Lorenzo & his humble friends

The fool doth think he is wise, but the wise man knows himself to be a fool

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Dialoghi e appunti tra Trento, Roma e Firenze

Una mattina di giugno alla fermata del bus anziano sale a bordo e saluta il guidatore: ‘Wella, direttore!“.

Al ristorante chiedo al cameriere se posso sedermi all’esterno. Lui mi risponde: “Puoi fare ciò che vuoi e io sarò il tuo schiavo“.

Al Giro d’Italia con Alvise, babbo, Giallu e Pietro tra Fonzaso, Croce d’Aune, Monte Avena, Pedavane e di ritorno a Fonzaso. Ci accampiamo con gli amici di Alvise che incitano in maniera indiscriminata spettatori e spettatrici che salgono in bici. Lo fanno sventolando davanti a loro mutandine di donna, sculacciandoli/le con due manine di plastica, versando loro del prosecco: “bevilo tutto!” oppure “e adesso lo finisci!” a seconda del momento.

Croce d'Aunia

Notte fonda al ritorno dal June Ball e trovo il solito fornaio all’opera in una remota bottega di via Boccaccio. Gli chiedo della schiacciata e lui me la regala: ho solo una banconota da cinquanta e lui non ha il resto. Due giorni dopo torno e trovo il suo collega. E’ quasi commosso che io sia tornato a pagare due euro. Loro si chiamano Mario e Sergio.

Francesco, Carmela e Costanza della Boutique della Pasta Fresca si ricordano ancora di me, anche se ci torno solo un paio di volte all’anno. Quando faccio per andare in bagno mi ricordano di chiudere la porta con delicatezza, altrimenti “gliela sbarbo“.

Un giorno cammino per il sottopassaggio delle Cure e mi godo l’Angelo che canta una litania napoletana accompagnato dalla fisarmonica. Sbucato alla luce mi trovo davanti Isah, che non vedevo dalla primavera del 2016. Lui era il venditore ambulante che sostava sempre davanti all’Antico Forno Guasti e con cui parlavamo di Roberto Baggio. Ci riconosciamo e parliamo di Danielo (Dani) e di Daniela (Jonas). Isah è molto contento, anche perché ora sta per partire per il mare dove farà la stagione – vendendo asciugamani. Ci siamo abbracciati.

Con leggerezza

Durante i corsi della laurea triennale c’era un ragazzo che studiava con noi e veniva a lezione in tuta. Sempre. Alvise, ficcante, l’aveva soprannominato Er Patata come un personaggio dei Simpson – credo. Era il periodo in cui andavano di moda le giornate dedicate: Beppe Grillo aveva organizzato un ‘Vaffa day’, Roberto Calderoli un ‘Pig day’, e noi a dicembre lanciammo il Patata Day andando in università in tuta. Lei fu l’unica ragazza che si unì a noi maschi in piena post-adolescenza.

Ho aspettato alcune settimane e ho pensato a lungo prima di scrivere qualcosa su Valeria perché tanto è già stato detto e in fondo che titolo ho io per ricordarla? Ho avuto la fortuna di studiare con lei e frequentare lo stesso gruppo di amici quando eravamo all’università. Ora riguardo le foto e mi pare rendano bene il senso del suo spirito leggero ed entusiasta. Le terrò da parte assieme alle parole semplici eppure solenni usate da suo padre in una limpidissima giornata di sole.

And the teenager I betrayed

It’s already April but the wind smells like we are still in January. As you folks know, I am living in Florence and yesterday the local football team was due to play the second leg of the semifinal of Coppa Italia against Juventus, which happens to be the most hated team in the whole country, in Florence, and in my personal records too. Boy, this had the potential to be a great day.

Surely the teenager version of Lorenzo would have gone mad for such a match. Until turning fifteen, a good 70% of my life revolved around football – the remaining 30% was evenly divided between girls, videogames, and masturbation. Unfortunately, a sardonic fate has changed the priorities of my life, putting masturbation on top… well, not quite. But the truth is football is no longer a raging characteristic of my life. Is no priority whatsoever, really. Gone are the times when I caused serious damages to the car of my dad because we were late for the Sunday evening match and I could not tolerate missing the first half an hour of it so I obliged him to pump in the wrong kind of fuel. Gone are the times when I obliged my cousin to record the televised replica of Milan-Monza, a pre-seasonal friendly match played at 3AM on the 15th of August watched by less than 100 people in the whole world. Gone are the times when I painted my hair blue hours before Italy played France in the final of the European Championship, probably unaware that blue is the national color of France too so it did not make much sense altogether – anyways, you got the message.

