Lorenzo & his humble friends

The fool doth think he is wise, but the wise man knows himself to be a fool

Post-election

I was looking for good articles to share with you after the Italian elections of March 4. Not much. In a blatant act of self-promotion, I would simply recommend a short read and an interview (minute 11:30) I’ve made on Radio France International together with Fabio and professor D’Alimonte. In addition, I would also suggest a deeper read by Old Tom on the politics of frustration.

Cose che leggo

Tre articoli in vista di domani: Piergiorgio sul voto di vendetta, Mattia Feltri sugli italiani, Christian Raimo sull’incapacità di elaborazione di cultura politica.

Tempo pessimo per votare

Tempo pessimo per votare, si lagnò il presidente di seggio della sezione elettorale quattordici dopo aver chiuso violentemente il parapioggia inzuppato ed essersi tolto un impermeabile che a ben poco gli era servito nell’affannato trotto di quaranta metri da dove aveva lasciato l’auto fino alla porta da cui, col cuore in gola, era appena entrato.

Vorrei condividere con voi le mie riflessioni sul voto di domenica 4 marzo per il rinnovo del Parlamento italiano. Lo faccio in continuità con gli appunti scritti nel 2012 per le primarie del Partito Democratico, nel 2013 per le politiche, nel 2014 per le Europee, nel 2015 per il referendum sulle trivelle e nel 2016 per il referendum costituzionale.

Premetto che ho seguito poco la campagna elettorale, sia perché non ne avevo il tempo (a differenza di altre volte), sia perché abito all’estero (e dunque mi giungono solo gli echi di dibattiti che, immagino, in Italia siano invece assordanti), sia perché all’alba dei trent’anni ho finalmente capito che la maggior parte dei comizi, dei talk show e delle interviste rilasciate da politici lasciano il tempo che trovano (meglio guardare ai programmi dei partiti e a quello che hanno combinato negli anni).

Premetto anche che la nuova legge elettorale è assurda. Io che ho una laurea in scienze politiche e che ho dedicato ore a studiarla non riesco ancora a capire come funziona.

Detto questo, voterò Partito Democratico per una ragione molto semplice: penso che negli ultimi cinque anni i suoi esponenti al Governo e in Parlamento abbiano fatto approvare numerose riforme di cui avevamo bisogno. Ve ne cito alcune: legge sulle unioni civili, legge per l’assistenza delle persone con disabilità grave prive del sostegno famigliare, bonus economico per i nuovi nati, abolizione dei co.co.pro, creazione dei PIR per investimenti finanziari dedicati alle imprese italiane, legge sul divorzio breve, legge sull’obbligatorietà dei vaccini, legge sul biotestamento, legge contro il caporalato, legge per aggiornare i livelli essenziali di assistenza del sistema sanitario pubblico, legge sulle unioni civili, legge per l’assunzione di oltre 100.000 professori precari nel sistema scolastico pubblico, legge per l’aumento delle risorse per il Piano Nazionale contro la violenza sulle donne fino a 30 milioni di euro.

Vi dirò. Anche a me è passato per la testa di votare contro il Partito Democratico e per tre ragioni almeno. Prima su tutte, la spocchia, l’antipatia e l’arroganza del suo segretario (lo dico da sempre, eh, mica da quando ha iniziato a perdere) e di alcuni personaggi abietti che popolano il partito e, ahinoi, il Parlamento. Sono stato tentato di non votare  Partito Democratico anche perché, a differenza del passato, non sono state organizzate le primarie (che figuraccia, Matteo Renzi: ti è andata bene che questa decisione sia passata sottobanco). Sono infine deluso dalla mancanza di forza nel portare fino in fondo la legislazione sullo Ius Soli e dalla decisione di approvare questa sgangherata legge elettorale. Sono sicuro che ci sono tante altre riforme che si sarebbero potute fare meglio. Così non è stato: pazienza. Al netto di tutto, se ripenso a come stavamo nel 2013, è mia opinione che il Partito Democratico abbia confermato di essere una forza politica in grado di farsi carico della responsabilità di governare un Paese grande e complesso.

