Lorenzo & his humble friends

The fool doth think he is wise, but the wise man knows himself to be a fool

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Montalbano

Ecco un bel giro ciclistico di centotrenta chilometri di distanza e circa duemilacinquecento metri di dislivello fatto con Giallu attorno alla catena di Montalbano. Anticamente luogo di insediamenti etruschi; successivamente teatro della contesa tra Firenze (che sta a ovest), Pistoia (a est) e Lucca (ancora più a est); infine, riserva di caccia preferita dai Medici che vi fecero costruire svariate ville, e poi ricco terreno per la produzione del vino. Brevi incursioni su terreno sterrato, tanti ciclisti, vista splendida sulle pianure che circondano Firenze.

Chiesanuova-Cerbaia-Montelupo-Vitolini-San Baronto-Quarrata-Carmignano-Montelupo-Malmantile-Santa Maria a Marciola-Scandicci-Galluzzo.

Pisciotta e dintorni

Dopo la mia tradizionale tonsillite estiva, riparto per la Campania. Nicco ha trovato all’ultimo minuto un’offerta vantaggiosa per una casa a Marina di Pisciotta nel cilento campano: è destino ch’io passi una buona parte di questa estate in compagnia del buon cibo mediterraneo e della faccia del governatore De Luca.

A Firenze ci accomodiamo sulla Swift di Giallu: quella stessa Swift che tre anni fa abbandonammo all’altezza di Pistoia per una foratura. Il mio unico capriccio fiorentino: una schiacciata con pecorino e finocchiona.

Arriviamo veloci a Battipaglia, la patria della mozzarella. Da lì, entriamo nel parco del Cilento. Belle sensazioni, guidare qui. All’imbrunire siamo a Marina di Pisciotta.

Ci mettiamo alcuni giorni a scoprire come sia chiama la padrona della casa dove stiamo: lo facciamo tramite un personaggio bizzarro che vuole venderci il terreno circostante e che ci racconta una storia sordida alla David Lynch nella quale compaiono una suora, un monsignore, tante canne di bambù e un bracciante immigrato. Ad ogni modo, la terrazza della casa, è talmente comoda che praticamente non ci muoviamo da lì per quattro giorni.

Dopo qualche giorno ci raggiunge Fabio, che ha instillato in noi l’amore per queste terre in tempi non sospetti.

Marina di Pisciotta è il tipo di paese in cui si potrebbe facilmente passare un mese a scrivere un libro. Si mangia bene, la vista è conciliante, non ci sono grandi distrazioni, ma potete fare lunghe nuotate. Se siete bravi, potreste anche contrattare un’uscita in barca con i pescatori del posto. Noi non ci siamo riusciti.

Qualche chilometro più in alto c’è Pisciotta, un accozzamento di case forse poco pratico ma romantico.

A chi viene da queste parti raccomando una visita (breve) a Velia sulle tracce di Zenone e Parmenide. A me è piaciuto anche visitare placidamente Camerota, abbarbicata in altura, con case decrepite e un silenzio surreale. Ci siamo goduti anche un pomeriggio ad Acciaroli, dove ho ritrovato Roberto. Per arrivarci abbiamo fatto la strada della morte: i cartelli dicono che è chiusa per frana, ma il buon senso locale la vuole perfettamente percorribile, a patto di moderare la velocità.

Ripartiamo per destinazioni diverse: Fabio tramite Roma torna a Colonia, Nicco ed io transitiamo per Firenze, lui poi va a Londra, io a Neuchâtel, e Giallu se va verso Trapani. Siamo ancora molto mobili ma, ahinoi, certo meno sportivi di quando ci siamo conosciuti.

Drei Zinnen

In 2012 I resolved to hike with friends at least once every summer. It went well for a few years. Then, slowly but surely, the group started to shrink. Last year, Giallu and I were the only survivors.

This year, a lucky combination of two factors that are not entirely unrelated – Arianna’s joining the group and the popular desire to spend time outdoor after three months in a lockdown – revitalised our tradition.

Here we are, eleven of us, when we still thought we were stronger than the rain (spoiler alert: we were not). Giallu, Giacomo, Arianna, Carlo, Delina, Lorenzo, Ludo, Gabo, Anna, Dani. This year’s hike is on the Tre Cime di Lavaredo, die Drei Zinnen.

