Lorenzo & his humble friends

The fool doth think he is wise, but the wise man knows himself to be a fool

Category: everything

Neuchatel, 17:00 of a Winter afternoon

In Beckett’s Happy Days, Winnie meditates that “Sometimes it is all over for the day, all done, all said, all ready for the night, and the day not over, far from over, the night not ready, far from ready”.

Il ginger secondo Pietro

Ogni tanto mi ricordo dell’alcol che producevo con Dani e Matteo. Oggi ne parlavo con Pauline e sono stato sorpreso di trovare tante foto semplicemente scrivendo ‘Gingerello’ su Google. Vista così, sembra quasi una cosa seria.

C’è una storia sulla quale non abbiamo mai capitalizzato. E’ il racconto del ginger secondo Pietro. Eravamo in un bar fiorentino in una fredda giornata d’inverno. Stavo raccontando a Pietro della nostra impresa e gli chiedevo di condividere con me le prime immagini associate al ginger per la nostra prossima campagna di marketing. Lui mi raccontò una storia probabilmente inventata, ma bellissima. Disse che una volta, quando era malato, amici e amiche andavano a visitarlo e a prendersi cura di lui preparando, tra le altre cose, dei caldi infusi al ginger. E dunque l’idea del ginger per Pietro sarà per sempre associata all’amicizia e allo stare insieme nonostante (o forse grazie) alla malattia.

A pensarci adesso, ai tempi della pandemia, mi rendo conto che se solo avessimo continuato a produrre Gingerello avremmo potuto fare i miliardi. E invece ci troviamo ridotti così, a millantare imprese passate tramite qualche foto su Google, bevendo limoncello scadente e damassine.

Pagare

La pandemia in corso vorrebbe che, onde evitare il contatto con il vile denaro, si pagasse quanto più possibile con carta di credito. Eppure a Parigi mi capita ancora di pagare il mio caffé in contanti. E’ una sensazione gratificante: quando riesco a centrare il giusto ammontare di monete sonanti, il mio barista commenta con un ‘magnifique‘, ‘extraordinaire‘, talvolta addirittura ‘impeccable‘.

Dialoghi fiorentini al bar

Ferragosto: otto di mattina all’Antico Ristoro di’ Cambi.

Cliente: “Robe da pazzi con queste mascherine, non si capisce nulla. Al bar qui di fronte hanno dato 1000 euro di multa al ragazzo che se l’era tolta solo per bere”.
Barista: “Ma lei dice per sentito dire…?
Cliente: “No, no, io c’ero proprio!
Barista: “E dunque lei non si é ribellato a questa ingiustizia sociale, maestro?
Cliente: “No, io mi sono avvicinato e ho testimoniato… il falso!

Capitali nella storia

Walter Benjamin intitola un suo libro ‘Parigi, capitale del XIX secolo‘. (Libro invero non straordinario: lo leggevo qui, ma ero piuttosto annoiato). In una breve corrispondenza con Giallu e Old Tom, ho chiesto loro quali potrebbero essere le capitali degli altri secoli.

Giallu dice che “è una domanda difficile, perché se parliamo di capitali dovremmo misurare la proiezione economica, quella sui costumi, e sull’immaginario collettivo. Collettivo occidentale immagino, perché del resto noi non sappiamo nulla. Poi su di un intero secolo e su un continente… per dire, l’egemonia culturale fiorentina a spanne dura un cinquantennio, e si chiude con la fine di quella italiana. Venezia è un mondo a sé. Parigi è una porcheria fino al ‘600“.

Old Tom, a sua volta, coglie la palla al balzo per demolire Lutezia: “per quanto riguarda il XIX secolo, Londra certo non meno di Parigi (sempre che il criterio non sia esclusivamente estetico). Nel XVII, farei fatica a non indicare Amsterdam“.

