Tramonti sul bus

Per due volte negli ultimi due anni, il treno che dovevo prendere è stato cancellato; ed entrambe le volte sono stato ricompensato con un tramonto glorioso.

La prima volta deve essere stato circa un anno fa. Ero di ritorno in Svizzera da Firenze: un viaggio che solitamente dura circa otto ore. La tratta finale tra Berna e Neuchâtel, un’ora circa, era insolitamente sospesa. Erano le quattro di pomeriggio e decisi di prendere un treno in direzione di Bienne, da cui avrebbe dovuto essere semplice raggiungere Neuchâtel. Anche quel treno fu però soppresso a metà strada, in un paesino di cui non conoscevo l’esistenza e di cui tutt’ora non ricordo il nome. Attesi lì assieme ad alcune altre decine di persone, non senza impazienza, fino a che, verso le sette di sera arrivò un bus che ci portò fino a Ins (da lì, solo passeggero, avrei preso un altro treno fino a Neuchâtel). In quella tratta in bus vidi panorami incredibili, colline su e giù, uno dei più belli tramonti autunnali di sempre. Mi sono riproposto di tornarci in bici. Però, siccome ho scordato il nome del paesino da cui il bus partì, non sono ancora riuscito a farlo.

La seconda volta è stata ieri, quando – probabilmente unico masochista – ero di ritorno a Parigi mentre orde di residenti lasciavano la città in fuga. Solitamente prendo un piccolo e folkloristico trenino da Neuchâtel a Frasne: lì arriva un enorme TGV che mi porta fino a Gare de Lyon. Questa volta, però, la tratta da Neuchâtel a Frasne era interrotta. Ho preso allora un treno ancora più piccolo del solito che è salito nel bosco fino a Travers, la capitale dell’assenzio. Lì sono sceso dal treno e ho trovato un enorme bus ad aspettare me, solo me; e sono salito con le mie tre borse, una delle quali piena solo di libri, e una busta della spesa rotta con dentro un monitor rubato all’università. L’autista era un sessantenne che mi ha tranquillamente spiegato che saremmo andati assieme fino alla prima stazione dove avrei potuto prendere il mio TGV. Quella stazione è Pontalier, e quindi stavamo per ripercorrere in bus le strade che avevo scoperto in bici quest’estate, quando ero così felice di stare all’aperto e pensavo che era appena uscito da un’esperienza unica ed irripetibile, tre mesi più o meno chiuso in casa. Adesso mi trovavo lì di nuovo, seduto con i miei libri, il mio schermo, l’ansia che ci ha accompagnato tutti in questo 2020, e il gentile conducente che mi diceva i nomi dei paesi e dei fiumi, e la luce tramontava, magnifica, gloriosa. Mi sono messo tranquillo e mi sono goduto il viaggio.

Io so che a voi interessa poco di questi momenti e dei nomi di questi posti; ma io vorrei ricordarli ed ecco perché ne scrivo.