di Prendilo tu questo frutto amaro, live all’Havana 1995.

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