Lorenzo & his humble friends

The fool doth think he is wise, but the wise man knows himself to be a fool

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Piergiorgio Cattani

Conosco Piergiorgio dal 2007 e ho già parlato di lui su questo blog. E’ stato mio collega a Questo Trentino; mio direttore a Unimondo; mio amico e fonte di grande stimolo negli anni.

Domenica, alle elezioni provinciali in Trentino, voterò per lui. Conoscendolo di persona ho apprezzato la sua capacità di ascolto, la sua tenacia, la sua ironia, la sua severità, la sua completa mancanza di pigrizia, la sua voglia di mettersi in gioco, la sua coerenza, la sua curiosità. Credo insomma che possa essere un eccellente amministratore per il mio territorio. (Piergiorgio ha scritto diversi libri e qui sotto trovate un teaser video per uno di questi, intitolato Niente sta scritto).

Di Piergiorgio apprezzo anche la lista, Futura, nata in un momento turbolento e rappresentata da Paolo Ghezzi, che mi accolse nel suo ufficio quando ancora adolescente tentavo di decidere a quale facoltà iscrivermi. Futura fa parte della coalizione di centro-sinistra, che come spiega il mio amico Max ha ben governato il Trentino:

In questi 10-15 anni, con grande sorpresa e piacere, ho visto questa terra trasformarsi da una piccola e silenziosa realtà di provincia (come solevano dire i miei compagni universitari “foresti”) a una realtà viva, mitteleuropea, ricca di stimoli, opportunità e benessere. Chi è venuto a studiare da fuori ha poi spesso scelto di rimanere qua a lavorare e vivere. Proprio ieri consideravo come nell’ultimo anno in Trentino abbiamo avuto così tanti stimoli culturali e intellettuali da fare invidia alle grandi metropoli come con il FestivalEconomia, FestivalDelloSport, FilmFestivalMontagna, ReligionToday, DolomitiPride, AdunataAlpini, eventi sportivi di primo piano come la SerieA della TrentinoVolley e dell’AquilaBasket, la Coppa del Mondo di Sci e il GiroD’Italia, gare goliardiche come la StrongManRun, eventi musicali come i Suoni delle Dolomiti che tutti ci invidiano. Viviamo in una realtà dove Università e Ricerca hanno raggiunto livelli di eccellenza, dove anche la Microsoft, multinazionali dell’automobile e dell’industria hanno deciso di venire qua per fare ricerca. Siamo in prima linea nella ProtezioneCivile Nazionale e siamo unanimemente riconosciuti come esempio nella gestione dell’emergenza sismica, siamo esempio di struttura di Vigili del Fuoco e volontariato.
C’è chi potrebbe dirmi: “beh facile avete i soldi, siete una Provincia a statuto speciale!”. A questi rispondo che non bastano i soldi per sapere amministrare (esempi sono il suicidio dell’amministrazione del Milan Calcio dell’ultimo anno o la Regione a statuto speciale Sicilia). In questi ultimi 15-20 anni il Trentino ha saputo programmare, investire (anche durante una crisi economica senza precedenti!) ed oggi il marchio TRENTINO è sinonimo di qualità ed efficienza, non più solo a livello turistico. Io sono ingegnere civile e l’ho visto lavorando ad Amatrice quanto noi siamo riconosciuti al di fuori dei nostri confini: la richiesta delle nostre strutture in legno in tutta Italia ne è chiaro esempio! Ma i benefici sono sotto gli occhi di tutti: siamo la regione con la disoccupazione più bassa d’Italia, e ogni investimento ha portato sempre un ritorno economico (diretto o indiretto con le tasse che sono rimaste sul territorio), basti semplicemente pensare all’ultima adunata Alpini.
Senza dubbio si può ancora migliorare: la gestione dell’ordine e della sicurezza deve senza dubbio essere rivista, ma mi domando: siamo disposti a rinunciare a tutto quanto enunciato solo per correre dietro a quattro sbandati di piazza Dante? Una parte della politica di oggi ci parla solo di immigrazione ma non ha assolutamente altri contenuti programmatici. Ma vorrei che ci rendessimo conto che l’immigrato di oggi non è quello che staziona in piazza dante: il 99% degli immigrati sono i lavoratori dei cantieri, i ricercatori pakistani e indiani di matematica e ingegneria, sono i corrieri che ci portano a casa tutti i giorni i beni acquistati su Amazon, sono i lavoratori nei campi e in tutti quei lavori che gli italiani non vogliono più fare. Certo la situazione di piazza Dante e della Portela è da risolvere con fermezza, ma siamo disposti a rinunciare a tutto il resto?
Non ci si improvvisa amministratori. Il Trentino per ottenere quanto elencato l’ha fatto anche grazie ai contatti e alle reti diplomatiche dei nostri amministratori. Io non voglio essere amministrato da manager senza benefit, che vadano in bicicletta o in autobus per risparmiare ma che poi non sappiano concludere relazioni internazionali.
Voglio amministratori che abbiano tutti i mezzi necessari di rappresentanza, anche se apparentemente onerosi, per poter al meglio intavolare trattative che possano concludere affari e relazioni importanti per la collettività.
Certo si può sempre migliorare. Ma credo che non dobbiamo farci abbagliare da chi fomenta solo odio (e la storia ci ha insegnato come poi è andata a finire) ma non ha altro di cui parlare, o ancora peggio da chi si improvvisa amministratore senza competenze (da ingegnere civile in questi giorni sto facendo ripetuti incubi pensando che il mio massimo referente, il ministro delle infrastrutture Toninelli, colui che sommamente dovrebbe conoscere questo settore, ci parla dell’attuale utilizzo del tunnel del Brennero!!!).
Purtroppo, al contrario del detto “il cliente ha sempre ragione”, la storia insegna che chi viene eletto “non ha sempre ragione”, che gli elettori che vincono “non hanno sempre ragione”. Anche Hitler è stato eletto dal popolo (e non in una nazione sperduta del terzo mondo, ma nel cuore dell’Europa in una delle nazioni più avanzate culturalmente e tecnologicamente dell’epoca!). La storia insegna che prima di tutto le masse seguono cosa si vuol loro mostrare. Cosa in quel momento le spaventa. Purtroppo vedono (e seguono) cosa vogliono vedere, spesso senza fermarsi a riflettere ed osservare razionalmente i fatti.
Buon voto a tutti.

