Lorenzo & his humble friends

The fool doth think he is wise, but the wise man knows himself to be a fool

Category: tributes

Elezioni a Trento

Domenica a Trento si voterà per rinnovare la Giunta Comunale. Io sono residente all’estero, ma scrivo un breve messaggio per convincere gli amici ancora indecisi a votare per mio zio Paolo Piccoli, che è candidato con la lista civica di centro-sinistra a supporto di Franco Ianeselli.

Non che lui abbia bisogno delle mie parole: in oltre quarant’anni di lavoro come giornalista, politico, notaio e mediatore civile, Paolo si è fatto conoscere per la sua serietà e competenza. Credo che chi ci ha avuto a che fare apprezzi soprattutto il suo straordinario senso del dovere. Paolo porta a termine i compiti che gli vengono affidati senza tante fanfare. Ai miei occhi, incarna l’esatto opposto dei simpatici cialtroni che fanno le cose alla cazzo di cane. E poi ha un amore sconfinato per l’ascolto, lo studio, la comprensione delle dinamiche sociali e dei processi economici. Quando gli si affida un progetto, una pratica, un’iniziativa, Paolo la tratta con enorme cura dei dettagli e delle possibili conseguenze.

Potete osservare questa sua meticolosità, e il coraggio di prendersi la responsabilità per le proprie azioni, dal modo in cui si è buttato in questa campagna elettorale atipica. Paolo ha girato instancabilmente per tutto il comune e intanto ha usato piattaforme digitali per dialogare con gli elettori, pubblicando oltre trenta brevi video per spiegare il suo punto di vista su diverse questioni di metodo e di programma.

Mi rassicura pensare che Paolo potrebbe essere parte dell’amministrazione comunale nei prossimi anni, perché si tratta di elezioni in cui si confrontano due visioni diverse dell’azione politica. La Lega ha vinto le elezioni provinciali un anno fa con una campagna improntata sulla sicurezza e la chiusura all’esterno. A me pare però che il Comune sia stato amministrato bene dall’amministrazione di centro-sinistra in questi anni. Personalmente, credo che Paolo aiuterà la coalizione guidata da Franco Ianeselli a portare avanti le idee di sostenibilità, promozione della cultura, e apertura ai rapporti internazionali che hanno permesso a Trento di prosperare negli ultimi decenni.

Se però la pensate come la signora L., che ha commentato la foto di cui sopra dicendo che “di uno che tègne i péi sulla taola no ghé da fidarse!“, vi incoraggio a studiare il profilo delle tante altre persone capaci di portare in Consiglio Comunale competenza e apertura al dialogo. Per conoscenza personale raccomando Andreas Fernandez (Europa Verde), Corrado Bungaro (Futura), Luca Facchini (Europa Verde) e Philipp Woelk (Insieme). Anche loro sostengono Franco Ianeselli.

Six wheels, southbound

Through the EUI’s Twitter account I have been following the parallel journeys of Andrea Calderaro and Stefania Milan. Andrea and Stefania are professors now, in Cardiff and Amsterdam respectively. They were still hanging around at the EUI when I started my Ph.D. there. This summer, they took their four wheels, and those of Stefania’s partner Joel, and traveled south.

A couple of weeks ago, Stefania and Joel set off from Amsterdam to Venice by bike. They wrote: “In times where the relationship between Italy and The Netherlands is fraught with misunderstandings and stereotypes, we, a hard-working Italian and a generous Dutch, want to create a bridge between our two countries. We are cycling from Amsterdam to Venice, showing that our continent is smaller than we think, and that while connecting requires hard work, it offers great reward 🙂 Sponsored by the inimitable Terre Lente!“. They completed fourteen stages, which you can see through Stefania‘s and Joel‘s twitter accounts.

A week ago, Andrea left Cardiff on his vintage Vespa and he drove all the way to Florence. Again, you can follow the six stages through his twitter profile.

You gotta love that.

