Bicicletta d’altura, ma non troppo

by Lorenzo Piccoli


Come per la pesca (al tocco, d’acqua dolce, subacquea, all’agguato…) anche il ciclismo conosce infinite varianti. Mi ci sono voluti tre anni per rendermi conto che attorno a Neuchâtel pratico un ciclismo che definirei d’altura ma non troppo.

Certo, potrei anche pedalare in pianura attorno al lago; personalmente però trovo questo tipo di ciclismo estremamente monotono e compiango i miei amici che vivono nei Paesi Bassi. Tra l’altro, qui a Neuchâtel le strade lacustri sono ampie, spesso ventose, decisamente poco avvincenti. (Se vi state chiedendo come una strada pianeggiante può essere avvincente, guardatevi l’Atlantic Ocean Road in Norvegia). A peggiorare le cose ci sta l’annoso problema della mancanza di ciclisti. In tutti gli altri posto dove ho pedalato è frequente incontrare altri avventurieri con cui fare due chiacchiere e aiutarsi a vicenda; a Neuchâtel non mi succede mai.

Ci sono, tuttavia, alcune strade di questo cantone dove vale la pena avventurarsi. Sono quelle che salgono sugli altopiani a nord, verso la Francia. Non sempre è divertente: sono strade faticose e, anche queste, solitarie. Tuttavia, a fine agosto c’è una luce vivida e una temperatura ideale.

Quest’anno mi sono goduto la valle che sale per Enges, Lignères, Nods. Pedalando verso le Chasseral, che avevo scoperto nel 2016, mi sono ascoltato lo straordinario Sostiene Pereira di Antonio Tabucchi letto da Sergio Rubini. Chi di voi ha letto il libro sa che il protagonista beve moltissime limonate e ne parla con gusto. Io, che mi ero dimenticato di riempire le borracce, ho salivato come un mastino napoletano mentre mi inerpicavo in salita all’ascolto del dottor Pereira.

Fatto sta che essendo cresciuto a Trento rimango pur sempre, alla base, un ciclista di montagna. E così ogni tanto prendo il treno e vado a cercare le salite lunghe. Quest’anno sono andato a Losanna e da lì ho puntato il Col de la Croix, di cui avevo letto un gran bene. Nell’avvicinamento ho trovato una molteplicità di ciclisti, uomini e donne, veloci e lenti. Ciclisticamente, vivere qua è senza dubbio più appagante di Neuchâtel. Dopo cinquanta chilometri sono arrivato ad Aigle, dove passo spesso l’inverno per andare a sciare (a Leysin; o a Champery). Qui si sarebbero dovuti svolgere i Mondiali di Ciclismo a fine settembre, se non che il governo svizzero ha deciso di proibirli per limitare il contagio del Covid-19. Alla fine, i Mondiali si svolgeranno a Imola, in italia.

Da Aigle la salita va verso Gryon, Villars-sur-Ollon e Coufin. E’ una bella strada, piuttosto regolare e con tanti tornanti nella prima parte e pochissimi da Gryon in poi. Io sono partito brillante, ma a Villars-sur-Ollon ero convinto di essere arrivato al passo: i successivi quattro chilometri li ho fatti praticamente a zig-zag. Nonostante la nebbia sono riuscito a scovare la buvette: è sempre bello mangiare qualcosa di caldo in vetta.

Nel tornare ho accarezzato l’idea di pedalare di nuovo fino a Losanna ma, arrivato a Montreux, dopo centoventi chilometri, mi sono accorto di essere completamente bollito. Sono salito sul treno e rientrato a Neuchâtel. Tra pochi giorni parto per Parigi: temo che non ci saranno altre pedalate fino a ottobre, almeno.