Oltre a Piergiorgio, ci sono tanti altri candidati che conosco personalmente e che mi sentirei di raccomandare a occhi chiusi: Bilad Adem (Futura), Simonetta Bungaro (Futura, che voterò assieme a Piergiorgio), Luca Facchini (Liberi e Uguali, gran bella persona che purtroppo sento pochissimo; già su questo blog), Matteo Facchini (Liberi e Uguali), Ivo Cestari (L’Altro Trentino a Sinistra). Non conosco personalmente ma sento dire un gran bene di Sara Ferrari (Partito Democratico) e Alessio Manica (Partito Democratico).

Post scriptum: A Questo Trentino hanno realizzato un accurato test elettorale, sottoponendo 20 quesiti programmatici prima ai candidati alla presidenza e ai partiti, e poi ai cittadini. Questi possono così graficamente vedere il posizionamento delle loro opinioni rispetto a quelle dei candidati. Invito a fare il test: può essere utile e magari riporterà la discussione sulle cose da fare invece che sugli schieramenti.

Tempo pessimo per votare

Tempo pessimo per votare, si lagnò il presidente di seggio della sezione elettorale quattordici dopo aver chiuso violentemente il parapioggia inzuppato ed essersi tolto un impermeabile che a ben poco gli era servito nell’affannato trotto di quaranta metri da dove aveva lasciato l’auto fino alla porta da cui, col cuore in gola, era appena entrato.

Vorrei condividere con voi le mie riflessioni sul voto di domenica 4 marzo per il rinnovo del Parlamento italiano. Lo faccio in continuità con gli appunti scritti nel 2012 per le primarie del Partito Democratico, nel 2013 per le politiche, nel 2014 per le Europee, nel 2015 per il referendum sulle trivelle e nel 2016 per il referendum costituzionale.