Fiscalina

We start at Hotel Dolomitenhof (1’465), Val Fiscalina, right next to Sesto. Even with thr clouds, this is a scenic valley. Only now I remember I used to go there as a kid. We do not mind the rain too much. The the trail becomes a little river and we do mind a little bit. At about 2’000 meters of altitude we start shivering. At this point, we mind the rain very much. The Rifugio Locatelli (2’450), our objective for the day, appears and then disappears in the fog. Nerve wracking. It is a good feeling to arrive in our room.

Just like last year, we spend much of the first afternoon napping. Dani overhears another group talking about a “magic room” where clothes and boots dry up quickly. We go on a treasure hunt. We find the room: it does not look that magic, but it is indeed a little warmer than all other spots in the hut.

We have dinner. Very good dinner. A healthy mix of vegetables and meat. Noted down for future hikes. Gloria and Emanuele join us from Brunico, enlarging the Florentine and Milanese sections of the group.

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We wake up on a glorious Sunday morning. Gabo walks triumphantly to the dorm: there is a magic flow of air in the magic room and all our clothes and boots will get dry in no time. It is a warm, powerful flow coming from the kitchen. Ludovica throws her boots right into it. Carlo tells the story of when he did the same as a kid and his boots broke apart shortly after because of the excessive heat. We all laugh.

The group splits. Some of us go for the via ferrata to Monte Paterno (Paternkofel, 2’440), others take the lower trail to Rifugio Plan di Cengia (2’528). It is a bright day, and we move up the rocks following the ‘Cling cling’ of our carabiners. Everything is simple and there isn’t much to say.

I took the photo of a bridge and next to it there are the ruins of an old bridge. When my parents did the same via ferrata in the 70s, they had to use the old bridge, which was pretty much like it is today.

From Rifugio Plan di Cengia we hike together to Rifugio Comici (2’224). There we lose Giacomo (who goes for the Via ferrata degli alpini) and Carlo (who has to be back for dinner). This is where Ludo’s boots break. No one laugh. We all think of Carlo.

We arrive to the car a little earlier than dusk. We head to Trento where we want to have a typical dinner. We reserve a table at La Gnoccata. When I ask for the tortel trentino, they tell me ‘Questa è cucina tipica emiliana, qui di trentino abbiamo solo il cameriere‘. And what a waiter. Wild, compassionate, garrulous. We will be back.

Capitali nella storia

Walter Benjamin intitola un suo libro ‘Parigi, capitale del XIX secolo‘. (Libro invero non straordinario: lo leggevo qui, ma ero piuttosto annoiato). In una breve corrispondenza con Giallu e Old Tom, ho chiesto loro quali potrebbero essere le capitali degli altri secoli.

Giallu dice che “è una domanda difficile, perché se parliamo di capitali dovremmo misurare la proiezione economica, quella sui costumi, e sull’immaginario collettivo. Collettivo occidentale immagino, perché del resto noi non sappiamo nulla. Poi su di un intero secolo e su un continente… per dire, l’egemonia culturale fiorentina a spanne dura un cinquantennio, e si chiude con la fine di quella italiana. Venezia è un mondo a sé. Parigi è una porcheria fino al ‘600“.

Old Tom, a sua volta, coglie la palla al balzo per demolire Lutezia: “per quanto riguarda il XIX secolo, Londra certo non meno di Parigi (sempre che il criterio non sia esclusivamente estetico). Nel XVII, farei fatica a non indicare Amsterdam“.

Siamo tutti d’accordo sul ruolo centrale di Bisanzio nel periodo antecedente al ‘600. Giallu infine chiosa, pleonastico come suo solito: “c’è una città, che senza alcuna potenza economica stava su tutte le mappe, senza eserciti e in cui nessun esercito poteva penetrare, che per vite intere ogni giorno stava su tutte le labbra, inaccessibile ma in cui tutti speravano un giorno di entrare. Quella città è Gerusalemme“.