Ho pensato a lungo se votare +Europa: nonostante abbia il nome di un multivitaminico da comprare in farmacia, questo partito ha un valido programma di governo e una leader valorosa. E tuttavia non sono convinto dai candidati della circoscrizione dove voto, reputando maggiormente credibili i notabili locali del Partito Democratico. Risiedessi altrove sarei felice di votare +Europa. Cambia relativamente poco, alla fine, dato che i due partiti fanno parte della stessa coalizione.

Vorrei invece spendere qualche parola sugli altri partiti che hanno delle realistiche speranze di andare al governo. Se volete ancora votare per Forza Italia dopo tutto quello che è successo negli oltre quindici anni in cui Berlusconi è stato il nostro primo ministro le possibilità sono due: o siete degli sciocchi oppure siete in malafede. In entrambi i casi credo sia inutile iniziare un dibattito con voi. Tutto sommato, invece, posso capire chi voterà Movimento 5 Stelle, Lega Nord, Fratelli d’Italia e altri partiti sulla base di un malcontento economico e sociale. L’Italia di oggi rimane un Paese svantaggiato rispetto ad altre realtà in Europa. C’è poco lavoro anche se poi, paradossalmente, chi ha un impiego è costretto a orari folli e con salari bassi. Le periferie sono spesso lasciate a se stesse. Gran parte del denaro pubblico viene sprecato in maniera balorda. E via dicendo. Ecco. Molti pensano che la causa di tutto questo sia l’attuale governo. Io, invece, credo che il Partito Democratico qualche colpa ce l’abbia, ma che moltissime responsabilità ricadono sul governo di Berlusconi che, come accennavo prima, dal 1994 al 2011 ha portato quello che era uno dei Paesi più benestanti d’Europa a un passo dalla bancarotta, cioè a un passo dal momento in cui i soldi che avete in banca non valgono più niente e tutti i nostri aeroporti, spiagge, musei e beni pubblici devono essere venduti a prezzi stracciati a governi stranieri. Voi adesso l’avete dimenticato, ma Lega Nord e Fratelli d’Italia sono stati parte di quel governo. Per dire: l’attuale legge sull’immigrazione, tema particolarmente caro a questi due partiti, l’hanno fatta proprio loro (la Bossi-Fini, che per inciso è un orrore). Credo, infine, che il Movimento 5 Stelle abbia dei meccanismi interni che sono alieni ai principi democratici e ritengo anche che gran parte dei candidati presentati in Parlamento siano persone prive della competenza e della preparazione necessaria per rappresentare un Paese che, come scrivevo sopra, è molto grande e complesso.

Non mi dilungo su Liberi e Uguali perché è un partito i cui rappresentati hanno seduto al governo per quattro anni e invece di lavorare costruttivamente alle riforme di cui sopra hanno avuto come unico obiettivo quello di sfiancare il segretario che loro stessi avevano democraticamente eletto. Gente come Grasso e d’Alema sono il corrispettivo politico di quella marmaglia che ogni tanto faccio l’errore di portare in montagna con me: invece di ringraziarmi per aver predisposto tutto e camminare tranquilli godendosi il paesaggio, passano ore e ore a lamentarsi della sete e delle pendenze scoscese.

Insomma, eccoci qui. Alla fine sono d’accordo con Paola Peduzzi: “il voto schizzinoso, svogliato, per dare un segnale (ma a chi?), col naso turato, sognando chissà quali alternative, non fa per me”. Voto convinto per la coalizione guidata dal Partito Democratico e lo faccio con gratitudine verso Paolo Gentiloni, Carlo Calenda, Benedetto Della Vedeva, Pier Carlo Padoan, Ivan Scalfarotto e Francesco Palermo (sono tutti uomini: mi spiace). Spero si vinca, ma so che sarà una mazzata colossale e da domenica sera si salvi chi può.

