Lorenzo & his humble friends

The fool doth think he is wise, but the wise man knows himself to be a fool

Weekend long reads: November 2019

Books and Arts section, An expedition reveals the perils of reading Dostoyevsky in Antarctica, The Economist. Christian Jarrett, Acting changes the brain: it’s how actors get lost in a role, Aeon. Dan Hancok, How to feed a protest movement: cooking with Extinction Rebellion, 1843. Dan Piepenbring, The Book of Prince, The New Yorker. Rebecca Mead, The Gay Genealogist, The New Yorker.

Soundtrack: Gradbrothers Live Session during the Into The Great Wide Open festival on the Dutch Island Vlieland, 2017.

Architetture

Bell’articolo questo, anche se non dà le chiavi di lettura per decodificare il codice architettonico specifico, avvalorando in tal modo l’orribile criterio attuale dell’ilike versus dontlike. Direi però che molte delle opere sono sovradimensionate, non a misura d’uomo e che spesso non interpretano correttamente il Genius Loci. Sono ovviamente straordinarie, ma spesso autoreferenziali: oggetti di design molto costosi. Herzog & de Meuron, due grandi figure dell’Architettura contemporanea, nella sola Elbphilharmonie di Amburgo hanno speso l’equivalente del costo di progetto (a concorso internazionale) e realizzazione di 40 scuole superiori per 600 studenti! E’ cioè più importante una grande realizzazione, tipo MuSe di Renzo Piano per intenderci, molto costosa nella realizzazione e poi soprattutto nella gestione, che serve ad attirare turismo dall’esterno e magari riscattare un luogo un po’ anonimo o una qualità architettonica alta e diffusa perseguita, come in Südtirol attraverso una stagione di concorsi di progettazione (non di idee, ma di progetto e realizzazione) di opere pubbliche di medio, basso costo (4 – 20 milioni)? Certo, all’estero si costruisce ancora, in Italia ormai è tutto fermo da tempo: negli anni ’60 venivano da noi da tutto il mondo per imparare a fare l’Architetta/o, ora non più. Grazie di avermi dato il modo di riflettere seriamente sulla cosa.

Carlo

PS: Ho letto di recente da parte di un accorto architetto e urbanista italiano che da troppo tempo che non si parla più di Social Housing in Italia; lo estenderei al mondo.