Pontarlier

by Lorenzo Piccoli


Sono andato in bici fino a Pontarlier salendo fino a Rochefort (una salita che faccio spesso e volentieri) e poi via via in leggera salita per tutta la val de Travers (Brot Dessus, Noiraigue, Travers, Couvet, Motiers, Fleurier). Era qui che venivo spesso ad allenarmi nel 2016 e mi piaceva tanto il paesaggio pre-alpino e così vagamente simile a quello dei dintorni di Trento, dove sono cresciuto. Una volta mi ero spinto fino a Fleurier e poi da lì ero andato a sinistra, ero risalito sullo Chasseron, mi ero perso nella nebbia, e poi giù di ritorno a Neuchâtel dall’altro versante, quello del lago. Questa volta, invece, a Fleurier ho preso a destra e ho ricominciato a salire (Saint Suplice, le Verrieres), ho attraversato il doppio confine con la Francia (vuoto: ma ha fatto una certa impressione, dopo tre mesi di confini chiusi tra i due Paesi) e poi giù fino a La Cluse, dove si vede il fortino abbarbicato sulle rocce, e da lì a destra e si arriva alla non bellissima Pontalier, dove oltre la metà della popolazione lavora all’estero (cioé, attraversa il confine e va a lavorare in Svizzera ogni mattina).

A Pontalier ho mangiato una Parigi-Brest, mi sono fatto un caffé, e poi sono ripartito senza sapere bene dove stessi andando. Mi sono trovato a salire molto più di quanto avrei desiderato fino a Les Gras, scendere precipitosamente, risalire a tradimento fino a Mont Chateleu, e lì ho attraversato un’altra frontiera ormai sguarnita, per poi scendere al lago des Tallières, e da lì ormai mi orientavo. Una curva a sinistra per La Brévine, un’altra a destra risalendo per Les Ponts de Martel, dove in inverno vengo talvolta a fare sci da fondo, poi giù per Les Petits Ponts e da lì un’ultima salita, che faccio con la lingua di fuori, fino a sotto il Mont Racine. Lunga discesa fino a casa, bagno e letto.

Sono memorabili giornate di solitudine.