Lorenzo & his humble friends

The fool doth think he is wise, but the wise man knows himself to be a fool

Category: sport

Peyragudes

The Tour arrives on the Pyrenees today and one year ago I was there to watch it together with Giallu en route from Marseilles.

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We did not know what to expect there. We found a colourful and enormous circus that cuts across national origin and social class. This was stage 12 of the Tour with the peloton arriving in Peyragudes at 1,590 m (5,217 ft) and below you will find my photos of the day.

Grosse Scheidegg

On July 12 I took the train at 6:00 and went to Interlaken (566 m). I rode up and down along the lake until I reached Brienz (also 566 m) and then gently up to Meiringen (595 m), where the actual climb begins. The road goes up nicely through the pines at first; and then brutally next to the Reichenbach falls where Sir Arthur Conan Doyle found inspiration and a death place for his hero Sherlock Holmes in the battle against Professor Moriarty. The climb then slows down for three or four kilometres, before getting pace again for a long final stretch, which I did not expect, with a steady percentage of 10 or more. The mountain pass is at 1,962 m and lies just in front of the legendary Eiger – to which I had paid an indirect tribute back in 2015. This is the Grosse Scheidegg, one of the hardest and most beautiful climbs in Switzerland.

From the top to Interlaken it is all goes down: Grindelwald (1,034 m) and Gündlischwand (660 m). I considered riding all the way back to Bern (540 m, about 50 km), but there was a strong wind and I did not have the legs.

Square pass(ports)

Together with Jelena, I wrote a blogpost on citizenship and football published on the observatory on citizenship I work for. We did some research and found out that 220 players at the world cup, that is one out of three,  have dual citizenship. These include the likes of Lionel Messi (citizen of Spain and Argentina), Kylian Mbappé (France, Cameroon and Algeria), Dele Alli (Nigeria and England). These players could well be representing another national team, if they had made the choice. And so could other players in the past: imagine what previous world championships would have looked like if Patrick Viera had chosen to play for Senegal instead of France, John Barnes for Jamaica instead of England, Miroslav Klose and Lukas Podolski for Poland instead of Germany. You can see the visualisation we have made following this link and you can read the article here.

Post scriptum, July 23 2018: we have now published an updated version of this post on the nccr – on the move blog.

 

Pugni in Provenza

1984, quinta tappa della Parigi-Nizza con partenza da Miramas e arrivo a La Seyne-sur-Mer. Leader di classifica è lo scozzese Robert Millar, di gran lunga il miglior ciclista britannico fino all’epoca d’oro di Sir Bradley Wiggins e Chris Froome. Oggi Millar si fa chiamare Philippa York e vive nel Dorset.

Torniamo in Francia. E’ una giornata all’apparenza interlocutoria; ma è un’epoca, questa, in cui i big si danno battaglia ogni giorno. Nella discesa del col d’Espigoulier, nel cuore della Provenza, Bernard Hinault attacca e porta in avanscoperta un gruppetto di una ventina di corridori. Bell’imboscata.

A 35 chilometri dall’arrivo, però, il gruppo in fuga si scontra con una protesta sindacale. Qualche decina di lavoratori protesta contro licenziamenti di massa. Strada bloccata, tutti fermi, manifestanti agitati, corridori disorientati, organizzatori spiazzati. La situazione degenera in spintoni e Hinault si fa strada a modo suo.

Arriva poi la polizia e la corsa riparte. I fuggitivi spingono a tutta e mantengono un piccolo margine. La tappa la vince Eddy Planckaert in volata davanti a Sean Kelly, che spodesta Millar in classifica e va a vincere la corsa.

Hinault vinse poi molte altre gare e mantenne i suoi modi di fare piuttosto sbrigativi anche quando si trovò poi a lavorare nelle Pubbliche Relazioni al Tour de France, spostando in maniera memorabile diversi intrusi dal podio.

More enjoy fencing

I started fencing a bit more than a year ago in Torino. My teacher there was a huge guy from Cuba, Carlos. The gym was huge, too, and the training was mostly off-piste consisting of a range of physical exercise to coordinate the brain with the muscles. Back in Neuchatel, I signed up for the fencing club and I now go every Tuesday and Wednesday at lunch time. The club is small and cozy, we do a lot of duels and it is my favourite moment of the week. This is the occasion I have been waiting for to share the video More enjoy fencing with you.

 

I do épée.

Esco a fare due passi

Tra maggio e luglio mi ritrovo incapace di andare in bici. Seduto in sella, la mia mente gira a trottola. Anziché godermi le sensazioni visive, tattili, acustiche e olfattive, come prima mi succedeva, parto per un tour nel mio cervello malato. Immaginate di perdere la passione per quel che più vi piace fare.

Ad agosto, tornato a Trento, recupero la salute e con essa anche la voglia di andare in bici. Contribuiscono anche due libri illustrati comprati da mio padre – ah, l’ispirazione.