Davide, Viviana, Andrea

Ieri mattina ho ascoltato dall’inizio alla fine l’episodio settimanale di Expat, su Rai Radio 3 (una delle tante belle curiosità assorbite da Arianna). Si intitola Alta fedeltà e può essere ascoltato qui (episodio del 27/06/2020: Da Manchester a Dundee fino a Oxford, quali le conseguenze della Brexit nelle vite degli italiani all’estero?). Ve lo consiglio: prendetevi mezz’ora per ascoltare senza altre distrazioni. A me questo episodio è piaciuto per il tono leggero, ma informativo; personale e intimo, ma rilevante in una certa misura per tante persone della mia generazione. E poi credo che mi abbia un poco emozionato per le belle memorie che conservo dei miei brevi periodi di vita a Dublino ed Edimburgo, oltre che delle escursioni a Belfast, Birmingham, Brighton, Galway, Glasgow.

Photos of people on the move

For the last few months I have put aside notables photos of people on the move. There are four somehow symmetrical photos that strike me more than all the others. All of them, I realise in insight, have an aura of sacrality: maybe this is why I like them so much. I post them below, in chronological order. It feels strange to look at them in these times of forced immobility.

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Hal Morey. Grand Central Terminal of New York Central Station, 1929. It depicts the sacrality of the places that we use to move around: I had to think of Morey’s picture when reading this article, recently. Here the train station appears like a cathedral. Original here.

Hal Morey - New York Central Station - 1929

Alex Webb. San Ysidro, California, 1979. Mexicans arrested while trying to cross the border to United States. Original.

Alex Webb - San Ysidro 1979.jpg

Sebastião Salgado. Churchgate Station in Mumbai, India, 1979. Original here.

Sebastiao Salgado - Churchgate Station, Mumbai - 1979

John Stanmeyer. Djibouti City, 2013. Migrants in Djibouti searching for cell signals from neighboring Somalia. Original here.

John Stanmeyer - Djibouti City - 2014

 

Bere dal pozzo

Vorrei condividere con voi il ricordo che Michal ha scritto per Giorgio Butterini. Mi piace: è un bell’omaggio, diretto e senza tanti salamelecchi.

Mi ricordo ancora il mio scetticismo quando la Bea voleva presentarmelo ormai più di due anni fa, pensando che fosse un’altro prete come tutti altri che avevo conosciuto in passato. Dopo qualche giorno mi sono arreso e sono andato a Terzolas a conoscerlo.

Sono contento e mi sento fortunato di l’aver fatto. Contento perché ho conosciuto una persona calda, amichevole, sorridente che sopratutto non mi voleva convincere di nulla. Voleva solo avere una bella chiacchierata, bere un bicchiere dell’acqua insieme che veniva dal loro pozzo (quanto orgoglioso era di questo pozzo!) e ascoltare la nostra storia. Ne sono quasi sicuro che poi l’abbia probabilmente dimenticata subito, visto la sua condizione già all’epoca. Ma quello non importa. Importa il fatto che colpiva con la sua dolce curiosità. Mi sento fortunato perché ho conosciuto anche una figura che ribaltava un po’ la mia idea della chiesa e ho cominciato a vedere delle piccole persone come lui di cui non si sente quando si parla della chiesa istituzionale.

E’ riuscito anche (forse senza saperlo neanche!) a creare un ambiente felice, divertente e leggero durante la cerimonia del nostro matrimonio. Gli sarò sempre grato che ci abbia fatto passare uno dei momenti più importanti per noi con allegria e in modo ‘spensierato’.

Messages from quarantine

A seven-minute documentary by Niccolò Natali and Nikola Lorenzin on the New York Times.

Macabre dancing

I discovered the Joy Division thanks to Marco, Leila and Niels in Torino, at Blah-Blah. I knew them before, as we all do, but I did not really understand what they stood for.

Two years later I found So This is Permanence during my visit to Shakespeare and Co. It is a volume of Ian Curtis’s notes and crossings outs on the original lyrics. It stands as a testimony of the influence of the likes to Rimbaud and Kafka on Curtis’ worldview.

