Lorenzo & his humble friends

The fool doth think he is wise, but the wise man knows himself to be a fool

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Ti tengo i pugni

Alla fine delle lotte tra gladiatori nell’Antica Roma il pubblico poteva esprimere la propria volontà in merito all’uccisione o meno dello sconfitto: il pollice rivolto verso il basso condannava alla morte, mentre il pollice racchiuso all’interno del pugno rappresentava la spada nel fodero e veniva invocato per risparmiare la vita al gladiatore perdente. Con l’espressione ‘ti tengo i pugni‘ si vuole quindi fare un buon auspicio. L’espressione è usata soprattutto nella svizzera tedesca (“Ich drücke dir die Daumen”), ma capita anche di sentirla in Ticino e, perché no, d’ora in avanti anche a Firenze.

Qui trovate un divertente spiegone di altre espressioni tipiche della Svizzera italiana.

La rentrée

Sono un nostalgico, a tratti anche piuttosto patetico, quindi non c’è da sorprendersi se a Parigi provassi nostalgia di Firenze e a Firenze provo nostalgia per Parigi.

In queste giornate di inizio settembre la nostalgia per Parigi è più acuta. Credo di non aver mai amato queste settimane dell’anno, tranne nel periodo trascorso tra la svizzera e Parigi. Per me , la rentrée è stata anche l’inizio della stagione dei concerti in città, il ritorno alla Filmothèque, l’attesa per i nuovi libri di prossima pubblicazione, le mostre in programma nei mesi a venire e le conferenze al College de France. Quando ci penso razionalmente mi rendo conto che ci sono moltissimi aspetti di Parigi che la rendono una città difficile da vivere. Ma ogni tanto, soprattutto adesso, mi piace cullarmi nella nostalgia per gli eventi culturali e per il modo in cui permeano la vita cittadina, occupando i manifesti pubblicitari, le conversazioni nei caffé, gli intermezzi su radio FIP e le colonne dei giornali.

Cimiteriale

C’è qualcosa di particolarmente suggestivo nella parte più antica del cimitero delle Porte Sante a San Miniato al monte. Un guazzabuglio di tombe annerite dal battere del sole, tantissime, tutte pigiate l’una sull’altra. Alcune furono concepite per essere prestigiose: eleganti, altisonanti, comprate a prezzi affatto popolari. Anche quelle sono ormai abbandonate. Fatiscenti e chiuse a chiave da chissà quanti anni, talvolta sono popolate da fiori e piantine che si fanno spazio tra le crepe del tempo.

Scritto così, di getto

Siamo arrivati a Firenze e ci hanno accolto gli amici. Quelli di un tempo e quelli nuovi. Ci siamo seduti in terrazza a mangiare cime di rapa, pecorino e finocchiona. Abbiamo scherzato sul camionista Mario e ci siamo subito trovati con Marco, Ludo, Giallu, con Maurizio l’ortolano e con Matte e Ludi. Le cene sul balcone sono poi diventate cene nel giardino di Marco con Oliver il gatto. Ad aprile e maggio di quest’anno il nostro baricentro è via San Gallo, i suoi abitanti e i suoi commerci.

Ma per me c’è stato anche il su e giù per Villa Malafrasca, il caffé Marino a San Domenico dove il primo giorno di lavoro sono arrivato di gran carriera perché avevo bisogno assoluto di andare in bagno, il bar Le Fontanelle, Piatti e Fagotti e le schiacciate nel prato degli ulivi. E un altro Maurizio, quello della Cooperativa Verde, che fa le consegne di vegetali all’Istituto.

Le strade del centro sono ancora buie e anguste, ma qui e là fanno capolino fiori coloratissimi.

Giallu mi ha subito rimesso in sella e continuo a stupirmi della vastità infinita della campagna a due passi dal centro. Grazie ad Andrew mi sono aggregato a un gruppo ciclistico e con loro sto macinando chilometri nel fine settimana.

Perfino Minda è risorta dopo due anni di abbandono alle soglie della provincia. Nessuno l’ha voluta rubare e allora me la riprendo io.

Trento Film Festival

My parents continue to give me good tips. This time, they wrote me to say that the Trento Film Festival has a separate online section.

The Trento Film Festival kicked-off in 1952 thanks to a joint initiative of the Italian Alpine Club (CAI) and the Municipality of Trento. It takes place once a year, at the beginning of May, featuring a multi-faced selection of movies about mountain, nature, the environment, and travel. I attended a couple of times, in 2010 and 2011, and it was an absolute delight.

The main beauty of the festival is the possibility to roam around from one cinema to the other, visit the stands, and talk to the movie makers. But if you are away from Trento, as I am, you can get a digital pass that gives you limited access (till May 17) to a selection of movies that you would not normally find online. Alas, you can only use it if you are in Italy (but you may want to use a vpn, which would allow you to access from all over the world).

