Senza pensieri

by Lorenzo Piccoli


La prima cosa che mi colpisce arrivati a Napoli sono le mura che parlano: ci sono manifesti mortuari ovunque. La maggior parte degli annunci sono dedicati a decessi; alcuni a veglie postume (il trigesimo); altri ancora ad anniversari. La seconda cosa che mi colpisce sono i tatuaggi sui corpi delle ragazze: tantissimi e situati in ogni anfratto del corpo. La terza cosa è banale e quasi mi vergogno a scriverne; però i motorini sono davvero impressionanti. Velocissimi, con a bordo un uomo e un armadio, tre donne, un uomo una donna e un bambino, tre bambini, tre bambini e un cane, e via dicendo. Molti guidano senza casco, ma i miei avvistamenti preferiti sono quelli con elmetti velleitari, copricapi che potrebbero uscire da un museo della prima guerra mondiale.

Il nostro minuscolo appartamento é proprio davanti al vecchio tribunale, ora Castel Capuano. Camminiamo pieni d’ammirazione per Spaccanapoli e poi per i Quartieri Spagnoli, dove vanno assai di moda i banchetto dello spritz. Nelle case filtra pochissima luce. Porte e finestre sono aperte: la socialità dell’uscio. La sera incontriamo Francesca nel suo quartiere, il Vomero. Siamo acclimatati.

Da Maiori a Scala (8 chilometri, 700 metri di dislivello)

La mattina di martedì prendiamo un autobus che ci porta da Napoli a Maiori, passando per i pittoreschi paesi di Cava de’ Tirreni e Cetara. In barba a tutti gli stereotipi, l’autobus parte e arriva in orario, ed è pure comodo. Il personale dei trasporti, e questa sarà una costante del viaggio, si rivela assai rigido nell’applicazione delle norme regionali che limitano i posti disponibili sui mezzi pubblici e impongono l’uso della mascherina.

Da Maiori prendiamo il Sentiero dei Limoni che porta a Minori. Sono tantissime scale, che prima vanno a salire e poi a scendere. Dall’alto si nota soprattutto la coloratissima cupola maiolicata, eredità saracena, della chiesa. Non è l’unica: ce ne sono altre, pure quelle incredibili, a Cetara, Vietri, Atrani, Amalfi e Positano. Siamo scaraventati nel mediterraneo: la luce intensa, il sudore, l’odore di macchia mediterranea, i suoni lontani e attutiti, il riflesso della luce del mare. Incontriamo pochissima gente. Ci piace tanto.

Arrivati a Minori facciamo una sosta al mare. Credo che la pandemia, con la complicità di una normativa spericolata, abbia regalato affari d’oro ai gestori dei lidi. Con la scusa del virus, c’é infatti un divieto di balneazione libera: é obbligatorio prenotarsi e pagare gli stabilimenti per nuotare in un triste recinto di boe. Il ritornello « é colpa del covid » va molto di moda da queste parti e si usa un po’ per tutto, dalle spiagge a pagamento al cameriere che rompe un bicchiere al bar. Vero è che da queste parti la pandemia ha mozzato drasticamente sia il numero, sia la qualità, ovvero la propensione alla spesa, dei visitatori. La costiera amalfitana ha costruito le sue fondamenta sulle spese spensierate di americani, australiani e russi, di cui quest’anno vediamo solo i fantasmi. Arianna ed io camminiamo per luoghi tranquilli, affollati ma non troppo. Siamo fortunati, e tutto sommato non ci disturba sganciare un balzello per accedere al mare. 

Da Minori risaliamo fino a Ravello; una breve sosta in piazza e poi, ormai al tramonto, scendiamo e risaliamo per dei gradini infiniti che ci conducono a Scala. Località meno nota di Ravello, Amalfi e Positano, da qui si gode di una vista superba. Alloggiamo in un b&b dove veniamo trattati assai bene. Mangiamo una cena luculliana in una vicina trattoria che porta il mio nome. Dalla terrazza siamo come avvolti nelle luci delle case sulle vallate. Pare di stare nel mezzo di un presepe. I nostri vicini di tavolo, un gruppo di anziani giocherelloni, definiscono il primo ministro italiano uno scapucchiello.