Premetto che ho seguito poco la campagna elettorale, sia perché non ne avevo il tempo (a differenza di altre volte), sia perché abito all’estero (e dunque mi giungono solo gli echi di dibattiti che, immagino, in Italia siano invece assordanti), sia perché all’alba dei trent’anni ho finalmente capito che la maggior parte dei comizi, dei talk show e delle interviste rilasciate da politici lasciano il tempo che trovano (meglio guardare ai programmi dei partiti e a quello che hanno combinato negli anni).

Premetto anche che la nuova legge elettorale è assurda. Io che ho una laurea in scienze politiche e che ho dedicato ore a studiarla non riesco ancora a capire come funziona.

Detto questo, voterò Partito Democratico per una ragione molto semplice: penso che negli ultimi cinque anni i suoi esponenti al Governo e in Parlamento abbiano fatto approvare numerose riforme di cui avevamo bisogno. Ve ne cito alcune: legge sulle unioni civili, legge per l’assistenza delle persone con disabilità grave prive del sostegno famigliare, bonus economico per i nuovi nati, abolizione dei co.co.pro, creazione dei PIR per investimenti finanziari dedicati alle imprese italiane, legge sul divorzio breve, legge sull’obbligatorietà dei vaccini, legge sul biotestamento, legge contro il caporalato, legge per aggiornare i livelli essenziali di assistenza del sistema sanitario pubblico, legge sulle unioni civili, legge per l’assunzione di oltre 100.000 professori precari nel sistema scolastico pubblico, legge per l’aumento delle risorse per il Piano Nazionale contro la violenza sulle donne fino a 30 milioni di euro.

Vi dirò. Anche a me è passato per la testa di votare contro il Partito Democratico e per tre ragioni almeno. Prima su tutte, la spocchia, l’antipatia e l’arroganza del suo segretario (lo dico da sempre, eh, mica da quando ha iniziato a perdere) e di alcuni personaggi abietti che popolano il partito e, ahinoi, il Parlamento. Sono stato tentato di non votare  Partito Democratico anche perché, a differenza del passato, non sono state organizzate le primarie (che figuraccia, Matteo Renzi: ti è andata bene che questa decisione sia passata sottobanco). Sono infine deluso dalla mancanza di forza nel portare fino in fondo la legislazione sullo Ius Soli e dalla decisione di approvare questa sgangherata legge elettorale. Sono sicuro che ci sono tante altre riforme che si sarebbero potute fare meglio. Così non è stato: pazienza. Al netto di tutto, se ripenso a come stavamo nel 2013, è mia opinione che il Partito Democratico abbia confermato di essere una forza politica in grado di farsi carico della responsabilità di governare un Paese grande e complesso.

Ho pensato a lungo se votare +Europa: nonostante abbia il nome di un multivitaminico da comprare in farmacia, questo partito ha un valido programma di governo e una leader valorosa. E tuttavia non sono convinto dai candidati della circoscrizione dove voto, reputando maggiormente credibili i notabili locali del Partito Democratico. Risiedessi altrove sarei felice di votare +Europa. Cambia relativamente poco, alla fine, dato che i due partiti fanno parte della stessa coalizione.

