Lorenzo & his humble friends

The fool doth think he is wise, but the wise man knows himself to be a fool

Category: pictures not recorded on camera

Il parrucchiere dei cani

Sulla strada dove abitavamo io e Arianna nel quartiere di Jules Joffrin a Parigi lavora un parrucchiere dei cani. Quando uscivo di casa non mancavo di guardare attraverso il vetro del suo studio; anche perché la tendina rosa rimaneva quasi sempre aperta, quasi fosse un invito ad ammirare quel che succedeva all’interno. I cani stavano a quattro zampe su un tavolino, beati, mentre lui tagliava veloce il pelo con mano sicura. Mi sono chiesto se desse loro qualche tranquillante prima di iniziare il servizio. Non credo. Ogni tanto penso ancora a quei canini e alla loro espressione paciosa. Chissà cosa frullava nella loro testa durante quelle sessioni di taglio.

Rue Riquet

Il nome di questa strada è dedicato all’ingegnerie che contribuì all’apertura del Canal du Midi, nel sud della Francia. Si tratta di una via di transito, che dal popolare quartiere di Max Dormoy porta al famoso canale della Villette. Ci cammino nel pomeriggio del mio ultimo giorno a Parigi. E’ una giornata di sole, forse la prima giornata di primavera. Moltissimi inquilini del palazzo sul lato esposto a sud sono alla finestra o sul balcone di casa. C’è chi fuma una sigaretta, chi guarda per strada, chi prende la tintarella. Visti dalla strada sembrano appartamenti popolari, comunque molto piccoli. Tutto questo fermento alle finestre fa venire voglia di viverci. Ai piani alti probabilmente arrivano forti le voci di chi ha preso bevande d’asporto ai caffé ancora chiusi per via del confinement e delle persone che giocano a pétanque lungo il canale. Alle 19:00, pressapoco in coincidenza del tramonto, scatterà il coprifuoco e questa strada sarà teatro di un esodo veloce delle persone che devono frettolosamente lasciare il canale, come me. Adesso però pulsa d’attività e di colori; e io registro una foto mentale, che porto via con me.

Place Petrucciani

Paris, early June 2020, twilight.

It’s been a week since the French authorities have lifted the lockdown. From our apartment, in Rue Sainte-Isaure, Arianna and I can hear people chatting and having a beer in Place Petrucciani, just down the road.

It’s a festive atmosphere. We love the square. Small, unpretentious, dedicated to the author of (among other feats) this moving performance, it brings together three different bars, one supermarket, and one bakery. It just got a beautiful restyling after this lockdown: people cannot spend time indoor, so the bars are allowed to expand their outdoor area and reclaim space from the cars that would otherwise make their way through the square.

A rainstorm suddenly breaks out. It’s a deluge. As the rain pours down from the sky, we go to the window and watch, and so do our neighbours. We are in awe. Normally, the people in the square would run away and seek shelter. But not this time: having spent the last three months locked inside their houses, they are thrilled to get a good shower and dance. Watching from our window, we wish we were there with them.

Tre samoiedi

Calda notte in piazza della Repubblica a Firenze: si vedono persone in maniche corse. Alcune ragazze ridono meravigliate. Sono appena state superate da un signore sulla settantina che pedala con espressione insofferente. Sulla bicicletta sono montanti tre cestelli: uno a destra, uno a sinistra, uno dietro. In ogni cestello sta un cane samoiedo: ciascuno di loro ha il lungo pelo bianco cullato all’indietro dalla brezza e la lingua di fuori. Hanno un’espressione felice: non fossero cani, li definirei alticci e divertiti.

Passage Cottin

Due corsie con corrimano in mezzo, centoventi gradini che salgono, una rampa ripida, stretta tra case piuttosto malridotte. E’ giorno, luce limpida e tersa, ma sono comunque caratteristici i quattro lampioni in stile belle époque. Sulle finestre di una casa sono stesi a prendere aria dei panni bianchi. Ho annotato ‘a prendere aria’ e non ‘ad asciugare’ perché le scale sono per lo più in ombra. Nell’unico squarcio soleggiato, verso la cima della rampa, sta seduto un ragazzo, ingobbito a leggere. Indossa una maglietta rossa e ai suoi piedi c’è uno zainetto, rosso pure quello.

