Lorenzo & his humble friends

The fool doth think he is wise, but the wise man knows himself to be a fool

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Il ginger secondo Pietro

Ogni tanto mi ricordo dell’alcol che producevo con Dani e Matteo. Oggi ne parlavo con Pauline e sono stato sorpreso di trovare tante foto semplicemente scrivendo ‘Gingerello’ su Google. Vista così, sembra quasi una cosa seria.

C’è una storia sulla quale non abbiamo mai capitalizzato. E’ il racconto del ginger secondo Pietro. Eravamo in un bar fiorentino in una fredda giornata d’inverno. Stavo raccontando a Pietro della nostra impresa e gli chiedevo di condividere con me le prime immagini associate al ginger per la nostra prossima campagna di marketing. Lui mi raccontò una storia probabilmente inventata, ma bellissima. Disse che una volta, quando era malato, amici e amiche andavano a visitarlo e a prendersi cura di lui preparando, tra le altre cose, dei caldi infusi al ginger. E dunque l’idea del ginger per Pietro sarà per sempre associata all’amicizia e allo stare insieme nonostante (o forse grazie) alla malattia.

A pensarci adesso, ai tempi della pandemia, mi rendo conto che se solo avessimo continuato a produrre Gingerello avremmo potuto fare i miliardi. E invece ci troviamo ridotti così, a millantare imprese passate tramite qualche foto su Google, bevendo limoncello scadente e damassine.

Pagare

La pandemia in corso vorrebbe che, onde evitare il contatto con il vile denaro, si pagasse quanto più possibile con carta di credito. Eppure a Parigi mi capita ancora di pagare il mio caffé in contanti. E’ una sensazione gratificante: quando riesco a centrare il giusto ammontare di monete sonanti, il mio barista commenta con un ‘magnifique‘, ‘extraordinaire‘, talvolta addirittura ‘impeccable‘.

Trento, oggi

Ci sono due zingare davanti a un portone che stanno aspettando. Sono circa le cinque del pomeriggio. Arriva una macchina della polizia con due agenti. Gli chiedono cosa ci fanno lì, poi i documenti. Arriva un’altra auto della polizia, con altri due agenti. Le due donne vengono perquisite. Gli si chiede nuovamente cosa fanno lì. Dicono che stanno aspettando degli amici che vivono proprio in quel condominio e che se i poliziotti vogliono verificare le loro parole possono anche dargli il numero di telefono di questi loro amici. Ma niente, due poliziotti con la macchina stanno lì, fermi, indomiti, per controllare le due sospette.Sta di fatto che gli amici delle due donne siamo io e mia moglie e che tutta la scena si è svolta sotto casa nostra, nel cortile sul quale si affacciano altri tre condomini. Quando arriviamo la volante è posteggiata davanti alla sbarra d’entrata nel cortile e i due poliziotti – uno sui 50 con gli occhiali e l’altro un giovane di nemmeno 30 anni, ci stanno aspettando a braccia conserte. Poco lontano le nostre due amiche, mamma e figlia, un po’ spaventate e imbarazzate di arrivare da amici con quella compagnia non richiesta. Insieme a noi i nostri due figli. Io e mia moglie siamo senza parole. Anzi no, le parole ce le abbiamo eccome: i due poliziotti, fieri del loro intervento a favore della comunità, non si aspettavano certo la nostra reazione. Ma come è possibile? Per quale motivo hanno di fatto tenuto prigioniere due persone, alle cinque del pomeriggio con tanto di perquisizione, per 20 minuti? Perché hanno esposto queste due persone alla pubblica gogna senza nessun motivo valido? Due macchine della polizia? Per una signora di 50 anni e sua figlia, che peraltro vengono a trovarci a casa abitualmente? Ma veramente la polizia non ha nulla di meglio da fare?La verità è che se fosse stato qualcun altro, qualcuno che non assomiglia a uno “zingaro” – e le nostre amiche non sono “zingare”, termine dispregiativo, ma sono Romanì – tutto questo non sarebbe successo. Ci indigniamo per quanto succede negli USA agli afroamericani, vittime dello stigma e dei pregiudizi polizieschi, ma questa cosa succede ogni giorno anche da noi. E la cosa più triste è che quelli più arrabbiati eravamo noi, io e mia moglie mentre loro, le nostre amiche, purtroppo ci sono abituate. Possiamo anche lanciare slogan su una “Trento bella e sicura”, dove “sicura” rima con “paura” ma per me l’unica sicurezza possibile deriva dalla solidarietà, non dalle pattuglie della polizia ferme per 30 minuti nel mio cortile di casa per mettere in mostra i bicipiti contro gente indifesa.

