Deuxième confinement

Niente più tramonti sontuosi e gemme fiorite sul vigneto di Montmartre, come questa primavera. Al loro posto, le corse si svolgono ora nel buio della mattina, con traffico ed escrementi ovunque (mi rivedo nel signore che si lamenta in una famosa canzone di Elio). Rispetto a questa primavera, lavoro più spesso in sala e con un secondo monitor portato, di contrabbando, dal mio ufficio svizzero. E’ raro che io lavori in cucina. Ogni tanto ci finisce invece Arianna, per i suoi consulti serali.

Non c’è più bisogno di stampare decine di auto-certificazioni: ora si può fare tutto tramite un’app sul cellulare. A proposito: ho un cellulare nuovo. Quello che avevo in primavera era rotto e non mi permetteva di fare praticamente niente, se non accedere a Whatsapp. Paradossalmente, rispetto al primo confinement ho smesso di giocare a Subbuteo online usando il cellulare di Arianna per vestire i panni del Peru contro Dani (Messico), Giallu (USA), Matte (Uruguay) e Fabio (Iran). Mi accorgo, però, di passare molto più tempo davanti a questo piccolo schermo luminoso.

Continuiamo ad essere fedeli clienti del verduraio di Montmartre e della pescheria, ma ci sono due importanti novità in ambito culinario. Primo: abbiamo iniziato a ordinare ortaggi tramite un sistema che si chiama La ruche qui dit oui. Secondo: frequentiamo assiduamente la boucherie Letort, anche se spesso non capiscono cosa dico. Una volta provavo a spiegare che volevo due pezzi di vitello e facevo anche il segno ‘due’ con il dito. Niente. C’è voluto il mio amico Martin, dietro, che ha detto ‘deux!‘ senza nemmeno abbassarsi la mascherina. Solo allora hanno capito.

C’è una nuova boulangerie all’angolo est della strada. Credo che l’obiettivo sia fare concorrenza a quella, frequentatissima, dell’angolo ovest. Per il momento non sta funzionando. Ogni tanto ordiniamo invece una pizza da Bijou e ricreiamo i ritmi delle cene al ristorante. Come scrive Tom Sietsema, ‘must maintain civilty‘ .

Facciamo sport al parco vicino casa, Square Léon Serpollet, assieme a Mario il nostro coach capoverdiano. Francamente si tratta di un tema troppo imbarazzante per parlarne oltre.

Un’altra novità importante di questo periodo è costituita dalla presenza poco discreta dell’anziana signora della casa accanto. Evidentemente questa signora non sta bene. Ci spiace per lei. Fatto sta che spesso urla. Questo succede solitamente verso le undici del mattino, le quattro del pomeriggio e le tre di notte. Il suo repertorio è ben consolidato: Oh Jésus, Maman, Ohi-ohi-ohi, Aidez moi s’ils vous plait, Ooooh. Solitamente bastano questi semplici intercalare per produrre una due-ore di urla senza pausa. Abbiamo chiamato un’ambulanza tre volte: vengono alcuni medici, constatano che la signora non ha preso le medicine, se ne vanno. Per noi questa signora è solamente una voce: non l’abbiamo mai vista e non possiamo bussare alla sua porta dato che sta in un palazzo diverso dal nostro. Non è la situazione ideale in cui trovarsi durante un confinement, diciamo.

Dopo un paragrafo dai toni assai cupi sarebbe il momento di rilanciare con qualcosa di divertente, sbarazzino. Invece no: ci tengo a dirvi che le piante comprate in primavera (basilico, rosmarino, timo, prezzemolo) sono morte. L’asparagina, comprata un anno e mezzo fa assieme a Giallu, quando eravamo a Le Grands Voisins, è morta pure quella. Prendendo atto di questa situazione, abbiamo allora cominciato a comprare alcune piante già morte, ma coloratissime. Andiamo in questa piccola boutique che si chiama Les Fleurs Sauvages. Fa strano, e così quintessenzialmente francese – con un tocco asiatico.

A proposito di sapori locali: sto sostituendo l’ascolto di Radio Fip con Tsf Jazz. Non credo durerà a lungo: c’è troppa pubblicità.

Il nostro consumo culturale è mediocre. Il teatro sotto casa, Théâtre des Béliers Parisiens, è ovviamente chiuso. (In settembre eravamo però riusciti ad assistere a uno spettacolo, Le porteur du temps, prima che chiudesse di nuovo). Non guardiamo più The Sopranos: al loro posto la quarta stagione di The Crown. (Siamo terribilmente appiattiti sui gusti delle masse). Continuo ad ascoltare il podcast di Barbero, ma ogni tanto ascolto anche le puntate sulle olimpiadi del passato dal podcast di Federco Buffa. Ho sostituito The Economist, troppo pesante, con The Guardian, più sbarazzino. Purtroppo ho smesso di ricevere (e dunque di leggere) il New Yorker. La grande lettura di questa primavera era stata il romanzo storico Gli Europei. Adesso invece mi dedico, senza eccessivo entusiasmo, a 4, 3, 2, 1 e all’Opera al Nero. Mi distraggo con gli sketch online di Una Pezza di Lundini.

Di Parigi mi mancano soprattutto le librerie (sono aperte, ma non si può entrare), le mostre, i bistrot, i caffé, le lunghe passeggiate, i parchi. Ogni tanto, però, riusciamo a vedere gli amici ed è veramente un privilegio: Martin, Emilien e Maja, Luca e Jimmy, Laurent e Emma, Baptiste e Jainna, Marco ed Estelle.

Bevo continuamente il té che mi ha regalato Henrietta dal Sudafrica. È a base di roobois e vaniglia. Mi chiedo come farò quando sarà finito.