Lorenzo & his humble friends

The fool doth think he is wise, but the wise man knows himself to be a fool

Weekend long reads, April

Bill Buford, Mastering the art of making a French omelette, The New Yorker. Roberto Beneduce, Storie virali: Le lezioni di una pandemia, Treccani. Charlotte Mendelson, The tonic of gardening in a quarantine, The New Yorker. Liborio Conca, Cosa ricordiamo di Roberto Baggio, Minima et Moralia, Alexander Maksik, My father’s voice from Paris, The New Yorker. Katy Waldman, Dear diary, the world is burning, The New Yorker.

Photos of people on the move

For the last few months I have put aside notables photos of people on the move. There are four somehow symmetrical photos that strike me more than all the others. All of them, I realise in insight, have an aura of sacrality: maybe this is why I like them so much. I post them below, in chronological order. It feels strange to look at them in these times of forced immobility.

***

Hal Morey. Grand Central Terminal of New York Central Station, 1929. It depicts the sacrality of the places that we use to move around: I had to think of Morey’s picture when reading this article, recently. Here the train station appears like a cathedral. Original here.

Hal Morey - New York Central Station - 1929

Alex Webb. San Ysidro, California, 1979. Mexicans arrested while trying to cross the border to United States. Original.

Alex Webb - San Ysidro 1979.jpg

Sebastião Salgado. Churchgate Station in Mumbai, India, 1979. Original here.

Sebastiao Salgado - Churchgate Station, Mumbai - 1979

John Stanmeyer. Djibouti City, 2013. Migrants in Djibouti searching for cell signals from neighboring Somalia. Original here.

John Stanmeyer - Djibouti City - 2014

 

Il classismo della pandemia

Ho fatto una breve intervista con Marco Pagani di RSI (Radio Svizzera Italiana). Abbiamo parlato delle restrizioni alla mobilità e di come le loro conseguenze siano particolarmente negative per tanti lavoratori stagionali, richiedenti asilo, e tutti coloro che non possono permettersi il telelavoro.

How will governments decide who can move where in a pandemic?

I have written a short analysis for the Washington Post to explain why, in a crisis-ridden context, asylum seekers, seasonal workers, temporary workers and undocumented migrants face disproportionate risks.

How these groups fare in the 2020 pandemic will depend on how governments define “nonessential movement,” and whether they are willing to make any exceptions.

Bere dal pozzo

Vorrei condividere con voi il ricordo che Michal ha scritto per Giorgio Butterini. Mi piace: è un bell’omaggio, diretto e senza tanti salamelecchi.

Mi ricordo ancora il mio scetticismo quando la Bea voleva presentarmelo ormai più di due anni fa, pensando che fosse un’altro prete come tutti altri che avevo conosciuto in passato. Dopo qualche giorno mi sono arreso e sono andato a Terzolas a conoscerlo.

Sono contento e mi sento fortunato di l’aver fatto. Contento perché ho conosciuto una persona calda, amichevole, sorridente che sopratutto non mi voleva convincere di nulla. Voleva solo avere una bella chiacchierata, bere un bicchiere dell’acqua insieme che veniva dal loro pozzo (quanto orgoglioso era di questo pozzo!) e ascoltare la nostra storia. Ne sono quasi sicuro che poi l’abbia probabilmente dimenticata subito, visto la sua condizione già all’epoca. Ma quello non importa. Importa il fatto che colpiva con la sua dolce curiosità. Mi sento fortunato perché ho conosciuto anche una figura che ribaltava un po’ la mia idea della chiesa e ho cominciato a vedere delle piccole persone come lui di cui non si sente quando si parla della chiesa istituzionale.

E’ riuscito anche (forse senza saperlo neanche!) a creare un ambiente felice, divertente e leggero durante la cerimonia del nostro matrimonio. Gli sarò sempre grato che ci abbia fatto passare uno dei momenti più importanti per noi con allegria e in modo ‘spensierato’.

Messages from quarantine

A seven-minute documentary by Niccolò Natali and Nikola Lorenzin on the New York Times.

Coronavirus: borders, citizenship, mobility

This pandemic will impact all of us enormously, and in a variety of different ways. I do not dare venturing into areas I do not know, so my thinking has been focused chiefly on borders, citizenship, and mobility. Here is what came out of it.

In a first article, published on GLOBALCIT together with Jelena Dzankic, we discuss the role citizenship plays in the context of public health responses to emergencies, including evacuations and quarantines, travel and socio-cultural constraints. In a second article, published on the blog of the nccr – on the move together with Joëlle Moret, we write that the current crisis of mobility further reinforces social and national inequalities. In the infographic, which we realised for the nccr – on the move together with Andreas Perret and Jelena Dzankic, we show the quick diffusion of border closure globally and the categories that are most frequently exempted (nationals, residents, diplomats, transport personnel, family members of nationals…).