Fascismo

Il fascismo è stato un argomento assai discusso nel corso dell’ultima campagna elettorale. Nella miriade di dichiarazioni al riguardo c’è un’ovvietà che andrebbe ripetuta più spesso: in Italia il fascismo è illegale. La XII Disposizione transitoria della Costituzione dice che “è vietata la riorganizzazione, sotto qualsiasi forma, del disciolto partito fascista“. La legge Scelba del 1952 spiega il reato di riorganizzazione del partito fascista in questi termini: “…quando un’associazione, un movimento o comunque un gruppo di persone non inferiore a cinque persegue finalità antidemocratiche proprie del partito fascista, esaltando, minacciando o usando la violenza quale metodo di lotta politica o propugnando la soppressione delle libertà garantite dalla Costituzione o denigrando la democrazia, le sue istituzioni e i valori della Resistenza, o svolgendo propaganda razzista, ovvero rivolge la sua attività alla esaltazione di esponenti, principi, fatti e metodi propri del predetto partito o compie manifestazioni esteriori di carattere fascista“.

Allora perché ci sono ancora movimenti che si proclamano orgogliosamente fascisti? E come è possibile che questi movimenti siano non solo siano liberi di organizzare manifestazioni di piazza, ma addirittura di partecipare alle elezioni? Su questo si è espresso il Ministro della Giustizia Andrea Orlando in un’intervista rilasciata pochi mesi fa: “Alla luce dei fatti a cui stiamo assistendo, credo sia utile una ricognizione per capire il motivo per cui le incriminazioni sono così poche … Un tempo la riprovazione sociale faceva da argine a certe derive. Poi quel muro è un po’ venuto meno. E purtroppo anche quello delle norme è stato utilizzato poco”.

Bene dunque i cortei anti-fascisti, in mancanza delle istituzioni che fanno rispettare le regole. Attenzione però a non perdere di vista le ragioni di questa mobilitazione per evitare di scivolare nel paradosso. Perché è paradossale, oltre che grottesco, pensare che un anti-fascista possa inneggiare alle foibe, lanciare pietre contro la polizia e tentare di impedire il comizio dei militanti della destra. Il fascismo è soppressione delle libertà, violenza, e prevaricazione; non un colore, uno slogan, o un modo di vestire.

Books I have read, 2017

January. Cold, grey, busy Torino. After celebrating NYE with my dear Canadian friends, I fall sick. Marco, Leila and Etta come to my rescue. On Sunday January 6 I move into my new apartment where I will soon be rejoined by Niels. The place is full of books and I profit from it. I read The elegance of the hedgehog by Muriel Barbery, To the heart of the storm by Will Eisner, The hundred-year-old man who climbed out the window and disappeared by Jonas Jonasson, and Novecento by Alessandro Baricco. The first is the subtly humorous story of concierge Renée Michel and her strategies to conceal her intelligence. I am not really fond of it; and I am not hooked by Jonasson’s book either. In the end, I drag along with the former and I leave the latter unfinished. Of these four, I would therefore highly recommend only Will Eisner’s comic novel on 1920s Germany and Alessandro Baricco’s short piece on Danny Boodman T.D. Lemon Novecento. Good stuff.

In February I am often on the move. There are two books, in particular, whose memory remains inescapably linked to the rail-tracks. The Cosmopolites: The Coming of the Global Citizen by Atossa Araxia Abrahamian tells the story of the individuals behind the commercialisation of citizenship by a global business elite. I spend most of my time writing about citizenship as part of my research, so it is not a surprise that I find this story a compelling read. However, it is probably the other book I read while train-spotting that I would recommend to you, my friends: The Courtier and the Heretic: Leibniz, Spinoza, and the Fate of God in the Modern World by Matthew Stewart. What an amazing story this is! When I read a manuscript, I have the habit of underlining the sentences that strike a chord with me; but with this book it does not make sense, for I find myself underlining everything. It is a bit of a heavy story to read, but it talks about philosophy through the virtues, vices and ideas of two opposite characters.