Vorrei invece spendere qualche parola sugli altri partiti che hanno delle realistiche speranze di andare al governo. Se volete ancora votare per Forza Italia dopo tutto quello che è successo negli oltre quindici anni in cui Berlusconi è stato il nostro primo ministro le possibilità sono due: o siete degli sciocchi oppure siete in malafede. In entrambi i casi credo sia inutile iniziare un dibattito con voi. Tutto sommato, invece, posso capire chi voterà Movimento 5 Stelle, Lega Nord, Fratelli d’Italia e altri partiti sulla base di un malcontento economico e sociale. L’Italia di oggi rimane un Paese svantaggiato rispetto ad altre realtà in Europa. C’è poco lavoro anche se poi, paradossalmente, chi ha un impiego è costretto a orari folli e con salari bassi. Le periferie sono spesso lasciate a se stesse. Gran parte del denaro pubblico viene sprecato in maniera balorda. E via dicendo. Ecco. Molti pensano che la causa di tutto questo sia l’attuale governo. Io, invece, credo che il Partito Democratico qualche colpa ce l’abbia, ma che moltissime responsabilità ricadono sul governo di Berlusconi che, come accennavo prima, dal 1994 al 2011 ha portato quello che era uno dei Paesi più benestanti d’Europa a un passo dalla bancarotta, cioè a un passo dal momento in cui i soldi che avete in banca non valgono più niente e tutti i nostri aeroporti, spiagge, musei e beni pubblici devono essere venduti a prezzi stracciati a governi stranieri. Voi adesso l’avete dimenticato, ma Lega Nord e Fratelli d’Italia sono stati parte di quel governo. Per dire: l’attuale legge sull’immigrazione, tema particolarmente caro a questi due partiti, l’hanno fatta proprio loro (la Bossi-Fini, che per inciso è un orrore). Credo, infine, che il Movimento 5 Stelle abbia dei meccanismi interni che sono alieni ai principi democratici e ritengo anche che gran parte dei candidati presentati in Parlamento siano persone prive della competenza e della preparazione necessaria per rappresentare un Paese che, come scrivevo sopra, è molto grande e complesso.

Non mi dilungo su Liberi e Uguali perché è un partito i cui rappresentati hanno seduto al governo per quattro anni e invece di lavorare costruttivamente alle riforme di cui sopra hanno avuto come unico obiettivo quello di sfiancare il segretario che loro stessi avevano democraticamente eletto. Gente come Grasso e d’Alema sono il corrispettivo politico di quella marmaglia che ogni tanto faccio l’errore di portare in montagna con me: invece di ringraziarmi per aver predisposto tutto e camminare tranquilli godendosi il paesaggio, passano ore e ore a lamentarsi della sete e delle pendenze scoscese.

Insomma, eccoci qui. Alla fine sono d’accordo con Paola Peduzzi: “il voto schizzinoso, svogliato, per dare un segnale (ma a chi?), col naso turato, sognando chissà quali alternative, non fa per me”. Voto convinto per la coalizione guidata dal Partito Democratico e lo faccio con gratitudine verso Paolo Gentiloni, Carlo Calenda, Benedetto Della Vedeva, Pier Carlo Padoan, Ivan Scalfarotto e Francesco Palermo (sono tutti uomini: mi spiace). Spero si vinca, ma so che sarà una mazzata colossale e da domenica sera si salvi chi può.

Alla ricerca del tempo perduto

Domenica non sarò in grado di votare al referendum costituzionale perché sarò in viaggio tra la Germania e l’Italia per un impegno che avevo preso molto prima di conoscere la data della consultazione. Mi spiace davvero, perché quando sono sufficientemente convinto che certe decisioni siano giuste ci terrei a metterci il mio voto.

Se avessi potuto, avrei votato a favore della riforma. Personalmente sono convinto che questo adeguamento della Costituzione italiana contribuisca a migliorare il sistema decisionale. Come ho spiegato altrove, molto dipenderà poi dall’implementazione della riforma che verrà data dai gruppi politici che saranno eletti in futuro. Altre riforme, scritte meglio di questa, sono state implementate in maniera disastrosa. E tuttavia sono disponibile a prendermi il rischio, perché credo che sia urgente rendere più efficienti le nostre istituzioni. Personalmente non ho paura di un governo che sia nelle condizioni di prendere decisioni e rimanere in carica per cinque anni; anzi, credo che sia uno scenario desiderabile per la democrazia in Italia, con buona pace di tutti coloro che invocano il rischio di deriva autoritaria. Infatti sono perfettamente d’accordo con Claudio Giunta, che scrive questo:

I lamenti sulla deriva autoritaria e sull’uomo solo al comando riflettono a mio avviso l’idea, molto diffusa soprattutto a sinistra, che il potere sia una cosa in sé negativa, e che per stemperare questa ontologica negatività sia bene imbrigliarlo, renderlo inoperante dando al maggior numero possibile di persone o enti il maggior numero possibile di chances d’intralciare il suo esercizio. Io mi vedo intorno di continuo – nella vita quotidiana, nell’università – i disastri che questo modo di pensare porta con sé: lentezza nelle decisioni, contiguità tra controllati e controllori, irresponsabilità, trasformismo.