The movies we watched and recommend are:

  • Black Ice, following a crew of aspiring ice climbers from the Memphis Rox gym to the frozen wilds of Montana.
  • Haeberli, the story of a house falling apart and his genial inhabitant stuck in his paper jungle in the middle of posh St. Moritz: quintessentially Swiss.
  • Godspeed, Los Polacos, the chronicles of a group of Polish students who, in the 1970s, escape the Iron Curtain through a kayak expedition in South America with very little technical knowledge of how to survive in those environments: the ultimate roadtrip.

All of them have a subtle touch of irony.

La prima cosa

Arrivati a Firenze, quello che subito salta all’occhio è il bianco dei capelli. Siamo circondati da persone anziane. Sarà forse il contrasto con Parigi, dove la popolazione è mediamente molto giovane, tra hipster in bicicletta e famiglie con le borse sotto gli occhi. E sarà anche perché adesso a Firenze non ci sono turisti, che almeno di poco l’età media l’abbassavano. (Un inciso per chi leggerà questo post tra qualche anno e non ricorderà il contesto: siamo ancora nel mezzo di una pandemia mondiale e il governo italiano ha chiuso tutti i negozi. La gente passa gran parte del tempo a casa, il turismo non esiste più e alcune città ne escono completamente trasformate. Le vie del centro sono vuote, silenziose, ed è un privilegio poterle vivere così).

Sia come sia, l’anzianità della popolazione è impressionante. E non si tratta solo di un’impressione: l’Italia è il paese con l’età media più alta d’Europa; in Italia, la Toscana è la terza regione per anzianità (47.3).

Le altre cose che notiamo sono i suoni (tazzine di caffé, autobus scalcagnati, panni sbattuti, pigolio di usignoli, pettirossi, cuculi e cardellini), i vestiti di quei pochi giovani che girano per le strade (vistosi, esagerati, elaborati) e dei tanti anziani (eleganti, ragionati, formali), il giallo delle case e il blu del cielo.

Sacré-Cœur

Con circa 10 milioni di visitatori all’anno (prima dell’inizio della pandemia), la Basilica del Sacro Cuore di Montmartre a Parigi è il secondo monumento storico più visitato in Francia dopo Notre-Dame de Paris. Tanto per capirci, l’afflusso di persone che salgono in cima a butte Montmartre, dove si trova la Basilica, è superiore a quello di persone che si recano al Louvre e alla Tour Eiffel.

Fino a poco tempo fa ignoravo che questa basilica è particolarmente divisiva nel dibattito francese. La struttura che vediamo oggi fu eretta dopo la Comune di Parigi del 1871: secondo un decreto dell’Assemblée nationale del 24 luglio 1873, la costruzione dell’edificio serviva a “espiare i crimini della comune .. e affermare l’ordine morale”.

Non a caso, il diciottesimo arrondissement è uno dei quartieri più popolari di Parigi e anche il luogo in cui il 18 marzo 1871 il popolo parigino si era sollevato. Il 24 maggio 1873, François Pie, vescovo di Poitiers, avanzò il desiderio di rinnovamento spirituale della Terza Repubblica, espresso attraverso il “Governo di Ordine Morale” che collegava le istituzioni cattoliche a quelle laiche, in “un progetto di rinnovamento religioso e nazionale, le cui caratteristiche principali erano la restaurazione della monarchia e la difesa di Roma all’interno di un quadro culturale di pietà ufficiale”, di cui la basilica del Sacro Cuore avrebbe dovuto essere il principale monumento. Vista da questa prospettiva, l’imponente struttura che domina sul diciottessimo arrondissement assume un significato vagamente minaccioso.

Grazie ad Aurélie, ho scoperto che tre anni fa un parigino propose, nel quadro di un bando partecipativo della città di Parigi, di radere al suolo la basilica. Fu il progetto più “likato” di sempre. La sindaca Anne Hidalgo non diede però seguito alla proposta.

Paris, 1922-1941

In the interwar period, Paris became home to many of the two million migrants and refugees who found their way to France – Armenian, Eastern, Southern Europeans, Russians refugees from genocide and civil war, those persecuted by European fascism came to Paris in the 1930s. Through the various communities of newcomers, Paris became a mosaic of migrant inscriptions that were in dialogue, built on one another and changed Paris forever.

Among the refugees living there, Fred Stein (who took the picture below and many others), Paul-Adolphe Löffler (who wrote the text below), Hanna Arendt, Alfred Kantoriwicz, Bertold Brecht, Albert Einstein, and Thomas Mann.

Les jours passent, incolores, sans événement. C’est seulement le soir quand nous sommes ensemble que je sens la chaleur de la vie. Elle est gentille, Ilonka, elle ne se plaint jamais d’étre obligée de se lever de bonne heure; å midi, elle déjeune d’un cornet de frites en se promenant dans the rue. Samedi aprés-midi, elle fait la lessive. Que je hais cette société dans laquelle nous vivons! Vivons? Existons. Nous existons obscurément dans la ville lumiére. Nous et d’autres milliers.

