Lorenzo & his humble friends

The fool doth think he is wise, but the wise man knows himself to be a fool

Tag: francesco palermo

Fare politica

C’è una lettera molto bella scritta da Francesco Palermo in questi giorni. Lui è il senatore eletto quattro anni fa nel collegio di Bolzano, brillante professore universitario e collega delle meravigliose Martina, Alice e Verena all’EURAC di Bolzano. La lettera inizia così:

La prospettiva di candidare per un nuovo mandato in Parlamento mi lusinga e mi onora. Significa che persone che stimo ritengono che abbia svolto bene il difficile compito in questa legislatura. Per questo, nonostante fin dal primo giorno mi fosse chiaro che si sarebbe trattato di un’esperienza non ripetibile, ci ho pensato molto.

Tuttavia ci sono troppe ragioni di ordine personale, professionale e anche politico che mi inducono a non ripresentarmi. Tralascio le prime, pur importanti, perché relative alla sfera privata. Sul piano professionale, rappresentare i cittadini è l’onore più grande, e sono felice di averne avuto la possibilità. È stata anche un’occasione straordinaria per conoscere le persone, la società e le istituzioni. Non è solo un completamento essenziale per uno studioso di queste materie, ma anche una lezione di vita. Fa capire anche con quanta superficialitá si giudichino le scelte di interesse collettivo, e quanto ciò renda difficile trovare le motivazioni necessarie per un incarico così importante, che viene però svolto con modalità, linguaggi e liturgie che non mi appartengono. Leggi tutta la lettera qui.

Capirne qualcosa

Ai miei lettori che volessero capire gli aspetti che contano davvero nell’elezione del Presidente della Repubblica italiana vorrei suggerire tre fonti.

La prima consiste negli articoli del mio vecchio professore – laddove vecchio va intenso in senso cronologico e non anagrafico del termine, ça va sans dire – che a tempo perso scrive per il Sole 24 Ore. Qui trovate tutti gli editoriali di Sergio Fabbrini; ne aspetto altri nei prossimi giorni. Per intanto vi segnalo, nell’ordine, quello su come si é trasformata l’istituzione del Capo dello Stato nel tempo, quello sulle nuove priorità dettate dal momento, quello sul ruolo del Presidente nell’attuale scenario politico e quello su come le riforme dividono i partiti al loro interno. E’ evidente che questo approccio é rigorosamente politologico ed é per questo, forse, che mi piace tanto.

Francesco Palermo, invece, mi aiuta a capire il procedere della legislatura con i suoi appunti attenti ai contenuti. Vi consiglio di guardarvi il breve intervento sulle dimissioni del Presidente della Repubblica e le recenti annotazioni in merito al procedere dell’approvazione della leggere elettorale.

Infine, oltre al politologo e al giurista/insider, vorrei consigliarvi un giornalista: Francesco Costa, che mi aiuta a far chiarezza sulle strategie dei partiti e dei singoli politici in  questi momenti complessi. Vi consiglio la sua guida a come uscirne vivi e il breve ragionamento sui paradossi di Romano Prodi come candidato al Quirinale.

Questi interventi vanno al nocciolo delle questioni invece di perdersi in interminabili speculazioni. Serve una rigorosa capacità analitica per apprezzare il vero significato dell’agenda politica, il ruolo delle istituzioni e la portata sul lungo periodo delle scelte che vengono prese oggi. Ci sono solo poche persone che ci possono aiutare a recuperare questa capacità: per questo credo sia importante selezionare attentamente le nostre fonti di informazione.

Come fanno i turisti quando atterrano gli aerei

In Parlamento si applaude tantissimo. Ad ogni intervento scatta l’applauso, normalmente dei colleghi della stessa parte, ma spesso anche trasversali. Sono applauditi in modo fragoroso gli interventi infiammati, spesso seguito da fischi e urla di chi è contrario. Si applaude all’approvazione di un provvedimento, dopo le relazioni, le mozioni, e dopo i numerosi minuti di silenzio che si richiedono per ogni evento luttuoso o sua rimembranza. Un po’ come l’abitudine tutta italiana di applaudire ai funerali. L’Italia è un Paese emotivo e il suo Parlamento, purtroppo, ne è lo specchio.

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