Siamo tutti d’accordo sul ruolo centrale di Bisanzio nel periodo antecedente al ‘600. Giallu infine chiosa, pleonastico come suo solito: “c’è una città, che senza alcuna potenza economica stava su tutte le mappe, senza eserciti e in cui nessun esercito poteva penetrare, che per vite intere ogni giorno stava su tutte le labbra, inaccessibile ma in cui tutti speravano un giorno di entrare. Quella città è Gerusalemme“.

The isolation booth

I have been the guest of Anna and Danae’s podcast, The isolation booth. As Anna said when she first contacted me, it’s all rather amateur and casual. We chatted a bit about my projects, but mostly about our experience with the lockdown.

Tre piccioni

Non amo i piccioni, animali goffi e paurosi. Oggi però ne ho trovati tre capaci di ispirare simpatia. Facevano il bagno davanti alla fioreria che si trova in fondo alla strada dove abitiamo. Li guardavo mentre facevo la coda al panificio, un panificio sempre molto frequentato. Come gli altri avventori ero goffo, con la mascherina e gli occhiali appannati, mantenendo le distanze in maniera innaturale (un pò come in questo cartoon del New Yorker). Loro, i piccioni, erano a mollo nell’acqua che usciva abbondante da un tombino. Sembravano in spiaggia, contenti e perfettamente a loro agio.

Un Paese maschio

Fa abbastanza impressione notare come le “nove firme”, tutte maschili, di Repubblica parlano di un paese fatto di soli uomini.

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Viste da fuori queste cose sono inconcepibili. Mi domando come sia possibile che in Italia siano solo una minoranza, tra l’altro una minoranza di sole donne, a scandalizzarsi di fronte ad una narrativa così parziale della realtà.

Hibernation premium

Facebook ha registrato quasi 18 miliardi di ricavi (+18% annuale) nel primo trimestre del 2020 e un aumento sino a quasi 3 miliardi di utenti attivi sulle sue piattaforme, che comprendono anche WhatsApp e Instagram (Business Insider). Anche Microsoft ha comunicato che la pandemia ha avuto un impatto “minimo” sugli affari: le vendite nel primo trimestre sono cresciute del 15%, portando i ricavi a 35 miliardi di dollari (Cnbc). Spotify ha visto crescere i propri utenti attivi nel mondo a 286 milioni (+31%) (The Verge). Netflix, a sua volta, ha registrato un aumento di circa 18 milioni (Cnbc). Non ho i dati di Zoom, ma anche questa compagna ha registrato incassi enormi a inizio 2020.

E’ l’hibernation premium: compagnie che spostano la nostra vita su internet hanno guadagnato moltissimo da questo periodo di ibernazione. Sarebbe tuttavia sbagliato pensare che si tratti di un cambiamento repentino: una parte importante della nostra vita era già mediata dagli schermi prima della pandemia. Quel che è successo questa primavera non ha fatto altro che accelerare un processo già in corso.

Morire soli

Scrive Simone: “L’unica forma di provare dare chiavi di lettura socio-antropologiche al tempo che stiamo attraversando, almeno in questo qui e ora, è quella di partire dalle micro-storie che stanno sotto il velo dei numeri di contagi, decessi e guariti da cui siamo continuamente bombardati. Le storie di chi si è ammalato, di chi presta lavoro di cura in ospedale e fuori, di chi deve uscire di chi deve star chiuso in casa, di chi una casa non ce l’ha e di chi non ci vuole stare. Se guardiamo, ad esempio, all’emergenza sanitaria non è solo la mancanza di letti di terapia intensiva che può far capire la tragedia sociale che stiamo attraversando ma il fatto che un/a volontario/a, un/a infermiere/a e un/a medico debba ergersi, senza che sia suo compito, e senza essere stato addestrato/a a farlo, a giudice di vita o di morte. Se osserviamo i decessi, non è l’immenso numero di questi giorni che sovverte l’ordine sociale, giustificando le misure di restringimento delle libertà individuali, ma il fatto che alla morte sia negata la propria natura sociale di rito di passaggio. Spesso si muore soli, ma solo in circostanze a-normali si nega la celebrazione sociale del passaggio, rendendo incomprensibile e incommensurabile la perdita“.

E poi questo articolo.