C’è di più. Ci sono le parole pronunciate da Giorgio Napolitano il 21 aprile 2013, all’indomani dei giorni drammatici in cui i rappresentati di PD, PDL, Lega e SC gli chiesero, in via del tutto eccezionale la disponibilità ad essere ri-eletto Presidente della Repubblica dopo aver capito che il sistema era fermo in una totale impasse. Napolitano accettò e nel suo discorso d’insegnamento ricordò quanto segue.

Non meno imperdonabile resta il nulla di fatto in materia di sia pur limitate e mirate riforme della seconda parte della Costituzione, faticosamente concordate e poi affossate, e peraltro mai giunte a infrangere il tabù del bicameralismo paritario. Molto si potrebbe aggiungere, ma mi fermo qui, perché su quei temi specifici ho speso tutti i possibili sforzi di persuasione, vanificati dalla sordità di forze politiche che pure mi hanno ora chiamato ad assumere un ulteriore carico di responsabilità per far uscire le istituzioni da uno stallo fatale. Ma ho il dovere di essere franco: se mi troverò di nuovo dinanzi a sordità come quelle contro cui ho cozzato nel passato, non esiterò a trarne le conseguenze dinanzi al Paese. Non si può più, in nessun campo, sottrarsi al dovere della proposta, alla ricerca della soluzione praticabile, alla decisione netta e tempestiva per le riforme di cui hanno bisogno improrogabile per sopravvivere e progredire la democrazia e la società italiana».

Le opportunità politiche hanno fatto sì che la logica che allora era condivisa da quasi tutti, e cioè che l’Italia avesse urgente bisogno di semplificare e migliorare il proprio sistema istituzionale, si perdesse dietro le preferenze di ognuno. Resta il fatto che quel che era ovvio in quell’aprile del 2013, e cioè che lo stallo del sistema politico a cui si era giunti non rendesse più rimandabile un cambio di assetto per superare perlomeno il bicameralismo paritario, è ovvio anche oggi.

Non ritengo, infine, che il voto sia un plebiscito sul governo, anche se tante persone che stimo e che hanno provato a riflettere sulla questione siano giunte a conclusioni diverse, da Francesco Costa a Michele Santoro e Fabrizio Barca.  Comunque la pensiamo, dobbiamo smetterla di ragionare esclusivamente in funzione dei leader, come se il mondo si riducesse a chi è pro o contro Renzi. La politica, quella buona, la si fa ragionando sulle idee e cercando di migliorare il funzionamento delle comunità. A me pare che, al netto di tante criticità che non ho mancato di riportare su questo blog, la riforma costituzionale approvata dal Parlamento migliori la nostra democrazia e spero, come privato cittadino, che questa scelta venga confermata nel referendum di domenica.

Referendum: risposte pragmatiche

Sono sempre stato trasparente sulle mie scelte politiche e lo sarò anche questa volta, anche se in ritardo. Premetto, a scanso di equivoci, che ieri non sono andato a votare perché ero all’estero; e siccome nei miei primi quattro giorni in Svizzera ho speso l’equivalente di un mese di stipendio in Italia, non avevo nessuna intenzione di pagarmi un viaggio a/r per votare. Tuttavia, se fossi stato libero da questi lacciuoli finanziari sarei andato a votare e probabilmente avrei votato no. Alla fine di questo articolo spiegherò brevemente perché. Ma prima ci sono due questioni importanti.

La prima: il referendum popolare è uno strumento non idoneo a risolvere una questione tecnicamente complessa come la durata delle concessioni estrattive. Capisco le ragioni di chi ha votato per il sì; però questo referendum aveva una domanda precisa e non sono d’accordo con chi ha tentato di trasformarlo in un plebiscito pro/contro il governo in carica o in un plebiscito pro/contro le energie rinnovabili. Nelle dichiarazioni dei comitati referendari, purtroppo, il voto è stato effettivamente caricato di un significato ideologico fortissimo – sui beni comuni, sulla politica energetica, sulle regioni, sul governo in carica. E’ stato scritto correttamente che “quest’ultimo è un tratto oramai tristemente comune a una parte della sinistra italiana, per cui tutti gli argomenti sono buoni per fare opposizione interna, soprattutto a Renzi, anche a danno di cause meritevoli che diventano paraventi di interessi politici“. Peccato: in futuro, sarebbe meglio se potessimo attenerci al nocciolo della questione.