Un giorno esco per fare un giro di riscaldamento e mi ritrovo a Vetriolo, al termine di una salita decisamente dura. La discesa nel bosco mi emoziona e allora decido che voglio provare a fare lo Stelvio, aperto solo alle bici il sabato successivo. Si tratta di una delle salite principi del libro più a destra nella foto sopra. Quattro giorni dopo decido di testare la gamba sul passo Manghen, una delle uniche salite del libro semi-nascosto nella foto sopra. Parto alle nove del mattino e alle dieci e mezza arrivo a Torcegno, con quaranta chilometri alle spalle e già molta salita. Lì, paese natale di mia nonna, decido di fermarmi a prendere un caffè e una brioche. Entrato nell’unico bar esistente, i tre anziani avventori mi chiedono dove sto andando e alla mia risposta si mettono a sghignazzare. Zut, e io che pensavo di essere già a buon punto. Al bar non hanno brioche, dunque entro nel supermercato accanto e compro una confezione da nove. Il cassiere mi chiede dove vado e alla mia risposta si mette a ridere. Riparto meditabondo e mi mangio tutte e nove le brioche per farmi forza. La salita non è difficile come le tante risate mi avevano fatto temere; però dal chilometro sedici in poi, con soli tremila metri al passo, la strada inizia a salire vorticosamente. Sento di essere così vicino eppure così lontano. Impiego dieci dolorosi minuti a fare l’ultimo chilometro, una media oraria decisamente al di sotto dei miei standard. In cima trovo una famiglia di ciclo-appassionati provenienti dal Veneto che mi accolgono entusiasti e mi tempestano di domande senza darmi il tempo di rifiatare. Scendo al rifugio e mi concedo un grosso panino e birra. Poco dopo arriva un altro ciclista, Tommaso, con cui decidiamo di proseguire assieme. Pedaliamo veloci fino a Cavalese e da lì via e via per tutta la Val di Cembra. Arrivo a casa con 120 chilometri nelle gambe, sonno e tanto sole.

Già, il sole. Quello che non trovo il sabato successivo sullo Stelvio. Le previsioni meteo indicano tregenda e con il passare dei giorni mi rassegno a cancellare la spedizione. Però poi la sera di venerdì, quando esco a fare un giro, scopro di avere ho tanta voglia di andare in bici a prescindere dal freddo e dalla pioggia. Sveglia alle sette e in macchina fino a Prato dello Stelvio, dove trovo acqua mista a neve e un manipolo di uomini che si imbacucca in una molteplicità di vestiti sintetici. Alla partenza mi accodo a una coppia di locali che parlano in tedesco. Il loro respiro crea delle grosse nuvolette bianche. Al chilometro dieci inizia a piovere forte. Al chilometro quindici nevica. Giunti al rifugio Stelvio, la strada è sbarrata: troppa neve. Mi infilo all’interno, dove ritrovo centinaia di uomini seminudi davanti a termosifoni e stufe a pieno regime. Io mi fermo poco, giusto il tempo di farmi fare una foto e indossare tutti i vestiti rimasti nello zaino. La discesa è indimenticabile, non in un senso positivo del termine. Il gelo è tale che scendo mugugnando dal rifugio alla macchina. Le mie mani bloccate dal freddo non mi permettono di frenare come vorrei. Fortunatamente ci sono diversi punti di rifornimento dove io e gli altri sventurati ci fermiamo per abbracciare i bidoni di tè bollente e cercare di recuperare la mobilità degli arti.

Ho fatto diverse sciocchezze in vita mia, come nuotare nell’Oceano Indiano nottetempo o nel Mare del Nord il primo gennaio; ma non avevo mai avuto così freddo così a lungo prima d’ora.Come avrete capito, comunque, sono molto contento di essermi rimesso a pedalare. La bicicletta è davvero una cosa stupenda ed è un peccato che chi non la usi non possa capire il senso di comunione che si prova quando si è in sella.

 

Bianchi, Scott, Carrera

The best present I ever got was a Bianchi bike from my father after riding up the Col de la Lombarde together in 2009. Then my father decided to double on that and gave me another Bianchi in 2015, the celeste, so that I could bring it to Florence and start training with it. That bike never left Florence and is still there under the custody of Giallu. In 2016 I moved to Neuchâtel and bought a second-hand Scott at the bike market that takes place twice a year. I used it to go from home to work but also, occasionally, to reach some crazy mountain passes. The bike now lies with Jean Thomas.

Two weeks ago I bought another bike. It is a second-hand Carrera that a guy used for a fundraising ride between London and Paris. We put it in the car and went to Arvier, close to Aosta, me, my mum, my dad. What a wicked valley that is. After sleeping there, my father and I rode up the Gran San Bernardo. This is a region where I must return: the Roman ruins in Aosta, the valley leading to the Piccolo San Bernardo, the Hospice at the Gran San Bernardo. That day we rode down and then went all the way to Neuchâtel.

I guess for me home is where my bike is; and my bikes are now spread between Florence, Trento, and Neuchatel.

Pistole scariche

Remember the 100-kilometre bike night that Giallu, Nicco and I did in 2015?
In June this year we did it again.

