Lorenzo & his humble friends

The fool doth think he is wise, but the wise man knows himself to be a fool

Tag: cycling

Se piove l’é maiala

Rain, cold, a bad accident, and the absence of many friends: the Gran Fondo Gallo Nero wasn’t great.

The weekend was saved by Giallu, Zio Stefano, and my parents who decided to drive down to Tuscany for a couple of days. Some things I will remember: the short stay at Bencistà; the ride from Florence to Greve on Saturday (photos below); the lonely house carved inside a castle near Cavriglia; the fog; Giallu staring out of the window on Sunday morning, pyjamas and mug: ‘It rains again. Well, I guess we can drive back home now. I know a good trattoria in Panzano‘; 


And the race? The route was shortened down from 135 km to 85 due to the rain. Besides, it was suspended for about half an hour because of a bad crash. I rode at an average of 28 km/h and finished 334th out of 689 participants in 2:59:15 (3:23:31 counting the half an hour stop in the middle of the road). The organisation was pretty dreadful and I probably won’t sign up again.

 

Gran Fondo Gallo Nero

I have decided to sign up for the 135km Gran Fondo Gallo Nero, which takes place on September 22 in the Chianti.

This will be my fourth Gran Fondo after Strade Bianche, Fiesole, and San Gottardo – provided I eventually manage to participate and complete it. It will also be my third competition of 2019, after the Diagonela and Marcialonga.

I am planning to go with Alvise, Piero, Giallu, and perhaps a few other friends.

Bike rides in Switzerland

I took fifteen minutes of my time to draw a map of Switzerland with the mountain climbs I would like to ride on my bike. Those I have done already have a circle around the dot: Chasseral, Chasseron, San Gottardo, Neufenen, Furka, San Bernardo, Grosse Scheidegg, La Tourne. The others I will hopefully do at some point in the future.

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Dialoghi e appunti tra Trento, Roma e Firenze

Una mattina di giugno alla fermata del bus anziano sale a bordo e saluta il guidatore: ‘Wella, direttore!“.

Al ristorante chiedo al cameriere se posso sedermi all’esterno. Lui mi risponde: “Puoi fare ciò che vuoi e io sarò il tuo schiavo“.

Al Giro d’Italia con Alvise, babbo, Giallu e Pietro tra Fonzaso, Croce d’Aune, Monte Avena, Pedavane e di ritorno a Fonzaso. Ci accampiamo con gli amici di Alvise che incitano in maniera indiscriminata spettatori e spettatrici che salgono in bici. Lo fanno sventolando davanti a loro mutandine di donna, sculacciandoli/le con due manine di plastica, versando loro del prosecco: “bevilo tutto!” oppure “e adesso lo finisci!” a seconda del momento.

Croce d'Aunia

Notte fonda al ritorno dal June Ball e trovo il solito fornaio all’opera in una remota bottega di via Boccaccio. Gli chiedo della schiacciata e lui me la regala: ho solo una banconota da cinquanta e lui non ha il resto. Due giorni dopo torno e trovo il suo collega. E’ quasi commosso che io sia tornato a pagare due euro. Loro si chiamano Mario e Sergio.

Francesco, Carmela e Costanza della Boutique della Pasta Fresca si ricordano ancora di me, anche se ci torno solo un paio di volte all’anno. Quando faccio per andare in bagno mi ricordano di chiudere la porta con delicatezza, altrimenti “gliela sbarbo“.

Un giorno cammino per il sottopassaggio delle Cure e mi godo l’Angelo che canta una litania napoletana accompagnato dalla fisarmonica. Sbucato alla luce mi trovo davanti Isah, che non vedevo dalla primavera del 2016. Lui era il venditore ambulante che sostava sempre davanti all’Antico Forno Guasti e con cui parlavamo di Roberto Baggio. Ci riconosciamo e parliamo di Danielo (Dani) e di Daniela (Jonas). Isah è molto contento, anche perché ora sta per partire per il mare dove farà la stagione – vendendo asciugamani. Ci siamo abbracciati.