 

Scala – Pogerola (15 chilometri, 600 metri di dislivello)

La mattina di martedì scendiamo fino a Minuta. Da lì, guardando verso il basso, si vedono i resti della Basilica di San Eustachio, tra le più antiche dell’Italia meridionale; o almeno, così ci piace pensare. Risaliamo nuovamente e arriviamo nel bosco. Camminiamo lungo un sentiero di montagna sotto Punta d’Aglio. Sentiamo alcune capre in lontananza. Non c’è anima viva. Alla nostra sinistra scendiamo nella Valle delle Ferriere, dove fino a inizio Novecento erano attive tre cartiere che usavano la forza motrice di un torrente per produrre carta. Oggi ne restano i ruderi, e noi facciamo il bagno sotto una delle tante cascate.

Scendiamo fino ad Amalfi; ma invece di buttarci nel centro storico siamo attratti da un locale che sta al limitare del paese e si chiama Miseria e Nobilità. Parrebbe chiuso, con una pompa aperta a inondare la veranda, sedie rovesciate e un cane curioso con la cataratta, Cico. Entriamo incerti; ne usciamo due ore dopo con una pasta al limone, una zuppa di cozze e una grande simpatia per Rocco, il decadente proprietario. Un tempo questa era una discoteca (e si vede), il Roccocò. Poi, dopo le continue risse tra bande di adolescenti provenienti dai paesi del circondario, Rocco fu costretto a chiudere. Oggi parla con un misto di nostalgia e distacco degli anni novanta, quando la costiera era una popolare meta per la vita notturna. 

Da Miseria e Nobilità dobbiamo ancora risalire qualche centinaio di gradini sotto il sole di mezzo pomeriggio per Pogerola. Lasciamo le nostre cose, scendiamo in bus ad Amalfi, facciamo un bagno (rigorosamente a pagamento, causa covid) e torniamo a Miseria e Nobilità per cena. Rocco ha chiamato Antonio per aiutarlo a cucinare. Arianna ed io siamo gli unici avventori e spadelliamo assieme a loro nella cucina.

 

Pogerola – San Lazzaro (7.5 chilometri, 800 metri di dislivello)

La mattina di mercoledì partiamo da Pogerola per il sentiero che conduce fino all’altopiano di Agerola. Appena partiti incontriamo un magnifico uomo di sessant’anni, il viso solcato dalle rughe, una sigaretta, il corpo atletico. Parliamo dei sentieri di montagna, delle scale da Amalfi a Pogerola che lui in gioventù faceva due volte al giorno (per andare a scuola e per andare a giocare a calcio), del suo nome (Come quello del patrono di Amalfi, lo stesso di uno dei discepoli. Giovanni? No! Lorenzo? Ma no, lui é il protettore di Scala e non era mica un discepolo! Simone? Simone detto…? Pietro! Bravo! Ma non é lui! E’ il discepolo cui Gesû disse di pescare anime, non pesci. Ci arrendiamo. La soluzione é Andrea). Arriviamo nella frazione di San Lazzaro, dove alloggiamo in un agriturismo senza lode e senza infamia, ma forse con più infamia che lode. E’, questa, una giornata di trasferimento, arricchita però dalla splendida cena al ristorante di Bomerano che ci era stato raccomandato da Gabo. Ce ne andiamo con un ricordo speciale per le delizie al limone e per Antonio, il cameriere ossequioso e premuroso che ha sposato una donna trentina.

Giornata senza foto degne di rilievo.

 

Bomerano – Positano (10 chilometri, 150 metri di dislivello)

La mattina di giovedì imbocchiamo il sentiero degli dei, che é degno del suo nome. Scenico, facile, va a scendere dolcemente verso Nocelle e si percorre tutto in meno di quattro ore. Da qui, pare di stare in un arcipelago di isole galleggianti nell’aria, tanti sono i minuscoli promontori a picco sul mare e avvolti nelle nuvole. Da Nocelle, dopo una spremuta al limone in uno dei tanti punti di ristoro per turisti faciloni, scendiamo ancora fino a Positano. 