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Yet – this time was different. First, there was no preliminary 48-hour hike on the Dolomites; and, second, the altitude difference was now -10m as opposed to +1.200 in 2015. Our bike night of 2017 ran from Ferrara (here) to the mouth of the river Po: easy. Or was it?

 

Things to remember. The fun and excitement of our first 10k. The sleepiness that followed.  The pursuit of the big group at km 47 in the darkness, after all our three lights had run out of battery. My flat tire and the 15 minute-delay. The mad race we did afterwards and the early arrival to the beach – too early perhaps? The cold. My parents arriving at 9 in the morning to rescue us. San Luca outside Bologna, another sunset.

This was a peculiar ride for Nicco, who moved to London shortly thereafter; and for me, since June was probably the toughest month of my adult life. Perhaps the one of us who enjoyed this race the most was Giallu, who took care of the organisation and all.

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Notes for the future: get some sleep before the race; remember to charge the batteries of the light; find Trattoria del Gallo in the town called Osteria del Gallo and ask for the desserts.

 

All my aces are on the floor

I have always liked to have people around, but the circumstances of life are such that I find myself more lonely than I used to be. Fai di necessità virtù, they say. I still dislike loneliness; but there is one specific instance when I can appreciate living on my own (Dee do de de dee do de de I don’t have no time for no monkey business) and that is when I am on a bike.

So here we go again. At the crossroads of Valais and Ticino, the Granfondo San Gottardo is one of the hardest cycling sportive events of the year. For me, this race had a special gist for three additional reasons: (i) it takes place in Switzerland, where I have been living for a few months this year; (ii) it is harder than the other races I have done before, with 110 km and three mountain passes to climb for a total of more than 3000 m of elevation; (iii) Nicco and Giallu had decided to come with me, so we could be together just like last year in Trentino. To this, it must be added that I am in the middle of a tumultuous process of moving out from my home: I was relieved to have such distraction.

Onto our road trip with Nicco and Giallu then! We drove from Florence to Ambrì and we planted our tent in the airport. After a very wet and sleepless night we got up at 6AM, had a heavy breakfast and started our race at 8AM. Up to San Gottardo, Furka, and Novena. This is how my race went on Strava; and this is how it went in pictures.

 

 

It went pretty much as we expected. San Gottardo is smooth and pleasant; Furka is long and steady; Novena is consuming and never-ending. But we finished! Even Nicco, who got a flat tyre on the descent from Furka and spent about 45 minutes looking for a pump. I rode my bike for 4 hours and 42 minutes, with two long breaks at the feeding points, crossing the finish line at 2:40PM.

In the evening we drove to Neuchatel and the next day we visited Montreux and cruised through the San Bernardo pass, Aosta and Genova. We arrived in Florence in the middle of the night and I have been packing up my belongings ever since.

 

Racing a Gran Fondo was one of my resolutions for 2016; I have now raced three. This is it: all my aces are on the floor. In the coming months I won’t have time to train properly and I won’t have the determination to do all the sacrifices that the preparation for a Gran Fondo requires. So farewell to my bike and all of that: what a ride it was.

Fernweh

Neuchâtel, 26 giugno

Giallu, Nicco, Ivan, Alvise.
Quest’anno ho imparato che per prepararmi a una gara è necessario leggere e studiare il mondo della bicicletta. Non si tratta solo di curiosità: lo si fa per motivarsi e vivere con entusiasmo queste scorribande. I giorni scorsi mi è stata regalata una bellissima rivista di ciclismo, dalla quale vi inoltro la seguente citazione estrapolata da un racconto il cui protagonista si cimenta in un fine-settimana ciclistico in Scozia: I was in the middle of a year devoted to exactly this sort of trip – micro-adventures, I call them – and it was proving to be much more rewarding than I had anticipated. Since I began taking on these provocatively mundane expeditions, I had discovered that coming up with an interesting plan (and committing to making it happen) virtually always guarantees a challenging and rewarding experience. All you need is something difficult, somewhere new and a bit of imagination. For someone cursed with eternal ‘fernweh’, a beautiful German word meaning a craving for distant places, the year of micro-adventures was an excellent, regular tonic.

Eccomi dunque con un programma interessante per una micro-avventura. Il 23 luglio partiamo in macchina alla volta di Airolo. La sera dormiamo lì – in casa? in tenda? Il 24 luglio gareggiamo nella Gran Fondo del San Gottardo (daje!). Speriamo di arrivare in fondo davanti alla macchina-scopa. Poi guidiamo fino a Neuchatel: lì dovrei riuscire a garantire un alloggio gratuito per tutti e forse anche una cena da amici, etc. Notte di riposo e rientro in Italia il 25 luglio. Diamoci come obiettivo quello di fare, anche per conto nostro, almeno 350km nelle settimane tra il 2 e il 23 luglio.

Update, 2 luglio: nemmeno il tempo di rientrare in Italia che siamo già in sella. Alle 6:30 siamo partiti da Firenze, alle 8:00 arriviamo all’Impruneta, alle 9:00 a Panzano, e alle 12:00 siamo sparaparanzati a mangiare schiacciate farcite in questa famosa pizzicheria di Chiesanuova. Vamos.