Grosse Scheidegg

On July 12 I took the train at 6:00 and went to Interlaken (566 m). I rode up and down along the lake until I reached Brienz (also 566 m) and then gently up to Meiringen (595 m), where the actual climb begins. The road goes up nicely through the pines at first; and then brutally next to the Reichenbach falls where Sir Arthur Conan Doyle found inspiration and a death place for his hero Sherlock Holmes in the battle against Professor Moriarty. The climb then slows down for three or four kilometres, before getting pace again for a long final stretch, which I did not expect, with a steady percentage of 10 or more. The mountain pass is at 1,962 m and lies just in front of the legendary Eiger – to which I had paid an indirect tribute back in 2015. This is the Grosse Scheidegg, one of the hardest and most beautiful climbs in Switzerland.

From the top to Interlaken it is all goes down: Grindelwald (1,034 m) and Gündlischwand (660 m). I considered riding all the way back to Bern (540 m, about 50 km), but there was a strong wind and I did not have the legs.

Black Office

When I arrived in Neuchâtel last year I was going through a big cycling mania: I had just finished the Strade Bianche and I was preparing for the Gran Fondo di Fiesole. The Black Office, or the atelier libre for fixing and setting up bikes, looked like the ideal place to hang out.

One big problem, though, is that I did not speak French at the time. This was a significant obstacle. People at the Black Office would speak English to me, but then I was unavoidably excluded from all the group conversations. It was frustrating. I left Switzerland in July 2016.

Then I moved back in September this year. I went back to the Black Office only last week – not sure why it took me so long. It was a casual Saturday afternoon, but I found there Romain, Cyril, and Cyril. They recognised me. I then met some new guys who were not there last year – Ralph and Gaetan. I like the place. This is a little jewel of anarchist creativity in conservative Switzerland.

 

Settembre/Ottobre

Carrera Bikes, Arvier, Aosta, Lucio Dalla, Konstanz, Flaked, sophrologie, gruyer, Neuchatel Xamax, qualche posizione yoga qua e là, Giovanni Allevi, Radio France Culture, NIP Radio, Saint Ouen, soldatini di piombo dipinti a mano, Gore Vidal and William Buckley Junior.

Esco a fare due passi

Tra maggio e luglio mi ritrovo incapace di andare in bici. Seduto in sella, la mia mente gira a trottola. Anziché godermi le sensazioni visive, tattili, acustiche e olfattive, come prima mi succedeva, parto per un tour nel mio cervello malato. Immaginate di perdere la passione per quel che più vi piace fare.

Ad agosto, tornato a Trento, recupero la salute e con essa anche la voglia di andare in bici. Contribuiscono anche due libri illustrati comprati da mio padre – ah, l’ispirazione.

Un giorno esco per fare un giro di riscaldamento e mi ritrovo a Vetriolo, al termine di una salita decisamente dura. La discesa nel bosco mi emoziona e allora decido che voglio provare a fare lo Stelvio, aperto solo alle bici il sabato successivo. Si tratta di una delle salite principi del libro più a destra nella foto sopra. Quattro giorni dopo decido di testare la gamba sul passo Manghen, una delle uniche salite del libro semi-nascosto nella foto sopra. Parto alle nove del mattino e alle dieci e mezza arrivo a Torcegno, con quaranta chilometri alle spalle e già molta salita. Lì, paese natale di mia nonna, decido di fermarmi a prendere un caffè e una brioche. Entrato nell’unico bar esistente, i tre anziani avventori mi chiedono dove sto andando e alla mia risposta si mettono a sghignazzare. Zut, e io che pensavo di essere già a buon punto. Al bar non hanno brioche, dunque entro nel supermercato accanto e compro una confezione da nove. Il cassiere mi chiede dove vado e alla mia risposta si mette a ridere. Riparto meditabondo e mi mangio tutte e nove le brioche per farmi forza. La salita non è difficile come le tante risate mi avevano fatto temere; però dal chilometro sedici in poi, con soli tremila metri al passo, la strada inizia a salire vorticosamente. Sento di essere così vicino eppure così lontano. Impiego dieci dolorosi minuti a fare l’ultimo chilometro, una media oraria decisamente al di sotto dei miei standard. In cima trovo una famiglia di ciclo-appassionati provenienti dal Veneto che mi accolgono entusiasti e mi tempestano di domande senza darmi il tempo di rifiatare. Scendo al rifugio e mi concedo un grosso panino e birra. Poco dopo arriva un altro ciclista, Tommaso, con cui decidiamo di proseguire assieme. Pedaliamo veloci fino a Cavalese e da lì via e via per tutta la Val di Cembra. Arrivo a casa con 120 chilometri nelle gambe, sonno e tanto sole.