And so it is. Yesterday, while Fiorentina was being hammered by Juventus, I was happy go lucky with Thomas family, as the kids were jumping on me and the dad was telling stories, and I was just happy to be there with them rather than at the stadium or in a bar. We did, in all truth, end up in a bar for the final minutes of the match. But at that point I realized how football has faded away from my life and does not mean much, while other things still do. Spending time with Thomas family is one of these things and it will suffice to say that being with them makes me feel peaceful. Sometimes this kind of kindness is all what you need to feel. Simple, natural, and probably easier to explain that a pre-seasonal friendly match played at 3 in the night. Or a 3-0 home defeat against the most hated team of the entire country.

'ciao bello'

Post-scriptum: I thought I had already written something about this post, which is beautiful. Turns out I haven’t. So let me tell you now that football for me still makes some sense as a mechanism to mock my friends. Alvise is Parma, Stefano is Milan, Max and Tommaso are Juventus, Thomas is Arsenal, and so on. Obviously I am not immune from this system, so yesterday night I received quite a few messages from these friends. Here I will report only some, those pointing at my vile attitude to switch team depending on the circumstances and always side with the winner. I initially titled this blogpost “Frankly, my dear, I couldn’t care less“. I then realized how wrong that was. In fact, I would have cared very much about being able to send some ill mannered messages around. Instead, I will have to keep my mouth shut for quite some time now.

Una corsetta sotto la curva

Questo post é dedicato a Pierre, un romanista d’adozione che sabato ha provato a convincermi a guardare assieme Atalanta – Roma. Da vecchio tifoso ormai disaffezionato al calcio, ho preferito intrattenermi in altre attività; e tuttavia la partita mi ha fatto tornare in mente il leggendario derby Brescia – Atalanta, di cui ho promesso a Pierre avrei parlato sul blog. Ecco qui.

 

Correva il settembre 2001 e quello era un Brescia fortissimo, di cui conservo ancora la maglietta ufficiale. I dirigenti delle Rondinelle avevano messo assieme un bellissimo assortimento: ogni reparto presentava un mix squisito di passato e futuro, logica ed improvvisazione. In difesa c’erano tanti giovani promettenti (Dario Dainelli, poi titolare alla Fiorentina per anni; e Daniele Bonera, talento mai sbocciato della difesa del Milan) e alcune vecchie bandiere (su tutti ricordo Alessandro Calori, già capitano all’Udinese e al Perugia, squadra quest’ultima con cui decise il campionato 1999 – 2000 segnando all’ultima giornata un goal che costò alla Juventus lo scudetto). Il centrocampo offriva la stessa combinazione di giovani estrosi sulle ali (una spanna sopra tutti i fratelli Filippini, bravissimi tecnicamente e molto simili in tutto e per tutto: nel 1998, in Brescia-Roma, Antonio protestò contro l’arbitro Piero Ceccarini ma scampò alla squalifica perchè fu il suo gemello Emanuele ad essere espulso) e solidissimi tecnici a disegnare precise geometrie sulla mediana  (Federico Giunti, passato al Perugia e al Milan, centrocampista ordinato con guizzi creativi; e poi, vabbè, Pep Guardiola). Ma era l’attacco il reparto spaziale di questa squadra, una mescola sublime di genio e ordine, coca cola e mentine, piedi veloci e codini lucenti: Luca Toni (ancora giovanissimo, promessa sicura del calcio italiano e uomo-immagine della Fiorentina, del Bayern Monaco e dell’Hellas Verona, con cui lo scorso anno ha rischiato di essere capocannoniere della serie A), Igli Tare (un futuro alla Lazio, dove oggi fa il dirigente, e tanta solidità in attacco), Andrea Caracciolo (soli vent’anni nel 2001, sarebbe poi diventato un prolifico cannoniere: oggi mentre scrivo è il terzo miglior marcatore della serie B in corso e conta oltre 150 goal in carriera) e poi lui, il Divino Roberto Baggio, all’epoca reduce da una mediocre esperienza all’Inter. A ripensarci oggi, quel Brescia è esattamente il tipo di squadra che mi piaceva costruire quando da ragazzo giocavo ai simulatori sportivi: un curioso assortimento di talenti assoluti ormai avviati verso fine carriera (Baggio e Guardiola), giovani promettenti (Toni, Bonera, Caracciolo; ci sarebbe anche Del Nero, che tuttavia si distrusse con la cocaina) e giocatori solidi e disciplinati (Calori, Giunti). L’allenatore di quel Brescia da sogno era Carlo Mazzone, conosciuto con il soprannome di Sor Carletto o Sor Magara a sottolineare la sua spiccata parlata romanesca. Sor Carletto detiene tutt’ora il record di panchine in Serie A, con 795 panchine ufficiali. Ma sto divagando.