In the rare moments I am in Torino with some spare time away from my monstrous Ph.D. thesis, I volunteer to read at the Mauriziano Public Hospital. This is possible thanks to a fantastic association. Initially I am a bit lost: I stopped reading short novels when I was a child. So in the first week I only include in my repertoire two books by Stefano Benni: Baol and La Grammatica di Dio. The following week I add a series of books that I collect through life’s best strategy for survival: asking around. Our coordinator Sara puts me on the right track with Francesco Piccolo’s Momenti di trascurabile felicità; the unconventional librarian of the café where I go to write together with Teresa sells me Andrej Longo’s Dieci; and the infallible librarians of my favourite place in the city give me Julio Cortazar’s Historias de cronopios y de famas and Daniil Kharms’s I am a Phenomenon Quite out of the Ordinary. All these books are extraordinary, in their own way.

Already quite a bit of reading, eh? Keep in mind that I am finishing my Ph.D. thesis and I am lonely. Reading is a way to keep my brain going.

In March I leave the apartment. I am officially homeless. In the mountains of Trento I read Martina’s present: Le otto montagne by Paolo Cognetti. This is a simple, fetching book about silence, loneliness, and wilderness. In the same period I read another book that was given to me as a present from Dani, although it had arrived to me through the outlandish hands of Giallu: Tim Krabbé’s The rider. Here again, my friends, what an amazing book this is! If you want to understand how I felt when I was racing my bike back in 2016 you have to read this story. Let me transcribe the incipit here.

Meyrueis, Lozère, June 26, 1977. Hot and overcast. I take my gear out of the car and put my bike together. Tourists and locals are watching from sidewalk cafés. Non-racers. The emptiness of those lives shocks me.

In April I hail to Spain for a series of interviews that are part of my Ph.D. thesis in Madrid and Andalusia. In those pre-depression day I read another book courtesy of Martina: Joshua Foer’s L’arte di ricordare tutto. I finish it, but, for once, I would rather have not.

In May I fall into a depressive anxiety. June, too, is a ghastly month. Giallu, who sacrifices much of his well-being to stay close to me, lends me Cormac McCarthy’s All the pretty horses. I dig into it. I read the book sitting on Ponte Santa Trinita unbothered by the gallivant tourists wandering around me. If you do not care about getting this book, try at least to listen Calexico’s homonymous song.

All the pretty horses.jpg

In July, again, I am unable to read. But August is the month when I rebound. During some of the most beautiful days of my life high on the mountains I read Homage to Catalonia by George Orwell. Back home, I read another book from Martina (La casa, written by an old acquaintance of this blog: Paco Roca). She, and he, nail it. Then, on the shores of the lake of Caldonazzo I read a book that will have important consequences my way of living. Magnum: Fifty Years at the Front Line of History. The reason why I read this book is that during the last few months I have visited two Magnum exhibitions: one in Torino, together with Guillaume, upon my very last day before moving out (a sunny day, dawn of Spring time, an yet a feeling of twilight as I bid farewell to the place); and another in Cremona, alone, after interviewing a doctor in the historical city centre. These were remarkable exhibitions that made me think of how photography can be an extraordinary tool to decipher certain customs and conducts that we take for granted. So I read this book and now I just cannot stop. (Note: since August 2017 I visited more than ten photo exhibitions and read countless photography works).

September. I move to Neuchâtel. Fall is coming and I find it fitting to read another book from Martina (You & a Bike & a Road, a comic book by Eleanor Davis), one from J.H.H. Weiler (Un’Europa cristiana), and, as I said, many classics of photography. In my trips to Paris I read Astérix chez les HelvètesAstérix en Hispanie, and Concita de Gregorio’s Cosa pensano le ragazze. I am rushing through now: I realise this post is already too long. Mercifully the best books of the year are already behind us.