Già, il sole. Quello che non trovo il sabato successivo sullo Stelvio. Le previsioni meteo indicano tregenda e con il passare dei giorni mi rassegno a cancellare la spedizione. Però poi la sera di venerdì, quando esco a fare un giro, scopro di avere ho tanta voglia di andare in bici a prescindere dal freddo e dalla pioggia. Sveglia alle sette e in macchina fino a Prato dello Stelvio, dove trovo acqua mista a neve e un manipolo di uomini che si imbacucca in una molteplicità di vestiti sintetici. Alla partenza mi accodo a una coppia di locali che parlano in tedesco. Il loro respiro crea delle grosse nuvolette bianche. Al chilometro dieci inizia a piovere forte. Al chilometro quindici nevica. Giunti al rifugio Stelvio, la strada è sbarrata: troppa neve. Mi infilo all’interno, dove ritrovo centinaia di uomini seminudi davanti a termosifoni e stufe a pieno regime. Io mi fermo poco, giusto il tempo di farmi fare una foto e indossare tutti i vestiti rimasti nello zaino. La discesa è indimenticabile, non in un senso positivo del termine. Il gelo è tale che scendo mugugnando dal rifugio alla macchina. Le mie mani bloccate dal freddo non mi permettono di frenare come vorrei. Fortunatamente ci sono diversi punti di rifornimento dove io e gli altri sventurati ci fermiamo per abbracciare i bidoni di tè bollente e cercare di recuperare la mobilità degli arti.

Ho fatto diverse sciocchezze in vita mia, come nuotare nell’Oceano Indiano nottetempo o nel Mare del Nord il primo gennaio; ma non avevo mai avuto così freddo così a lungo prima d’ora.Come avrete capito, comunque, sono molto contento di essermi rimesso a pedalare. La bicicletta è davvero una cosa stupenda ed è un peccato che chi non la usi non possa capire il senso di comunione che si prova quando si è in sella.

 

Bianchi, Scott, Carrera

The best present I ever got was a Bianchi bike from my father after riding up the Col de la Lombarde together in 2009. Then my father decided to double on that and gave me another Bianchi in 2015, the celeste, so that I could bring it to Florence and start training with it. That bike never left Florence and is still there under the custody of Giallu. In 2016 I moved to Neuchâtel and bought a second-hand Scott at the bike market that takes place twice a year. I used it to go from home to work but also, occasionally, to reach some crazy mountain passes. The bike now lies with Jean Thomas.

Two weeks ago I bought another bike. It is a second-hand Carrera that a guy used for a fundraising ride between London and Paris. We put it in the car and went to Arvier, close to Aosta, me, my mum, my dad. What a wicked valley that is. After sleeping there, my father and I rode up the Gran San Bernardo. This is a region where I must return: the Roman ruins in Aosta, the valley leading to the Piccolo San Bernardo, the Hospice at the Gran San Bernardo. That day we rode down and then went all the way to Neuchâtel.

I guess for me home is where my bike is; and my bikes are now spread between Florence, Trento, and Neuchatel.

Pistole scariche

Remember the 100-kilometre bike night that Giallu, Nicco and I did in 2015?
In June this year we did it again.

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Yet – this time was different. First, there was no preliminary 48-hour hike on the Dolomites; and, second, the altitude difference was now -10m as opposed to +1.200 in 2015. Our bike night of 2017 ran from Ferrara (here) to the mouth of the river Po: easy. Or was it?

 

Things to remember. The fun and excitement of our first 10k. The sleepiness that followed.  The pursuit of the big group at km 47 in the darkness, after all our three lights had run out of battery. My flat tire and the 15 minute-delay. The mad race we did afterwards and the early arrival to the beach – too early perhaps? The cold. My parents arriving at 9 in the morning to rescue us. San Luca outside Bologna, another sunset.

This was a peculiar ride for Nicco, who moved to London shortly thereafter; and for me, since June was probably the toughest month of my adult life. Perhaps the one of us who enjoyed this race the most was Giallu, who took care of the organisation and all.

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Notes for the future: get some sleep before the race; remember to charge the batteries of the light; find Trattoria del Gallo in the town called Osteria del Gallo and ask for the desserts.