Mattia, 9 settembre 2020

Dialoghi fiorentini al bar

Ferragosto: otto di mattina all’Antico Ristoro di’ Cambi.

Cliente: “Robe da pazzi con queste mascherine, non si capisce nulla. Al bar qui di fronte hanno dato 1000 euro di multa al ragazzo che se l’era tolta solo per bere”.
Barista: “Ma lei dice per sentito dire…?
Cliente: “No, no, io c’ero proprio!
Barista: “E dunque lei non si é ribellato a questa ingiustizia sociale, maestro?
Cliente: “No, io mi sono avvicinato e ho testimoniato… il falso!

Capitali nella storia

Walter Benjamin intitola un suo libro ‘Parigi, capitale del XIX secolo‘. (Libro invero non straordinario: lo leggevo qui, ma ero piuttosto annoiato). In una breve corrispondenza con Giallu e Old Tom, ho chiesto loro quali potrebbero essere le capitali degli altri secoli.

Giallu dice che “è una domanda difficile, perché se parliamo di capitali dovremmo misurare la proiezione economica, quella sui costumi, e sull’immaginario collettivo. Collettivo occidentale immagino, perché del resto noi non sappiamo nulla. Poi su di un intero secolo e su un continente… per dire, l’egemonia culturale fiorentina a spanne dura un cinquantennio, e si chiude con la fine di quella italiana. Venezia è un mondo a sé. Parigi è una porcheria fino al ‘600“.

Old Tom, a sua volta, coglie la palla al balzo per demolire Lutezia: “per quanto riguarda il XIX secolo, Londra certo non meno di Parigi (sempre che il criterio non sia esclusivamente estetico). Nel XVII, farei fatica a non indicare Amsterdam“.

Siamo tutti d’accordo sul ruolo centrale di Bisanzio nel periodo antecedente al ‘600. Giallu infine chiosa, pleonastico come suo solito: “c’è una città, che senza alcuna potenza economica stava su tutte le mappe, senza eserciti e in cui nessun esercito poteva penetrare, che per vite intere ogni giorno stava su tutte le labbra, inaccessibile ma in cui tutti speravano un giorno di entrare. Quella città è Gerusalemme“.

The isolation booth

I have been the guest of Anna and Danae’s podcast, The isolation booth. As Anna said when she first contacted me, it’s all rather amateur and casual. We chatted a bit about my projects, but mostly about our experience with the lockdown.

Un Paese maschio

Fa abbastanza impressione notare come le “nove firme”, tutte maschili, di Repubblica parlano di un paese fatto di soli uomini.

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Viste da fuori queste cose sono inconcepibili. Mi domando come sia possibile che in Italia siano solo una minoranza, tra l’altro una minoranza di sole donne, a scandalizzarsi di fronte ad una narrativa così parziale della realtà.

Hibernation premium

Facebook ha registrato quasi 18 miliardi di ricavi (+18% annuale) nel primo trimestre del 2020 e un aumento sino a quasi 3 miliardi di utenti attivi sulle sue piattaforme, che comprendono anche WhatsApp e Instagram (Business Insider). Anche Microsoft ha comunicato che la pandemia ha avuto un impatto “minimo” sugli affari: le vendite nel primo trimestre sono cresciute del 15%, portando i ricavi a 35 miliardi di dollari (Cnbc). Spotify ha visto crescere i propri utenti attivi nel mondo a 286 milioni (+31%) (The Verge). Netflix, a sua volta, ha registrato un aumento di circa 18 milioni (Cnbc). Non ho i dati di Zoom, ma anche questa compagna ha registrato incassi enormi a inizio 2020.