This is a small contribution to understanding what is happening in the world these days. It has little to do with the medical social implications of this virus: there are other people who are much better situated to explain that. But it is important because, I am afraid, the sudden restrictions to borders introduced in the last few weeks won’t disappear overnight.

Weekend long reads, March 2020

Lauren Collins, The anguish and solidarity of Paris under lockdown, The New Yorker. Kenan Malik, Coronavirus exposes society’s fragility. Let’s find solutions that endure once it’s over, The Guardian. Owen Jones, We’re about to lear a terrible lesson from coronavirus: inequality kills, The Guardian. Ivan Krastev, Seven early lessons from coronavirus, European Council on Foreign Relations. Adam Chandler, Let’s politicize the coronavirus crisis, The Washington Post.

Morire soli

Scrive Simone: “L’unica forma di provare dare chiavi di lettura socio-antropologiche al tempo che stiamo attraversando, almeno in questo qui e ora, è quella di partire dalle micro-storie che stanno sotto il velo dei numeri di contagi, decessi e guariti da cui siamo continuamente bombardati. Le storie di chi si è ammalato, di chi presta lavoro di cura in ospedale e fuori, di chi deve uscire di chi deve star chiuso in casa, di chi una casa non ce l’ha e di chi non ci vuole stare. Se guardiamo, ad esempio, all’emergenza sanitaria non è solo la mancanza di letti di terapia intensiva che può far capire la tragedia sociale che stiamo attraversando ma il fatto che un/a volontario/a, un/a infermiere/a e un/a medico debba ergersi, senza che sia suo compito, e senza essere stato addestrato/a a farlo, a giudice di vita o di morte. Se osserviamo i decessi, non è l’immenso numero di questi giorni che sovverte l’ordine sociale, giustificando le misure di restringimento delle libertà individuali, ma il fatto che alla morte sia negata la propria natura sociale di rito di passaggio. Spesso si muore soli, ma solo in circostanze a-normali si nega la celebrazione sociale del passaggio, rendendo incomprensibile e incommensurabile la perdita“.

E poi questo articolo.

Quarantena, appunti

Con Arianna.

Cuciniamo: tiramisu (idea di Pierluigi), ragù (idea di Luca e Marco), pasta al pesto, cosce di pollo (idea di Daniela), zuppa d’aglio e zuppa di lenticchie (idee austriache), tartare di salmone (idea di Marco P), polpette di melanzane, zuppa di ceci, risotto di zucchine, piselli con carciofi, polpette di spinaci, risotto al Saint-Émilion (omaggio all’ultimo capodanno), crespelle, zuppa di salmone (omaggio a Johannes).

Corriamo: brevi escursioni sulla collina che porta al Sacro Cuore salendo dal versante nord, quello meno conosciuto ma anche più bello. Passiamo dalla Square Joel le Trac, Maison Rose, Lapin Agile, la vigna di Montmartre, place du Tertre: sono luoghi incantanti, sempre, ma in primavera e con le strade sgombre ancora di più. Quando verrete a trovarci ve li faremo vedere.

Lavoriamo: quanto e forse più di prima, con gli occhi piantati sugli schermi.

Messaggiamo: io ho iniziato a usare Whatsapp assiduamente. Si scherza quanto possibile con tanti amici e parenti. Una quarantena senza internet sarebbe assai diversa. Ho anche sentito cari amici con cui ultimamente si erano persi un poco i contatti: Pierre-Alban e Roberto.

Leggiamo: Arianna divora Metà di un sole giallo di Chimamanda Ngozi Adichie e lo consiglia a tutti. Per me niente libri purtroppo: sono ossessionato dalla situazione attuale e le sue conseguenze in termini di salute, economia, finanza, mobilità, migrazioni. A tal riguardo consiglio due articoli comparsi su The JacobinThe Guardian. Vorrei anche segnalarvi un’espressione che ho appreso dai giornali in questi giorni: “nose-dive“, riferita all’andamento delle borse (e dei miei risparmi).

Smoothie: uno al giorno, ricordando Pietro.

Balliamo: rock and roll (più o meno).

Pensiamo: arrabbiati, a quando tutto questo già succedeva in Italia e la Francia guardava con condiscendenza. Qui si rivive lo stesso film, ma con circa dieci giorni di ritardo.

Idee per i prossimi giorni: ricominciare a giocare online con amici, disegnare, .