Lorenzo & his humble friends

The fool doth think he is wise, but the wise man knows himself to be a fool

Tag: football

Foto che amo

Promossi: Barroso (composto, ma chiaramente interessato. Vorrebbe essere al pub con una birra e gli amici); Obama (composto, ma moderatamente interessato. Vorrebbe comunque essere ad una partita di basket, piuttosto); gli advisords presenti (scomposti e sguaiati, vivono la partita con il coinvolgimento dovuto. Anche loro vorrebbero essere al pub con Barroso, ma si dimenticano che in effetti non lo sono); Cameron (anche lui moderatamente sguaiato, esulta anti-sportivamente in faccia alla Merkel. Vorrebbe essere proprio lì dov’è).

Bocciati: Merkel (cerca di capire le regole dei rigori ma proprio non ci riesce. Non prova alcun coinvolgimento emotivo, neppure in un momento in cui la sua squadra sbaglia il rigore decisivo); Hollande (imbarazzato, annoiato e bugiardo: il vero uomo comune non guarderebbe mai una partita del genere accarezzandosi il mento con la mano destra. Vorrebbe essere alla sua consueta partita di bocce del sabato).

Storie extra-sportive di una finale

Alle volte il Sabato sera costringe a guardarsi una finale di Champions League con gli amici. In queste circostanze può divertirsi anche chi, come me, ha perso gran parte della sua fervente passione calcistica maturata negli anni dell’infanzia.

Ci sono tante ragioni per non annoiarsi. Anzitutto, ci sono i telecronisti Sky, che dicono sciocchezze tipo “aspettiamo ancora un tempo per scoprire il killer dell’emozionante romanzo giallo che é questa partita!“. Poi c’é questo giocatore, Bosingwa, praticamente il nome di un grande robot dei cartoni animati giapponesi, che durante la partita ha la faccia di uno che là dov’é non ci vuole proprio stare e non vede l’ora di tornarsene a casa; poi, una volta vinto, si piazza ovunque davanti alla telecamera, fa una sfilza di facce strane, balla, salta come un indiavolato e ruba la coppa ai suoi compagni che la hanno vinta un poco più meritatamente di lui. A proposito di ballare: c’é un giocatore dell’altra squadra, questo Thomas Muller (che peraltro fisicamente m’assomiglia pure molto, anche se tecnicamente credo sia più bravo di me), che quando fa goal sembra completamente impazzito. Ci sono i tedeschi sconvolti dalla delusione di una partita che avevano praticamente già vinto (in casa loro), ma che non riescono proprio a piangere. E poi c’é questo allenatore, Roberto di Matteo, che ha ereditato per caso una squadra in condizioni disastrose, praticamente fuori da tutto, e la ha portata a vincere la FA Cup e la Champions League, che il club inseguiva vanamente da anni, e adesso rischia comunque di non venir confermato dal presidente, un ricco milionario russo senza un’etica sportiva. Di Matteo, per la cronaca, é un cittadino italiano nato e cresciuto in Svizzera.

E come lui é nato in Svizzera anche Roger Federer, che oggi ha perso un’altra partita contro colui che da qualche mese é il numero 1 al mondo, questo Djokovic che é un giocatore fieramente serbo piuttosto esaltato e con uno stile di gioco basato sulla forza fisica. Ci sono moltissime cose da scrivere su Federer come esempio di stile dentro e fuori dal campo (le migliori, forse, le trovate qui), quindi io non aggiungerò nulla. Certo, é un peccato. E’ un peccato che le partite di tennis non abbiano i commentatori di quelle di calcio, e personaggi matti come Bosingwa e Muller, intendo: altrimenti sarebbe molto più facile sorbirsi quelle due-tre ore con onesti filosofi svizzeri e nazionalisti serbi.

Campioni

I campioni dello sport sono considerate persone straordinarie, che dovrebbero ispirare e fornire un esempio. Sono tali non sono per quello che fanno nella loro disciplina, ma anche per il modo in cui vivono la loro vita e per come si presentano al pubblico. Molti di loro fanno discutere. Non si tratta quasi mai di personaggi lineari, ma di personalità complesse e con tanti difetti. E’ sempre stato così (Maradona, Pantani, Best, Bartali, Jordan, Villeneuve), ma mi pare di capire che oggi alcune caratteristiche diseducative che trascendono i meriti sportivi e si riferiscono all’atteggiamento del campione siano esaltate, causa probabilmente di una infanzia inesistente (oggi molti campioni hanno meno di 20 anni) e di una enorme sovraesposizione mediatica. Ecco che quello che dovrebbe essere un campione diventa, per quanto mi riguarda, un personaggio assolutamente negativo, diseducativo, antipatico, immaturo. Questo é il mio elenco provvisorio.

1. Zlatan Ibrahimovic: il peggiore di tutti. Nella società sarebbe considerato un delinquente se non facesse il lavoro che fa. Antipatico, violento e senza nessuna fedeltà. Un ottimo esempio di anti-sportivita.

2. Federica Pellegrini: viziata e presuntuosa.

3. Marcello Lippi: allenatore sgarbato e arrogante, innamorato di se stesso e di quel principio mafioso che o sei un amico o sei uno sbirro.

Due personaggi antipaticissimi, ma su cui sospendo il giudizio sono Lance Armstrong e Mourinho.