Seconda considerazione: personalmente non ritengo che la partecipazione al voto sia un imperativo morale assoluto, ma a istinto ho trovato sgradevole gli inviti all’astensionismo da parte di un primo ministro e un senatore a vita. Non elaboro maggiormente su questo punto perché non ho avuto modo di approfondire. Comunque peccato, anche qui.

Veniamo infine alle ragioni del mio voto. Chiudere anticipatamente le piattaforme estrattive entro le 12 miglia significa aumentare le importazioni di gas naturale e petrolio, almeno nel breve periodo. E’ uno scenario che non mi piace e per ciò avrei voluto votare no. Certo, molti di voi diranno che la chiusura anticipata delle piattaforme si sarebbe potuta gestire investendo in altre fonti di energia, magari alternative. Ma qui torniamo al primo dilemma: questo referendum non riguardava le energie rinnovabile e non avrebbe in alcun modo indirizzato la scelta del governo verso una strategia energetica sostenibile. Potete illudervi che sarebbe stato così, ma è quello che in inglese si chiama wishful thinking. Invece, come scrive Old Tom, “uno sviluppo economico di qualità non viene dalla luna, ma dalla capacità di individuare un punto di equilibrio fra esigenze della produzione e tutela dell’ambiente“. Lui riporta l’esempio di  Ravenna, dove esiste una piattaforma entro le dodici miglia marittime che il Comune e non pochi cittadini vorrebbero far chiudere anzitempo, così da contrastare il fenomeno della subsidenza. Motivo per cui gli amministratori locali hanno avviato un confronto formale con ENI, senza affidarsi alla scorciatoia che pure il referendum offriva. Per il futuro anche io spero (a) in un maggiore pragmatismo sul modello emiliano-romagnolo, (b) in meno chiacchiere ideologiche e (c) in una borsa di studio modello svizzero, così che possa tornare a casa quando per votare quando necessario.

Voto Partito Democratico

Come ogni elezione precedente anche questa volta pubblico sul blog la mia intenzione di voto.

All’elezione del Parlamento Europeo di domenica 25 maggio voterò Partito Democratico e lo farò con convinzione perche condivido il modo in cui finalmente questo partito ha lavorato in maniera coesa, impostando un discorso sull’Europa che apprezzo. Sono contento del modo in cui il partito ha avanzato proposte serie in fatto di immigrazione e cittadinanza. Pur sapendone relativamente poco, mi pare di capire che il PD sia inoltre l’unico schieramento ad avere avanzato proposte realistiche in tema di politiche fiscali e monetarie.

In materia di alleanze, non mi dispiacerebbe poter contribuire a rafforzare le fila del gruppo dei Verdi nel Parlamento Europeo, ma il PD ha deciso di aderire al gruppo dei Socialisti Europei. Si tratta comunque di un passo in avanti importante e cui parte del merito va attribuita all’attuale segretario, che ha compattato il partito precedentemente diviso Socialisti Europei e Alleanza dei Democratici e Liberali. Con il mio voto per il PD, sono contento di dare una preferenza per Martin Schulz come candidato del gruppo socialista alla guida della Commissione europea. Dopo alcune riflessioni, mi pare sia il candidato più solido tra i cinque in corsa.

Il mio voto

Siccome ogni singolo vota conta, alla Camera voto Partito Democratico e voglio dare la mia preferenza soprattutto per Elisa Filippi, una ragazza giovane che – mi dicono – é molto in gamba e si é impegnata seriamente, ottenendo peraltro un ottimo risultato alle primarie di dicembre. Elisa é quarta in lista e rischia l’esclusione. Sono molto felice di darle il mio voto e mi auguro che possa essere eletta. Se non lo sarà, avrò comunque contribuito a dare quella che spero essere una solida maggioranza al Partito Democratico alla Camera.