E’ l’hibernation premium: compagnie che spostano la nostra vita su internet hanno guadagnato moltissimo da questo periodo di ibernazione. Sarebbe tuttavia sbagliato pensare che si tratti di un cambiamento repentino: una parte importante della nostra vita era già mediata dagli schermi prima della pandemia. Quel che è successo questa primavera non ha fatto altro che accelerare un processo già in corso.

Morire soli

Scrive Simone: “L’unica forma di provare dare chiavi di lettura socio-antropologiche al tempo che stiamo attraversando, almeno in questo qui e ora, è quella di partire dalle micro-storie che stanno sotto il velo dei numeri di contagi, decessi e guariti da cui siamo continuamente bombardati. Le storie di chi si è ammalato, di chi presta lavoro di cura in ospedale e fuori, di chi deve uscire di chi deve star chiuso in casa, di chi una casa non ce l’ha e di chi non ci vuole stare. Se guardiamo, ad esempio, all’emergenza sanitaria non è solo la mancanza di letti di terapia intensiva che può far capire la tragedia sociale che stiamo attraversando ma il fatto che un/a volontario/a, un/a infermiere/a e un/a medico debba ergersi, senza che sia suo compito, e senza essere stato addestrato/a a farlo, a giudice di vita o di morte. Se osserviamo i decessi, non è l’immenso numero di questi giorni che sovverte l’ordine sociale, giustificando le misure di restringimento delle libertà individuali, ma il fatto che alla morte sia negata la propria natura sociale di rito di passaggio. Spesso si muore soli, ma solo in circostanze a-normali si nega la celebrazione sociale del passaggio, rendendo incomprensibile e incommensurabile la perdita“.

E poi questo articolo.

Quarantena, appunti

Con Arianna.

Cuciniamo: tiramisu (idea di Pierluigi), ragù (idea di Luca e Marco), pasta al pesto, cosce di pollo (idea di Daniela), zuppa d’aglio e zuppa di lenticchie (idee austriache), tartare di salmone (idea di Marco P), polpette di melanzane, zuppa di ceci, risotto di zucchine, piselli con carciofi, polpette di spinaci, risotto al Saint-Émilion (omaggio all’ultimo capodanno), crespelle, zuppa di salmone (omaggio a Johannes).

Corriamo: brevi escursioni sulla collina che porta al Sacro Cuore salendo dal versante nord, quello meno conosciuto ma anche più bello. Passiamo dalla Square Joel le Trac, Maison Rose, Lapin Agile, la vigna di Montmartre, place du Tertre: sono luoghi incantanti, sempre, ma in primavera e con le strade sgombre ancora di più. Quando verrete a trovarci ve li faremo vedere.

Lavoriamo: quanto e forse più di prima, con gli occhi piantati sugli schermi.

Messaggiamo: io ho iniziato a usare Whatsapp assiduamente. Si scherza quanto possibile con tanti amici e parenti. Una quarantena senza internet sarebbe assai diversa. Ho anche sentito cari amici con cui ultimamente si erano persi un poco i contatti: Pierre-Alban e Roberto.

Leggiamo: Arianna divora Metà di un sole giallo di Chimamanda Ngozi Adichie e lo consiglia a tutti. Per me niente libri purtroppo: sono ossessionato dalla situazione attuale e le sue conseguenze in termini di salute, economia, finanza, mobilità, migrazioni. A tal riguardo consiglio due articoli comparsi su The JacobinThe Guardian. Vorrei anche segnalarvi un’espressione che ho appreso dai giornali in questi giorni: “nose-dive“, riferita all’andamento delle borse (e dei miei risparmi).

Smoothie: uno al giorno, ricordando Pietro.

Balliamo: rock and roll (più o meno).

Pensiamo: arrabbiati, a quando tutto questo già succedeva in Italia e la Francia guardava con condiscendenza. Qui si rivive lo stesso film, ma con circa dieci giorni di ritardo.

Idee per i prossimi giorni: ricominciare a giocare online con amici, disegnare, .