Just a bunch of Englishmen

Niccolò chose the place, bargained for the house, and found the motivation to rein everybody in, including those he did not know previously – and there were many of them. Nico, Thomoose, and Tree flew in from Canada. So did Andrew, who landed in Paris shortly after new year’s midnight. Jasper signed in about a week before, just like we had expected of him; whereas Giallu committed in September and never wavered. Erik and Iris drove from Rotterdam. I flew with Arianna from Treviso. And we all met in Bordeaux.

I remember lavish meals, funky games (Les grammes de Bourdeaux), cold hikes around Saint Emilion, impromptu Dixit games, Jasper going blind with a stick, playing limbo with strangers, Chilean dances, Jasper baking bread, Tee making classy Old Fashioned, Giallu dignifying the Mapazzone (stir people’s culinary curiosity and put them to work), Iris’ write-a-poem competitions, melted Mont d’Or for breakfast, scooter hunting and racing on the cobblestones along the Garonne in four teams of two, La Mirabelle and its petrol blue for dinner.

Then Erik, Giallu and all of our two girls left. We made up for their departure going to la Dune du Pilat and taking our traditional January-swim. The title of this post comes from there: we asked a bystander to take a picture of us. She was quite amused and recorded a video instead, commenting at the very start of it: ‘We are at the Dune du Pilat and there is a bunch of Englishmen about to swim“.

Sweet side-memory of that day: the Jon & Roy & Stevie Ray Vaughan playlist.

2020: resolutions

Start and finish one cross country skiing race. Free ride on the mountains. Eat chocolate. Remember. Get a sketchbook. Polish up the archive of pictures taken over the last few years. Learn some German. Do some interviews for my research. Experiment with French cuisine in Jules Joffrin. Spend a week in Berlin with Arianna, Anna, Felix, Jonas. Update the blog regularly. Write letters. Organise something with Giacomo and Francesco. Volunteer. Hike on the mountains (via ferrata) with Arianna, Giallu, Nicco, other friends and family. Race a gran fondo. Spend time with Camilla and Isabella. Relaunch the Gingerello s.p.a. Go sailing. Play tennis.  Spend new year’s eve with the Canadians in Canada.

Pale di San Martino

Partenza da Neuchatel alle ore 14:30 di sabato 28 settembre. Arrivo a Trento alle 20:03. Ricongiungimento con Giallu alle ore 22:30. Riposo. Colazione a Trento alle ore 7.30. Ore 10.00 arrivo a San Martino. Seconda colazione a San Martino per evitare possibili crisi di fame. Funivia per il Rifugio Rosetta. Tosella a metà strada per ovviare al languorino di tarda mattinata. Inizio camminata alle 12:00, con un ritardo di circa tre ore sulla tabella di marcia.

Dal rifugio (2.581 m) prendiamo il sentiero 709 per la trista cima Fradusta (2.939 m) completamente avvolta nella nebbia. Da lì, calata al Rifugio Pradidali (2.278 m) con moto volvente rilassato. Arrivo alle ore 16:00 e salto in branda nel bivacco storico. (Quello nuovo, tutto in legno e vetri, è sigillato ermeticamente). Cena con Costantino e Sandra. Loro sono lì per festeggiare il compleanno di Costantino, a cui piacciono il karate, il tiro sportivo con la pistola, i bonsai e gli infortuni sportivi. A letto dopo esser stati raggiunti da due alpinisti tedeschi poco in vena di socialità.

Il giorno successivo alba spettacolare con sole riflesso sulle pareti circostanti. Partenza senza fretta e con qualche difficoltà nell’indossare l’imbrago. Via ferrata del Porton (un’ora e mezza con scaletta iniziale da brivido) e poi via ferrata Nico Gusella (un’ora e mezza, principalmente a scendere) con passaggio dalla misteriosa Forcella Stephen (2.650 m). Lunga marcia con graduale discesa ed impietosa risalita verso il Rifugio Rosetta, anticipata da un fugace quanto imprevisto ritorno al Pradidali per recuperare la torcia dimenticata in branda. Allungo finale verso Cima della Rosetta (2.743 m) e discesa a San Martino senza funivia, faccia alla bella valle. Ultimo tratto al trotto, approfittando delle piste da sci non ancora innevate: francamente sconsigliabile e possibilmente da non ripetere.

Se piove l’é maiala

Rain, cold, a bad accident, and the absence of many friends: the Gran Fondo Gallo Nero wasn’t great.

