Morire soli

by Lorenzo Piccoli


Scrive Simone: “L’unica forma di provare dare chiavi di lettura socio-antropologiche al tempo che stiamo attraversando, almeno in questo qui e ora, è quella di partire dalle micro-storie che stanno sotto il velo dei numeri di contagi, decessi e guariti da cui siamo continuamente bombardati. Le storie di chi si è ammalato, di chi presta lavoro di cura in ospedale e fuori, di chi deve uscire di chi deve star chiuso in casa, di chi una casa non ce l’ha e di chi non ci vuole stare. Se guardiamo, ad esempio, all’emergenza sanitaria non è solo la mancanza di letti di terapia intensiva che può far capire la tragedia sociale che stiamo attraversando ma il fatto che un/a volontario/a, un/a infermiere/a e un/a medico debba ergersi, senza che sia suo compito, e senza essere stato addestrato/a a farlo, a giudice di vita o di morte. Se osserviamo i decessi, non è l’immenso numero di questi giorni che sovverte l’ordine sociale, giustificando le misure di restringimento delle libertà individuali, ma il fatto che alla morte sia negata la propria natura sociale di rito di passaggio. Spesso si muore soli, ma solo in circostanze a-normali si nega la celebrazione sociale del passaggio, rendendo incomprensibile e incommensurabile la perdita“.

E poi questo articolo.