Il mercato del rastro

by Lorenzo Piccoli


Il primo profumo che mi accoglie è quello dei fiori: tante bancarelle coloratissime con donnine vivaci che si sbracciano urlando e ridendo.

Poi l’inconfondibile odore acre di abiti vintage: mucchi di giacche in pelle e jeans sgualciti e accatastati. La pazienza che è necessario avere mentre si rovista tra le montagne di tessuto è a volte snervante. Sotto il solleone le gocce di sudore si attaccano agli occhiali da sole. Mi si rivolge un volto sorridente a cui sembra non importare se non capisco la lingua. Mi parla mettendomi tra le mani robaccia improbabile che mai comprerò. Ricambio ridendo di gusto.

Le vie brulicano di vita come un formicaio. L’odore degli abiti usati si mescola col legno dei mobili di antiquariato e del fritto che esce dai chioschi ai lati della via. Vengo avvolta dalla calca di persone – famiglie con bambini e anziani – che mangiano pollo fritto con le mani. Visi unti, parlano e ridono a bocca piena.

Ai lati del mercato un gruppo di artisti di strada con capelli lunghi e sandali di cuoio snocciola musiche popolari spagnole. Una donna balla con espressione soddisfatta: pare che faccia fatica, concentrata solo sul piacere che sta vivendo. Tra il pubblico c’è chi ha le mani occupate perché le batte tenendo il ritmo e chi invece è alle prese con la videocamera del proprio telefono. Allungo la testa come una tartaruga e mi avvicino agli artisti strisciando sotto le ascelle del pubblico. L’odore che prevale potrebbe essere quello del sudore o del tabacco, ma io sento profumo di sole: hai presente quello che ti si imprime sulla pelle dopo una giornata d’estate all’aria aperta?

Proseguo tra le vie e mi perdo nel gusto dell’incenso, nei saponi, nell’erba. Altre musiche e altre danze, questa volta africane, mi vengono incontro al ritmo di energici tamburi.

Lentamente mi avvio verso casa. Sento spensieratezza intorno a me e mi ci lascio avvolgere.

Arianna