Paul-Adolphe Löffler

Nostalgia

What is the connection between Swiss Kohreihen songs, modern tourism, and Wes Anderson’s The Grand Budapest Hotel?


The term nostalgia was coined in the late 1600s by an Alsatian student, Johannes Hofer. He used it in his medical dissertation to describe the specific emotional state felt by the Swiss mercenaries uprooted from their mountains, stationed in the service of Louis XIV, and weakened, in fact, by what was previously called la maladie du pays. The 1767 Dictionnaire de Musique by Jean-Jacques Rousseau, himself a citizen of Geneva, claimed that Swiss mercenaries were threatened with severe punishment to prevent them from singing their Ranz des Vaches or Kuhreihen songs.

Nostalgia would become an important trope in Romanticism. This led, among other things, to the development of early tourism in the Alps. Trips to the Swiss mountains became widespread among the European cultural elite in the 19th century. The first organised tourist holidays in the world were organised in Switzerland by British impresarios (Thomas Cook and Lunn Travel companies). It was the genesis of what we know today as ‘going on vacation‘.

For some people, nostalgia continued to designate a medical condition typical of those who are far from the place where they were born. Well into 1946, in the United States doctors still referred to nostalgia as “the immigrant psychosis” due to people pining for their home countries as they attempted to process life in a new one.

In Europe, nostalgia had lost its exclusive connections with a place and was no longer considered a medical condition. Poets started to use the word when longing for the past or even for the present. Nostalgia represented a very powerful concept in the Austrian literary school of the early nineteenth century of Stefan Zweig and Joseph Roth. Their writings inspired for Wes Anderson’s The Grand Budapest Hotel, a film imbued with sentimental nostalgia.

Recent research finds that nostalgia can have positive psychological functions, such as to improve mood, increase social connectedness, enhance positive self-regard, and provide existential meaning. In a study tracking the effects of the COVID-19 pandemic on entertainment choices, more than half of consumers reported finding comfort in revisiting both television and music they enjoyed in their youth. There are many other examples of how people can find comfort in nostalgia in times of isolation.

Of course, this is quite a change from the initial findings of Hofer, who described the syndrome of nostalgia through its symptoms: fainting and high fever, stomach pain and death. Among the suggested treatments: opium, leeches and, in extreme cases, terror. The latter was adopted by a Russian General who, in 1733, decided to bury alive soldiers incapacitated by nostalgia. It is reported that “after two or three burials, the outbreak of homesickness subsided“.

Il patriarcato

Prima o poi mi piacerebbe avere una prole. A un certo punto, mi toccherà spiegare loro che, dalla nascita della Repubblica nel 1948 a oggi, tutti e sessantasette i primi ministri della Repubblica Italiana sono di sesso maschile.

Poi aggiungerò che anche i direttori di banca, i registi, i dirigenti d’azienda, i rettori universitari, i magistrati, i direttori dei giornali: praticamente tutti uomini.1 Perfino i sacerdoti, pensate un pò, haha- e poi trasformerò quella che voleva essere una risata in un finto colpo di tosse. Comunque è questo il patriarcato, lo so che sembra un parolone, ma la definizione semplice-semplice è quella di è un sistema sociale in cui gli uomini detengono principalmente il potere e predominano in ruoli di leadership politica, autorità morale, privilegio sociale e controllo della proprietà privata. L’Italia in cui sono cresciuto.

Forse loro, i miei interlocutori immaginari, mi chiederanno come ci stavo io, in una società che ha di fatto istituzionalizzato la subalternità delle donne. Spiegherò tronfio che scrivevo post indignati sul mio blog. Poi mi schermirò dicendo che ho passato tanti anni all’estero. Per carità, aggiungerò con simulata indifferenza, non che in Belgio, Canada, Francia e Svizzera non ci fosse un patriarcato. Però almeno il dibattito pubblico non era monopolizzato da uomini. Per essere concreti: roba come questa, in Svizzera, io non l’ho mai vista.

Forse dirò perfino che le persone che erano direttamente superiori a me sul lavoro erano donne, Jelena e Nicole. Non so se aggiungerò che i direttori erano però due uomini e che la maggior parte delle persone con cui ho pubblicato articoli sono uomini. Sarà probabilmente a questo punto che loro (la mia prole, ancora immaginaria) mi inchioderanno: ma come fai a parlare tu, se tutte le liste di libri che hai fatto negli anni sono dominate da scrittori uomini?

Sotto-sotto lo ho sempre saputo che tenere questo blog si sarebbe rivelata una pessima idea.


1 Stando ai numeri di quest’articolo, nell’Italia del 2020, su 76 rettori universitari e 6 rettrici; 20 membri maschi del consiglio superiore della magistratura e 4 donne; e sono sempre 4 le donne al comando di una redazione su un totale di 65 testate giornalistiche.