The weekend was saved by Giallu, Zio Stefano, and my parents who decided to drive down to Tuscany for a couple of days. Some things I will remember: the short stay at Bencistà; the ride from Florence to Greve on Saturday (photos below); the lonely house carved inside a castle near Cavriglia; il sabato del villaggio a Greve; l’Osteria Monte Murlo; the fog; Giallu staring out of the window on Sunday morning, pyjamas and mug: ‘It rains again. Well, I guess we can drive back home now. I know a good trattoria in Panzano‘.

And the race? The route was shortened down from 135 km to 85 due to the rain. Besides, it was suspended for about half an hour because of a bad crash. I rode at an average of 28 km/h and finished 334th out of 689 participants in 2:59:15 (3:23:31 counting the half an hour stop in the middle of the road). The organisation was pretty dreadful and I probably won’t sign up again.

 

Calvino, i primi topless e il dubbio: si può guardare un seno nudo? E come?

Un uomo cammina lungo una spiaggia solitaria. Incontra rari bagnanti. Una giovane donna è distesa sull’arena prendendo il sole a seno nudo. L’uomo, persona civile e discreta, volge lo sguardo all’orizzonte marino. Sa che in simili circostanze, all’avvicinarsi d’uno sconosciuto, spesso le donne s’affrettano a coprirsi, e questo gli pare non bello: perché è molesto per la bagnante che prendeva il sole tranquilla; perché l’uomo che passa si sente un disturbatore; perché il tabù della nudità viene implicitamente confermato; perché le convenzioni rispettate a metà propagano insicurezza e incoerenza nel comportamento anziché libertà e franchezza.
Per questo egli, appena vede profilarsi da lontano la nuvola bronzo-rosea d’un torso nudo femminile, s’affretta ad atteggiare il capo in modo che la traiettoria dello sguardo resti sospesa nel vuoto e garantisca del suo civile rispetto per la frontiera invisibile che circonda le persone.

Leggi tutto su Il Corriere della Sera; segnalato da Giallu.

Dialoghi e appunti tra Trento, Roma e Firenze

Una mattina di giugno alla fermata del bus anziano sale a bordo e saluta il guidatore: ‘Wella, direttore!“.

Al ristorante chiedo al cameriere se posso sedermi all’esterno. Lui mi risponde: “Puoi fare ciò che vuoi e io sarò il tuo schiavo“.

Al Giro d’Italia con Alvise, babbo, Giallu e Pietro tra Fonzaso, Croce d’Aune, Monte Avena, Pedavane e di ritorno a Fonzaso. Ci accampiamo con gli amici di Alvise che incitano in maniera indiscriminata spettatori e spettatrici che salgono in bici. Lo fanno sventolando davanti a loro mutandine di donna, sculacciandoli/le con due manine di plastica, versando loro del prosecco: “bevilo tutto!” oppure “e adesso lo finisci!” a seconda del momento.

Croce d'Aunia

Notte fonda al ritorno dal June Ball e trovo il solito fornaio all’opera in una remota bottega di via Boccaccio. Gli chiedo della schiacciata e lui me la regala: ho solo una banconota da cinquanta e lui non ha il resto. Due giorni dopo torno e trovo il suo collega. E’ quasi commosso che io sia tornato a pagare due euro. Loro si chiamano Mario e Sergio.

Francesco, Carmela e Costanza della Boutique della Pasta Fresca si ricordano ancora di me, anche se ci torno solo un paio di volte all’anno. Quando faccio per andare in bagno mi ricordano di chiudere la porta con delicatezza, altrimenti “gliela sbarbo“.

Un giorno cammino per il sottopassaggio delle Cure e mi godo l’Angelo che canta una litania napoletana accompagnato dalla fisarmonica. Sbucato alla luce mi trovo davanti Isah, che non vedevo dalla primavera del 2016. Lui era il venditore ambulante che sostava sempre davanti all’Antico Forno Guasti e con cui parlavamo di Roberto Baggio. Ci riconosciamo e parliamo di Danielo (Dani) e di Daniela (Jonas). Isah è molto contento, anche perché ora sta per partire per il mare dove farà la stagione – vendendo asciugamani. Ci siamo abbracciati.