Bidon collection

Il più grande giornale sportivo italiano ha l’abitudine di parlare di un solo sport, il calcio, e concentrarsi su chi sta al centro dei riflettori. Che poi, il più delle volte, è chi vince. A me, che sono abituato a perdere, lo sport piace per altre ragioni: le sue infinite storie, le analogie e le figure retoriche, la cultura popolare, i paradossi. Da qualche anno a questa parte, chi meglio rappresenta queste ragioni è il giornale di ciclismo che si chiama Bidon, di cui consigliai alcuni libri nel 2018. Se non sapete da dove cominciare, vi raccomando sei articoli di quest’ultima annata 2021.

Gli articoli sono questi, in ordine cronologico. Uno zaino di cento chilo, sul malessere profondo di Tom Dumoulin e il suo precoce ritiro dal ciclismo. I quattro elementi, sull’epico tra Mathieu van der Poel e Wout van Aert ai Mondiali di Ciclocross di Ostenda (sulla stessa gara, mi piace molto anche Una prospettiva solo mia). Qualcosa di bello di e su Alessandro de Marchi, che racconta di quando si è trovato completamente da solo dopo aver passato due giorni in maglia rosa al Giro d’Italia. Del rumore a Landernau, su eventi di importanza relativa nel grande ordine delle cose che però diventano per il popolo oggetto di lunghe e articolate dispute. E infine Fuori discussione, su Michael Dlamini, primo sudafricano nero della storia al via di un Tour de France che si sceglie “un giorno brutto per avere un brutto giorno”.