A few months later, Jean Thomas insisted we watched a movie on Ian Curtis life: Control 2007. He sold me the movie not because it was about the Joy Division, but because it had a wonderful photography. That’s right. The movie, in black and white, is directed by Anton Corbijn, who had worked as official photographer for the band.

And then, some time ago, I stumbled into a short article by Fabio Zuffanti of La Stampa. I discovered a few other things that I did not know before. For example, the name Joy Vision comes from the sexual slavery wing of a Nazi concentration camp mentioned in the 1955 novel House of Dolls. The article also highlights the connections between Joy Division, David Bowie, and Albert Camus. And it finds the right adjectives: haunting, oppressive, claustrophobic (the sound); far, reverberating (Ian Curtis’ voice).

Carnets de notes

Les règles du jeu : tout apprendre, tout lire, s’informer de tout, et, simultanément, adapter à son but les Exercices d’Ignace de Loyola ou la méthode de l’ascète hindou qui s’épuise, des années durant, à visualiser un peu plus exactement l’image qu’il crée sous ses paupières fermées. Poursuivre à travers des milliers de fiches l’actualité des faits; tâcher de rendre leur mobilité, leur souplesse vivante, à ces visages de pierre.

Lorsque deux textes, deux affirmations, deux idées s’opposent, se plaire à les concilier plutôt qu’à les annuler l’un par l’autre ; voir en eux deux facettes différentes, deux états successifs du même fait, une réalité convaincante parce qu’elle est complexe, humaine parce qu’elle est multiple.

Travailler à lire un texte du IIè siècle avec des yeux, une âme, des sens du IIè siècle ; le laisser baigner dans cette eau-mère que sont les faits contemporains ; écarter s’il se peut toutes les idées, tous les sentiments accumulés par couches successives entre ces gens et nous.

Se servir pourtant, mais prudemment, mais seulement à titre d’études préparatoires, des possibilités de rapprochements ou de recoupements, des perspectives nouvelles peu à peu élaborées par tant de siècles ou d’événements qui nous séparent de ce texte, de ce fait, de cet homme; les utiliser en quelque sorte comme autant de jalons sur la route du retour vers un point particulier du temps.

S’interdire les ombres portées ; ne pas permettre que la buée d’une haleine s’étale sur le tain du miroir ; prendre seulement ce qu’il y a de plus durable, de plus essentiel en nous, dans les émotions des sens ou dans les opérations de l’esprit, comme point de contact avec ces hommes qui comme nous croquèrent des olives, burent du vin, s’engluèrent les doigts de miel, luttèrent contre le vent aigre e la pluie aveuglante et cherchèrent en été l’ombre d’un platane, et jouirent, et pensèrent, et vieillirent, et moururent.

Marguerite Yourcenair, Mémoires d’Hadrien / Carnets de notes de Mémoires d’Hadrien

Auguste-Rosalie Bisson

Auguste-Rosalie Bisson (1826–1900) was a French photographer. In 1860, together with his brother Louis-François, he attempted to take pictures from the summit of Mont Blanc. The expedition failed.

One year later, in 1861, Auguste-Rosalie Bisson went back to the Month Blanc, taking with him 25 porters to carry his equipment. The team reached the 15,781-foot summit on July 25, 1861. It was only during the descent that Bisson set up the tent and cameras, pose the figures in positions emblematic of their climb, and make pictures of the “ascent” (though the team’s tracks are visible on the high snowy slope in the background).

These, and the other photos of Auguste-Rosalie Bisson, are difficult to find. Some of them are exposed at MoMa and The Metropolitan Museum of Art in New York. Go and see them, if you have a chance.

Three poems fit for this season

Read the original texts by Thomoose through these links: Planting at Night; Sitting at a Barbershop in Firenze; Our Country.

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Thomoose himself took the picture above some 24 hours ago.