Ovviamente la stampa – per via della sindrome di Stoccolma da cui tutti i media, ma soprattutto quelli italiani, sono gravemente affetti – si trova spesso in un rapporto empatico, se non addirittura di esaltazione, per questi personaggi umanamente mediocri.

Sono gradite segnalazioni nei commenti.

Tifare (alcune squadre)

Questo fine settimana si gioca il el clasico della Liga spagnola, con Barcellona e Real Madrid appaiati a 3 punti di distanza. Di solito non mi importa molto di calcio, ma in questa specifica circostanza tifo con convinzione. Ecco perché e perchì:

1. il Real Madrid é stata la squadra franchista: a tutt’oggi rappresenta il conservatorismo autoritario spagnolo;

2. il Real Madrid é allenato da una persona prepotente e volgare, esattamente quel che non mi piace dello sport calcio;

3. il Barcellona, al contrario, é allenato da una persona sempre modesta e bilanciata, uno dei pochissimi personaggi positivi del mondo del calcio, già amico dell’idolo Roberto Baggio e splendido giocatore del Brescia, dove peraltro torna spesso, dimostrando grande lealtà ed umiltà;

4. il presidente del Real Madrid é un capitalista da quattro soldi che ha fatto esplodere i bilanci della squadra mandando via i pochi personaggi positivi (tra cui futuri campioni, come l’attuale allenatore della Spagna) nella sua gestione tra il 2000 e il 2006 e poi, una volta ritornato nel 2009, ha di nuovo speso miliardi per comprare campionissimi senza carattere. Questa gestione del calcio basata su cifre folle (il Real ha speso cento volte più di tutti gli altri club mondiali in questi ultimi dieci anni) e sul compro-il-campionissimo e mando via tutti gli altri e’ disgustosa e perdente: in questi anni il Real Madrid non ha mai vinto una Coppa dei Campioni e ha portato a casa un terzo dei titoli di Liga del Barcellona. Come se non bastasse, tutti i presunti campionissimi comprati sono personaggi immaturi e volgari (Cristiano Ronaldo, Fabio Cannavaro, Karim Benzema…), pessimi idoli dei ragazzini;

5. il Barcellona, al contrario, rappresenta una gestione del calcio basato sullo sviluppo dei proprio giovani. I campioni del Barca sono sempre cresciuti nelle giovanili della squadra catalana;

6. i tifosi del Barcellona sono particolarmente creativi (nel video, un famoso episodio successivo al trasferimento di Figo dal Barcellona al Real Madrid, vissuto come un tradimento dai tifosi del Barca: durante la partita Barcellona-Real Madrid stagione 2002-2003, corner per il Real Madrid sotto la curva del Barcellona. Figo va a batterlo, ma i tifosi del Barca fanno un inferno. Dagli spalti  viene lanciato di tutto. Tra le altre cose, anche una testa di un maiale, simbolo del tradimento, che finì non molto distante dal giocatore. Figo è uno dei calciatori più odiati in Catalogna).;

7. il Barcellona ha come sponsor l’Unicef. Il Madrid ha bwin;

8. il Barcellona gioca, senza dubbio, molto meglio. E’ la squadra più spettacolare che io abbia mai visto all’opera;

9. ho la maglietta del Barcellona (annata 1996 Ivan De la Peña), che peraltro indossai dopo l’eliminazione dei catalani dall’Inter di Mourniho in Coppa Campioni (con un goal regolare di Pique’ al 90′ annullato dall’arbitro). Ora avrebbe molto senso indossarla nuovamente non appena il Barca eliminerà una delle italiane in questa edizione della coppa;

10. i miei migliori amici spagnolo sono tutti tifosi del Barcellona. Ci sarà pure una ragione.

Era uno sport dignitoso

Quand’ero bambino il calcio occupava una parte significativa della mia vita. Mi riferisco al calcio passivo, più che a quello attivo: conoscevo a memoria i nomi di tutti i giocatori di serie A, compresi quelli dei bidoni aquistati a inizio stagione che poi non avrebbero giocato neppure una partita. Perfino il loro allenatore, a un certo punto, si dimenticava di loro. Io no, io mi ricordavo di Winstone Bogarde fino alla fine.

Tuttavia, per una scelta precisa dei miei genitori (che allora maledissi come la più grande ingiustizia nella storia dell’umanità, mentre oggi rivendico come splendida decisione educativa) non avevamo la televisione a casa. La Champions (che allora si chiamava Coppa dei Campioni) non mi interessava più di tanto. Ma il campionato, quello sì che lo volevo seguire: se Winstone Bogarde scendeva in campo io dovevo essere il primo a saperlo. E così, dopo accese trattative giungemmo ad un accordo tanto dettagliato quanto il Patto di Versailles. I miei genitori avevano diritto a portarmi in montagna sia il sabato che la domenica. Il sabato mi sarei perso l’anticipo (tutto sommato sacrificabile: di solito giocavano le squadrette come il Piacenza o la Cremonese), a meno che non giocasse il Milan di cui ero, allora, convinto sostenitore. La domenica saremmo andati in gita, ma alle 15 in punto dovevamo essere nella macchina di papà, dove io potevo ascoltare Tutto il Calcio Minuto per Minuto. Read the rest of this entry »