Pubblicità per cui non sono pagato

by Lorenzo Piccoli


Prima che iniziasse la pandemia, viaggiavo continuamente sui treni. Avevo iniziato nel 2017, all’epoca del trasloco in Svizzera, perfettamente in linea con la moda del tempo. Io però collego i treni al ricordo di quando visitai il museo dedicato ad Alcide Degasperi a Pieve Tesino. La cosa che mi piacque più di tutte fu la descrizione dei suoi continui spostamenti in treno tra Vienna (dove era deputato al Parlamento Asburgico di Vienna) e la circoscrizione che rappresentava (Fiemme-Fassa-Primero-Civizzano).

Ho preso dunque l’abitudine di triangolare tra Neuchâtel, Parigi e Firenze con frequenti escursioni a Trento. A forza di trasferte su rotaia ho imparato a godermi il viaggio. In treno lavoro al computer, leggo un libro, guardo fuori dal finestrino, ordino le idee. E quando scendo dal treno ho scoperto anche alcuni punti di ristoro fissi, fondamentali per sentirmi meno spaesati.

A Milano Centrale, snodo cruciale e stazione con una magnifica acustica, mi fermo quasi sempre per mangiare un trancio di pizza a Spontini e poi un caffé lì accanto, a Mignon.

A Ginevra Cornavin quando posso mi fermo da Coffee and Books, un ambiente rilassato in cui tirare il fiato. Ricordo sempre con piacere quando campeggiai lì per un paio d’ore all’alba di una nuova settimana in gennaio, dopo aver viaggiato tutta la notte in Flixibus da Parigi. Avevo con me il libro di un editore di cui non ricordo il nome sulla nascita della fotografia sociale. Fuori nevicava.

A Parigi Gare de Lyon vado solitamente da Paul per un’iniezione di zucchero. A Gare d’Austerliz non ci sono mai passato, anche se mi piace tantissimo il nome , mentre arrivo spesso a Gare du Nord e Gare de l’Est: ma sono piuttosto brutte e, se posso, mi fermo fuori nei tavolini esterni di questo café un poco sudicio, ma che mi ricorda la visita che feci in marzo. Saint-Lazare mi fa pensare a questo dipinto di Monet.

La Gare Saint Lazare - Claude Monet

Ci sono altre stazioni che ho conosciuto bene negli anni precedenti al mio trasloco il Svizzera. Quella in stile fascista di Trento, ovviamente, quella abbandonata in terra di nessuno del Brennero; ma anche quelle di Firenze (Santa Maria Novella, Campo di Marte, Rifredi). Sono incuriosito dalla Medio Padana di Reggio Emilia ogni volta che ci passo, ma non ci ho mai messo piede.

Raccontare di queste stazioni le fa apparire perfino più romantiche di quel che sono. Carlo mi ha segnalato una bella citazione svizzera di Roland Barthes proprio a questo riguardo: L’irrel se dit, abondamment (mille romans, mille poèmes). Mais le déréel ne peut se dire; car si je le dis (si je le pointe, même d’une phrase malhabile ou trop lottéraire) c’est que j’en sors. Me voici au buffet de la gare de Lausanne; à la table voisine, deux Vaudois bavardent; brusquement, pour moi, chute libre dans le trou de la déréalité, je me dis, c’est ça: ‘un stéréotype bien épais dit par une voix suisse au buffet de la gare de Lausanne”. A la place de ce trou, un réel très vif vient de surgir: celui de la Phrase (un fou qui ècrit n’est jamais tout à fait fou; c’est un truqueur: aucun èloge de la Folie n’est possible). Mi sembra una bella conclusione per questo testo assai modesto.