Scrive Lorenzo

by Lorenzo Piccoli


Penso da tempo che dietro ad alcune (non a tutte, ma ad alcune) difficoltà della sinistra italiana, in tutte le sue forme, da quelle strettamente politiche a quelle sociali e culturali, a evitare continue spaccature ci sia anche una questione materiale di composizione, non solo di genere (di cui altri hanno già scritto meglio di come possa fare io) ma anche sociale-professionale. Una sinistra di laureati, artisti, scrittori, professionisti della comunicazione, dirigenti pubblici, giornalisti, ricercatori universitari, ecc. è una sinistra di persone abituate a dare un grande valore alla propria individualità e al proprio personale contributo. Persone interessanti, con molto da dare e da dire (ci sono anch’io in questa categoria, ci mancherebbe), abituate a firmare opere e scelte con nome e cognome, più che a essere un pezzo che conta quel che conta, in mezzo ai tanti. E questo porta a discussioni molto vivaci e interessanti, ma anche a un’incapacità diffusa di fare un passo indietro, ascoltare davvero tutti, prendere in considerazione il punto di vista di tutti, riconoscere che la propria idea può essere sbagliata, oppure può essere anche giusta ma se molti ne hanno un’altra si segue quella, e così via. Nelle professioni intellettuali c’è il lato creativo e vitale dell’individualità, che è quello più stimolante e arricchente, ma che fatica a trovare una compatibilità con lo spirito gregario e con la disciplina comune che sono necessarie a qualsiasi progetto collettivo. E in tempi di individualizzazione generale, in cui subordinare la propria identità individuale a un’appartenenza collettiva è sempre più difficile per tutti, questo non aiuta. E non ho una soluzione, ma quantomeno bisognerebbe averne consapevolezza.

Lorenzo Zamponi, amico e collega alla Scuola Normale, che tra l’altra ha da poco pubblicato un bel libro intitolato Resistere alla crisi. I percorsi dell’azione sociale diretta. Lorenzo ha condiviso la riflessione di cui sopra tramite il suo profilo Facebook.