Il cerchio chiuso della miseria

by Lorenzo Piccoli


Nel Cinquecento, la strada prese il nome di via delle Poverine, dal nome del corrispondente istituto religioso femminile. Attorno a Seicento il nome fu cambiato in corso dei Tintori, ceduto poi a un’altra strada. Questa zona infatti era nota anche per le attività produttive meno nobili e più maleodoranti, che richiedevano l’uso dell’urina, quali appunto la tintura delle pezze e la conciatura delle pelli. Non è un caso che poco oltre si trovi oggi via dei Conciatori.

L’Arte dei Tintori teneva lo Spedale di Sant’Onofrio. In questo tratto di strada sorgeva anche il convento di San Girolamo, tenuto dall’ordine delle Poverine Ingesuate. Più verso piazza Cavalleggeri si trovava poi l’ospedale dei Santi Filippo e Jacopo, della compagnia di San Niccolò, che nella prima metà del Cinquecento divenne delle monache di San Miniato.

All’angolo della strada sorgeva inoltre uno spazio per le “Sepolture dei Giudei”. È stato scritto che nella strada si compiva così un “cerchio chiuso della miseria”: le anime venivano soccorse dalla fede, poi curate negli ospedali e infine sepolte.

Oggi il quartiere è silenzioso, i rumori arrivano ovattati. Quelli che furono cimiteri, ospedali e conventi sono oggi caserme militari. Da una di queste partì l’84º Reggimento di fanteria che prese parte alla conquista della Libia. Quando i militari partirono, la via si chiamava ancora via delle Poverine; quando tornarono il nome era stato cambiato in via Tripoli, su delibera dell’amministrazione Corsini nel novembre 1911.

E’ qui che Arianna e io ci siamo appena trasferiti.