Trento – Neuchâtel

by Lorenzo Piccoli


Torno a prendere qualche appunto sui miei viaggi in treno, come ho fatto per gran parte del periodo tra la fine del 2017 e l’inizio del 2020.

Tra Trento e Verona il mezzo è un regionale piuttosto scomodo e rumoroso: in autunno la fa da padrona la pioggia battente sui finestrini, in estate l’aria condizionata mentre i finestrini permangono invariabilmente aperti, in primavera e autunno c’è un gran vociare perché parlano tutti al telefonino. La popolazione è giovane, credo si tratti per lo più di studenti pendolari.

Nel tratto tra Verona e Milano prendo un altro regionale veloce. Questa volta condivido la cabina con quattro ciclisti di una nota azienda che si occupa di consegnare cibo a domicilio. Uno di loro è rumeno, gli altri tre sono senegalesi. Confrontano le statistiche tramite i rispettivi telefoni cellulari. Pare che in questo periodo guadagnino circa 800 euro al mese; prima della pandemia arrivavano a 2500. Una buona cifra, penso, più di quanto mi sarei aspettato; io, tra l’altro, avrei pensato che questa categoria di lavoratori (i cosiddetti ‘rider’) guadagnassero di più nel momento in cui i ristoranti sono chiusi. Mah. Comunque mi colpisce il fatto che ogni giorno vadano in treno da Brescia a Milano con le loro bici e gli zainoni squadrati; immagino sia perché gli affitti a Milano sono troppo cari.

Della stazione di Milano ho già scritto. Adesso è più vuota e i rumori arrivano ovattati. C’è tanta polizia, e le poche sedie che esistevano sono state rimosse. Diverse persone si accampano per terra, alla bell’è meglio (io pure).

Il treno da Milano a Berna è silenzioso. I passeggeri si tolgono le scarpe, e alcuni di loro leggono l’Economist. Pare di essere nel salottino di un club, più che in un treno. Fuori dal finestrino mi sorprendo sempre quando costeggiamo il Lago Maggiore con l’Isola Bella, l’Isola Superiore e l’Isola Madre. A Domodossola c’è il controllo della polizia di frontiera, che si concentra sistematicamente sulle persone con la pelle scura. Da lì in avanti, ci sono due possibilità. Se il treno punta verso Losanna, allora passiamo per il Valais, Martigny e i vigneti di montagna, Montreaux, Vevey, e le Alpi che si tuffano nel Lago di Lemano. Se, invece, come capita più spesso, la destinazione è la capitale, allora ci infiliamo letteralmente nelle Alpi, fino a sbucarne poco sopra Thun e scendere la lunga valle fino a Berna. L’ingresso in città, passando per un ponte sospeso sul fiume Are, è suggestivo.

A Berna cambio ancora una volta: questa tratta è piatta e scarsamente popolata, mi verrebbe da dire anonima, anche se mi è capitato di vedere alcuni tramonti bellissimi proprio da queste parti. Arrivati a Saint Blaise il treno si affaccia sul lago di Neuchâtel, ma la parte nord non è caratteristica quanto quella sud, in direzione di Yverdon les Bains/Ginevra. Arrivo a Neuchâtel, e qui mi tocca ogni volta camminare fino a casa con la valigia per una lunga via completamente spoglia. E’ da tre anni che mi dico che dovrei comprare almeno una moto, ma finirò per andarmene a piedi proprio come sono arrivato.