Era il 2001, scrivevo prima, e si giocava il sentissimo derby contro i vicini di Bergamo: l’Atalanta. Al termine del primo tempo il Brescia perdeva 3-1 e i tifosi atalantini, mai tranquilli e ancor oggi conosciuti come una delle tifoserie più problematiche d’Italia, rivolgevano a Carletto Mazzone alcuni sfottò piuttosto pesanti. Mentre Mazzone gesticola in maniera inequivocabile verso la curva avversaria Baggio accorcia le distanze. L’Atalanta sembra tuttavia avviata verso il successo per 3 a 2 quando al 92esimo minuto di gioco, in pieno recupero, al Brescia viene concesso un calcio di punizio da posizione decentrata e piuttosto lontana dalla porta. Lo batte Roberto Baggio e segna: 3 – 3. Il Divin Codino, autore di una tripletta – peraltro molto bella, soprattutto il secondo goal – meriterebbe di esser ricordato come il protagonista di quella gara. Ma negli annali ci entra Carletto Mazzone, che si rende autore di una corsa taurina sotto la curva dell’Atalanta. Numerosi studiosi provano ancora a interpretare il labiale di Sor Carletto, senza giungere a conclusioni definitive. Mazzone fu poi squalificato per diverse settimane, ma si tolse una bella soddisfazione e la tolse anche a noi appassionati di calcio e bomberismo.

carletto mazzone in brescia atalanta

Post scriptum: nel riesumare alcune vicende di quel Brescia sono incappato anche in vicende più sordide che riguardano Carletto Mazzone e una squadra cui sono oggi legato per ragioni strettamente mercenarie, la Fiorentina. (Squadra questa, tralatro, nella quale il Divin Codino esplose in tutto il suo talento. Tanto per collegare tutti i puntini di questa storia). Si tratta di doping e morti premature. Chi ha voglia di leggere lo faccia qui, qui, e qui.

Alcune errata corrige: Alvise mi scrive: “togli subito la parte sui gemelli Filippini che erano scarsi come pochi e già maturi all’epoca“. Old Tom aggiunge: “i gemelli Filippini sono due miracolati del ceto medio pallonaro di provincia. La Juventus di Zaccheroni mi pare vanti anche l’invidiabile record di avere incassato un gol di testa da uno dei due, universalmente noti per la loro modesta altezza. Invece quello che si distrusse con la cocaina era Jonathan “Maracaibo” Bachini. Il povero Del Nero, grande artigiano della panchina, tuttora batte improbabili campi di periferia”. Infine Max mi scrive: “la corsa di Mazzone è una di quelle poche cose che ti fa ancora credere che il calcio di oggi sia ancora qualcosa di “vero” (mentre se guardi il gol di Baggio su punizione pochi secondi prima oggi ti verrebbe subito di pensare alla combine…). Secondo me invece molto  più serio è il discorso su Fiorentina – doping – insorgenza di malattie che nel calcio professionistico hanno incidenza esageratamente superiore rispetto alla popolazione normale. Nell’articolo sulla viola non mi pare si faccia riferimento anche ad altri giocatori, tra cui Borgonovo. Ricordo l’anno scorso si era pure parlato di gravi problemi taciuti anche per Batistuta, poi mezzi smentiti“.

Il Giro 2013

Che dire: è stata una bella avventura, nonostante il Giro sia veramente un circo. A livello professionale ci sono delle figure da cui si può imparare, unite ovviamente a dei cialtroni cosmici (anche a livello dirigenziale).

Per quanto mi riguarda la sala stampa è un bel covo di pazzi e gestire i loro pronostici è stato divertente, così come sentire gli aneddoti sui giri passati sia da loro che dagli altri che lavorano nell’ organizzazione. Alla partenze e all’arrivo poi respiri proprio il clima della corsa visto che sei attaccato ai corridori. Uno degli aneddoti più divertenti è stato quello di Danilo Hondo che, con Paolini e Pozzato prende per la maglia Ermeti sul Moncenesio per impedire che facciano corsa dura fin dall’inizio tappa. Rissa semisfiorata e ammiraglia della Bardiani che sorpassa tutti urlando “mafiosi!”.

I trasferimenti sono stati parecchio stancanti, soprattutto quelli dall’arrivo alla partenza del giorno dopo.

Infine: vivere dentro la corsa è stata una sensazione particolare per me, molto bella. Si ripartisse fra una settimana lo rifarei.

Alvise.

Elvis

Today the Giro d’Italia begins. As I kid I used to watch the entire race, day after day, stage after stage. If I had the chance, I even went up to the mountains of Trentino and South Tyrol with my dad to cheer the cyclists in those that are considered the hardest and most spectacular stages of the Giro.

This year I will not follow the race. I am lacking both time and passion. But someone else will be doing it for me. Alvise has been hired to follow the carovana as a press officer. He has always been a huge fan of cyclism – here are our pictures from last year’s Giro – and I guess this is a dream that comes true. In a sense, this will be a special edition of the Giro that we will remember over time. Enjoy it.