In December I spend a few days in London with Francesca, Marco, Camilla and Isabella. In the occasional breaks from baby-sitting I read Darina al Joundi’s Le Jour où Nina Simone a cessé de chanter. Wonderful present from Giulia. If you want to read about undaunted women in Lebanon, this story would make. I also read 101 Things to Learn in Art School, finally succumbing to a book I have seen in all the bookshops of the exhibitions I visited during the year. (This was The Photography Gallery‘s one: I spent three  hours reading in their cafeteria). Not amazing.

My year comes to an end with an eclectic dab, combining Banksy’s Wall and Piece and Hergé’s Tintin in Tibet. Okay, this is really it. You might have expected a grand finale for this post, but I have used all my creativity and spare time to write it. Let us wrap it up and go.

… but in case you are still looking for something good, pore over my ‘books I have read‘ posts from 2016, 2015, 2014., 2013.

Update, March 2 2018.

Grazie Lore, un gustoso viaggio nel passato recente.

Ecco qui un simpatico aneddoto:
Il libro del Krabbé non era inteso al principio come un regalo, ma come un prestito.
Tuttavia, io sono ancora in possesso del “cavalli selvaggi” di gianlu che considero ormai come un ostaggio.
Si tratta quindi di un chiaro caso di stallo alla messicana letterario.

Un abbraccio

Daniele

Putrefatto

V. intr. [dal lat. putrefacĕre, comp. di puter o putris «marcio» (v. putre) e facĕre «fare»] (putrefàccio, putrefài, putrefà, ecc., coniug. come fare; aus. essere). – Subire un processo di putrefazione, corrompersi, marcire: le bevande del bar Fiasco ti hanno putrefatto; più spesso con la particella pron.: Jonas si putrefà rapidamente; cadaveri che si putrefanno; e fig.: una generazione, una classe dirigente ormai putrefatta, profondamente corrotta.

Difetti

Secondino Tranquilli nasce il primo maggio del 1900 a Pescina, un piccolo borgo dell’Italia centrale. Comincia ad interessarsi di politica fin da giovane e nel 1921 è tra i fondatori del Partito comunista italiano. La sua attività lo porta a viaggiare molto, soprattutto in Russia, ma anche in Francia e in Spagna. E’ in questo periodo che Tranquilli comincia a usare lo pseudonimo di Silone, al quale aggiungerà in seguito il nome di Ignazio.

Alla fine degli anni Venti, in pieno fascismo, il centro estero del partito comunista italiano si trasferisce in Svizzera e Silone sceglie l’esilio: prima a Lugano e successivamente nella più sicura Basilea. In questo periodo, Silone è affetto da gravi disturbi respiratori ed inizia a scrivere un libro. Dirà più tardi: « credevo di non aver più molto da vivere e allora mi misi a scrivere un racconto … Mi fabbricai da me un villaggio, col materiale degli amari ricordi e dell’immaginazione, e io stesso cominciai a viverci dentro. Ne risultò un racconto abbastanza semplice, anzi con delle pagine francamente rozze, ma per l’intensa nostalgia e amore che l’animava, commosse lettori di vari paesi in misura per me inattesa ».

Fontamara, pubblicato nel 1933 varrà a Silone il plauso di Alberto Camus (« Se la parola poesia ha un senso, è qua che la ritrovi, in questo spaccato di un’Italia eterna e rustica, in queste descrizioni di cipressi e di cieli senza eguali e nei gesti secolari di questi contadini italiani ») e dieci candidature al premio Nobel per la letteratura che, tuttavia, non vincerà mai. (Lo vinse, invece, lo stesso Camus nel 1957).