Sempre per la Camera mi hanno parlato molto bene di Florian Kronbichler, di cui sposo appieno le cause ambientaliste e l’impegno civico. Personalmente sono troppo a disagio con la demagogia del suo leader per poter votare Sinistra, Ecologia e Liberta. Spero comunque che Kronbichler faccia bene.

Al Senato voto con maggiore fatica. Ricordo che a Trento eleggiamo solo un senatore. Io accetto con grosse riserve il candidato locale della coalizione di cui fa parte il Partito Democratico e sono come minimo perplesso di fronte alle alleanze per le circoscrizioni di Trento e Rovereto. Ma quella del Partito Democratico mi sembra comunque la scelta migliore, a fronte di tutti gli altri candidati provenienti da partiti hanno sistematicamente fallito (PdL) o che mi spaventano molto in prospettiva futura (M5S).

Alcuni altri commenti a margine. Per questa elezione, a differenza di tutte le precedenti in cui ho potuto votare, mi sembra che ci siano molte più possibilità, sia nel bene (Lista Monti, Fare), che nel male (Rivoluzione Civile, M5S). Nonostante diverse sciocchezze (come diceva Crozza dopo lo scandalo Monte dei Paschi: “Manca ancora un mese alle elezioni: quali altre puttanate si inventerà il Partito Democratico per perdere, questa volta?”) io sono convinto che il Partito Democratico resti di gran lunga la migliore delle scelte, sia per la correttezza con cui ha sostenuto il governo tecnico, sia per lo splendido esercizio delle primarie, sia per la candidatura di tanti giovani e donne. Sarei stato molto tentato dalla Lista Monti, se non avesse fatto delle alleanze sciagurate; e forse da Oscar Giannino, se avesse avuto qualche possibilità di ottenere un risultato decente. Spero comunque che questi due personaggi abbiano il loro peso nel futuro Parlamento.

Detto questo, adesso basta con questa storia del voto sofferto: a molti piace illudersi che siamo così moralmente superiori dei candidati da doverci turare il naso nell’atto del voto. Io penso che non lo siamo. Fate la vostra scelta e, se non siete dei vigliacchi, rivendicatela senza riserve.

Andate a votare

Mi spiace molto non essere in Italia per votare alle primarie del Partito Democratico. Fino a tre mesi fa avrei votato per Pierluigi Bersani con discreto entusiasmo. Allora ero convinto che Bersani avesse assolto sufficientemente bene il compito che gli era stato assegnato due anni fa (quando, per inciso, io non lo votai, preferendogli Enrico Marino). Oltre a questo, e forse ancora più determinante, ero convinto che il programma di Matteo Renzi fosse alquanto evanescente.

Da allora sono cambiate almeno due cose. Anzitutto, il programma di Renzi ha preso consistenza. Continua a non essere entusiasmante, ma per lo meno é un programma politico con alcuni punti precisi, che condivido. Così come condivido alcune sue fondamentali scelte strategiche: quella di non correre né con Di Pietro, né con Casini, tanto per cominciare. Questa é una decisione fondamentale, che ritengo essere di enorme importanza per il futuro del Partito Democratico, se questo non vuole  fare la fine drammatica del Governo Prodi II. In secondo luogo, trovo abbietto il modo in cui l’intera classe dirigente del Partito Democratico si é chiusa a riccio contro Matteo Renzi con un astio inaudito e un’assoluta mancanza di capacità autocritica. Quelli che inizialmente erano attacchi virulenti e grotteschi sono diventati delle vere e proprie porcate. Mi spiace molto non essere in Italia a votare per Matteo Renzi, questa domenica.

ps: cliccate sui link, almeno gli ultimi due: ne vale la pena.
pps: qui le istruzione su come votare.

update: l’ineffabile Tommaso mi ha segnalato le istruzioni per votare dall’estero (qui: in effetti non era troppo difficile trovarle). Mi sono appena registrato e domenica voterò anch’io.