A Positano i nostri anfitrioni sono Giovanna e Salvatore. Anche di loro voglio ricordarmi. L’appartamento che ci danno è splendido e sospetto che in altri tempi costi almeno il doppio di quanto lo paghiamo noi. Oltre a questo, sono scherzosi e si fanno in quattro per aiutarci a organizzare i giorni a venire e trovarci una Vespa, che noleggiamo da loro la sera seguente. Prima di noleggiare la Vespa, però, il venerdì prendiamo una barchetta a motore da Giovanni. La usiamo per dirigerci a Li Galli. (Inciso: da queste parti si usa dire buona passaggiata! per ogni cosa, incluso un giro in barca. Questa cosa mi fa sorridere). Chi ha avuto pazienza a sufficienza per arrivare fin qua vorrà certo dedicare cinque minuti a leggere la convulsa storia di questa isola, tra sirene pennute, ballerini, architetti svizzeri, conigli. Vi interesserà meno sapere che noi, a Li Galli, a differenza di Ulisse, andiamo brevemente alla deriva. Risolviamo i nostri problemi, come suggerito da Giovanni il barcaiolo, prendendo letteralmente a pugni il motore. Da lì esploriamo la costa e alcune calette a occidente di Positano. Vi dirò: bellino, però io soffro il mal di mare, ci sono decisamente troppe barche, e fa un caldo eccessivo. La sera inforchiamo la Vespa e guidiamo fino a Conca dei Marini passando sopra al Fiordo di Furore. Da Conca guardiamo un tramonto arancione. Poi saliamo fino a Bomerano per fare un bis alla Selva. La strada è lunga, buia, e tortuosa. In quota fa discretamente freddo. Ma alla Selva hanno i totani freschi e Antonio si ricorda di noi.

 

Conca dei Marini – Napoli

La mattina a Conca dei Marini ci sveglia musica italiana anni 60. Fa molto cliché, ma ci garba. Da lì guidiamo fino a Marina del Cantone, con una sosta panino alla parmigiana in un bar ruspante a Colli di Fontanelle. Se non tornassi proprio in questo bar, me lo faccio io il panino: casereccio, unto, scapucchiellato.

Il rientro a Napoli avviene per Vespa (fino a Positano), per nave (fino a Sorrento), a piedi (dal porto alla stazione), per treno (con la circumvesuviana fino a Napoli Garibaldi), e in metro (da Napoli Garibaldi a Piazza Dante). Sono le undici di sera quando arriviamo nel nuovo appartamento, ma fa molto caldo.

 

Napoli

Non scriverò dove abbiamo mangiato, perché da queste parti si mangia bene quasi ovunque. Dirò, tuttavia, che siamo indebitati a Fabio per i suoi consigli e ai cinquantadue patroni di Napoli per la protezione che ci hanno offerto. Un posto dove vorremo tornare a mangiare, prima o poi, è la Pescheria Azzurra in Portamedina. E ecco qui un altro posto da tenere a mente: Tandem.  

 

Alcuni luoghi che abbiamo visto e che ci sono piaciuti tanto sono le Catacombe di San Gennaro, Castel dell’Ovo (peccato fossero agibili solo gli esterni; mi piace però pensare che questa fu la residenza di Lucullo), Capodimonte e il suo parco incredibile, Marechiaro. Quelli che ci offriranno una scusa per ritornare sono il Cristo Velato e la Napoli sotterranea. 

Nel frattempo, lunedì è il giorno dello scudetto alla Juventus. Leggo sui giornali locali condivisibili analisi del predominio del nord Italia in tutti gli sport di squadra, maschili e femminili, dall’inizio degli anni Novanta ad oggi. Sul mio taccuino annoto quanto segue: ostentazione, auto-ironia, improvvisazione, spreco, gusto, abbondanza. Mi piacciono tanto i capannelli di anziani che discutono animatamente. Credo sia una ricchezza del nostro Paese e tutto sommato penso che dev’essere bello invecchiare da queste parti.