Nel dicembre del 1930 Silone viene fermato dagli ufficiali elvetici. Ricorderà poi che « dopo lunghe difficoltà, la Polizia degli stranieri svizzera mi riconobbe il diritto d’asilo a condizione che mi astenessi rigorosamente da ogni attività politica e anche da ogni collaborazione giornalistica avente carattere politico ». Silone si trasferisce allora a Zurigo, dove incontra numerosi esuli e intellettuali europei: Bertolt Brecht, Thomas Mann, Robert Musil.

Dopo tredici anni di vita a Zurigo, il 14 dicembre del 1942 Silone viene arrestato con l’accusa di svolgere attività comuniste e anarchiche ai danni dello stato elvetico. Il governo svizzero lo condanna all’espulsione. La pena è poi commutata in internamento, prima a Davos e in seguito a Baden. Poco prima del suo ritorno in Italia, avvenuto nel 1944, ricordando gli 11 anni trascorsi in Svizzera Silone ammise che Zurigo era diventata per lui una seconda patria: « Qui conto molti buoni amici e là dove sono gli amici, è la vera patria ». Dopo la liberazione scrisse: « Dovrò vivere a Roma, ma, ne sono certo, vi vivrò come un triste profugo zurighese. Quello che più mi piace degli svizzeri, a dire la verità, sono i loro difetti. Che il buon Dio glieli conservi! »

Palinsesto di questo blog

Dear readers of this blog,

I have been having a really hard time keeping up with this space lately. I am in a period of blossoming creativity, one of those times when one is able to work with a festive and fervent spirit. It is for this reason that I am preparing articles, databases, and book projects: everything you can think of, except posts for this blog.

And yet, I have made a list of things I would like to share with you. Drawing upon such list I am hereby delighted to announce that in the near future you will be able to delve into (1) a short note describing the books I read in the last year; (2) an essay discussing who I will vote for in the upcoming elections for the Italian Parliament; and (3) an explanation of how to cook the perfect risotto. In sensing your anticipation for these beautiful posts, I am happy to provide you with a witty picture entitled famous people looking like philosophers (author unknown, but if discovered I would be happy to acknowledge). You will have to do with this for the time being.

filosofi

Write to you soon.

Yours,

Lorenzo

Speaking truth to power

Note: this is a quote from the latest movie I watched. Those of you who have Netflix will easily recognise it.

“If I could just say something in defense of National Lampoon: we come from a tradition of truth-tellers. Long time ago, there was someone else society found offensive. They thought that what he did was radical, dangerous. They persecuted him and eventually killed him. Of course, I’m referring to Dracula”.

Good morning Italia

E’ da quattro anni che sono abbonato a Good Morning Italia (GMI), un servizio che mi fu inizialmente consigliato da Fabio e che io a mia volta mi sentirei di consigliare caldamente a tutti voi.

Oggi GMI ha fatto circolare un questionario che immagino fosse pensato per mettere a fuoco le aspettative dei propri lettori. Io ne approfitto per condividere con voi la pungente risposta che ho dato alla domanda in merito ai possibili miglioramenti del prodotto.

Ultimamente leggo GMI con sempre minor frequenza. Me ne sto progressivamente allontanato dopo essermi reso conto di tutto il tempo, le energie e l’intelligenza che spreco nel rincorrere affannosamente i flash di cronaca che nascono e muoiono nel giro di pochissimi giorni, lasciando solo il tempo che trovano. Ormai spulcio superficialmente GMO nel fine settimana. Gli unici articoli su cui mi soffermo sono quelli di approfondimento, parte della rubrica che credo chiamate Weekend brunch o Weekender. Trovo particolarmente utile anche il resoconto della settimana. Personalmente mi sentirei di incoraggiare altre rubriche mirate ad alzare la testa dal brusio quotidiano; ma non saprei dirvi come realizzarle. D’altra parte, questo lavoro spetta a voi.