Ci sarebbero altre due dettagli importanti che una fotografia, anche solo immaginata, non può catturare: il rumore di un allegro spadellare che esce da una piccola finestra lungo la rampa; e il puzzo d’urina che ricorda la doppia identità, diurna e notturna, di questa rampa di scale.

Tre piccioni

Non amo i piccioni, animali goffi e paurosi. Oggi però ne ho trovati tre capaci di ispirare simpatia. Facevano il bagno davanti alla fioreria che si trova in fondo alla strada dove abitiamo. Li guardavo mentre facevo la coda al panificio, un panificio sempre molto frequentato. Come gli altri avventori ero goffo, con la mascherina e gli occhiali appannati, mantenendo le distanze in maniera innaturale (un pò come in questo cartoon del New Yorker). Loro, i piccioni, erano a mollo nell’acqua che usciva abbondante da un tombino. Sembravano in spiaggia, contenti e perfettamente a loro agio.

Landwehr Canal

Prima luce del mattino che esce dalle nuvole, riflessa sulle finestre delle case, che sono gialle, eleganti ma semplici. Si direbbe un primo, fragile squarcio di azzurro. Sopra alle case uno stormo di circa cinquanta uccelli volano in circolo salendo dal basso verso l’alto. Davanti alle case c’e’ un ampio marciapiede in terra battuta con tante pozzanghere. Il marciapiede è affacciato su un piccolo fiume, forse un canale. Salici piangenti marroni e senza foglie, un ragazzo che fa jogging, una ragazza che scatta una foto al canale. Nel canale si vedono delle increspature: l’acqua scorre lenta ma costante. Sull’altra riva ci sono circa venti cigni che riposano placidi, una barca semplicissima (un guscio di noce) abbandonata sulla riva; dietro, un grande prato e un monumentale palazzo ocra in stile classico con torri circolari e una serie di finestroni.

Uomo legge spartito musicale

Negozio di prodotti in cuoio, luce diurna, sullo sfondo si intravedono cartoline con acquerelli del Giardino delle Rose. Si direbbe Firenze, probabilmente vicino al Mercato di San Lorenzo. L’uomo dietro la cassa legge con espressione serena, ma concentrata. Osservando attentamente ci si accorgerà che sui fogli non ci sono parole, ma note.

Place Ornano

Place Ornano, Parigi. La corteggio da molto tempo. Ci sono passato davanti una mattina, all’alba, mentre andavo in piscina. Non è famosa, ma ha qualcosa di speciale. Sembra un set di Wes Anderson: simmmetrica, piccola e alta, elegante, con un solitario lampione al centro. La trovo bellissima; ma è in ombra, impossibile fotografarla. Ci torno il giorno dopo alle 12: la piazza è invasa dalle piante della fioreria all’angola. Sempre bella, ma con tutto quel verde viene meno quell’originale sentimento di romantica solitudine. Riprovo la sera: le piante sono tornate nel negozio ma la piazza è nuovamente in ombra. Torno una terza volta la domenica alle nove di mattina. Niente: il fioraio è aperto sette giorni su sette, ancora quelle maledette piante. Una combinazione impossibile per i fotografi: quando c’è la luce ci sono anche le piante di mezzo, quando non ci sono le piante la piazza è in penombra. Questa piazza non vuole lasciarsi fotografare nella sua nudità.

Anziana con libro

Tardo pomeriggio di una giornata di sole: la luce é quasi acciecante. Elegantissima e antica villa con giardino. Molto verde tutti intorno. Si direbbe lo Jura francese ma potrebbe benissimo essere la Baviera o la foresta fuori Vilnius. Gran parte del giardino é in ombra per via delle montagne vicine. In un angolo ancora assolato una anziana siede su una sedia e legge. La distanza è tale per cui è impossibile vedere se si tratta be di un libro: potrebbe essere una rivista o, per quel che ne sappiamo, un album di foto. All’autore piace tuttavia pensare che si tratta di un libro. L’immagine é borghese (la bellezza della villa in campagna), estiva (la luce pienissima), hockneyiana (la solitudine dell’anziana in un enorme giardino: dove sono tutti gli altri?).

Questa foto mai scattata è stata fatta durante un viaggio in treno tra Neuchâtel – Parigi proprio nel punto in cui, tra febbraio e marzo, il treno era solito accumulare ore di ritardo in seguito all’investimento di svagate mucche giurassiane.